Cirque Des Reves, Lisa presenta il nuovo EP

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Intervista con Lisa dei Cirque Des Reves, per presentare al pubblico il nuovo EP omonimo della band. Quanta fatica e gavetta c’è dietro al vostro EP d’esordio?
Infinita! Tanti anni, tanti palchi, tanti esperimenti diversi prima di raggiungere l’alchimia perfetta con questa formazione. Dietro ai Cirque des Rêves ci sono tanta fatica, tante delusioni e tante esperienze che fanno crescere. Poi da quando ci siamo riuniti nello stesso progetto tutto ha iniziato a scorrere a una velocità inaspettata. La magia della Musica….

Quali sono state le tempistiche per la composizione e la registrazione dell’EP?
Brevissime in effetti. L’EP è stato registrato due mesi dopo la prima prova insieme… avevamo voglia di concretizzare il nostro sogno e ci sentivamo pronti a metterci in discussione. I pezzi ci convincevano e abbiamo interpellato Max Gelsi che ha subito accettato di seguirci come produttore artistico definendo la nostra musica “senza tempo”.

Quali tematiche affrontate nel disco?
La tematica dei sogni impolverati e chiusi nei cassetti è sempre al centro del nostro messaggio. In ogni testo c’è un incitamento a liberarli e lottare per realizzarli a prescindere dall’età o dalla condizione storica attuale. Vediamo ogni giorno tanta rassegnazione e tanta frustrazione nelle persone che incontriamo, la gente ha smesso di sognare e di lottare per qualcosa di più grande. Il mondo si sta ingrigendo e tornare a sognare e a combattere per quello in cui crediamo ci arricchirebbe e riporterebbe un po’ di colore.

Quali sono le vostre principali influenze? Quali invece gli artisti e le band a cui vi ispirate?
Ognuno di noi sei ha un background molto diverso e artisti di riferimento molto differenti. All’interno del progetto ci sono influenze folk, indie, classiche, jazz, brit pop e metal. Siamo molto diversi anche caratterialmente, ma ci completiamo e riusciamo a non influenzarci mantenendo sempre la nostra identità all’interno dei pezzi. La musica ha il grande potere di unire le differenze e i Cirque des Rêves ne sono un esempio.

Come mai la scelta di utilizzare tre lingue differenti?
Il testo nasce solo successivamente all’arrangiamento e si lascia ispirare dall’atmosfera che si è creata. A quel punto, così come non abbiamo un genere all’interno del quale limitarci non abbiamo nemmeno una lingua. I generi e i confini sono invenzioni umane che poco hanno a che fare con l’arte. I nostri pezzi sono un po’ come figli… nascono da noi ma hanno una loro personalità che può essere in francese, in inglese, in italiano o in qualunque altra lingua ci parlino.

Com’è la situazione della musica emergente Campana? Band, spazi, eventi…?
La situazione della musica emergente è uguale un po’ in tutto il territorio… difficile e poco supportata ma credo che le cose facili siano finite da molto tempo (e la musica non è mai rientrata nell’ambito del “facile”). C’è tanta bella musica inedita sui palchi dei locali piccoli e fatiscenti ma poca voglia di ascoltarla anche da parte del pubblico, ormai abituato a vederla in TV. C’è da rimboccarsi le maniche più di prima e lottare ogni giorno, ma questo in qualunque settore. Sono convinta però che se una cosa si vuole veramente e si è determinati ad ottenerla le porte si aprono ancora. Niente è impossibile.


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