Collettivo Mazzulata: riscoprendo le radici a suon di “ratafolk”

Dalla provincia di Varese arriva un gruppo interessante, che sta riscoprendo le radici della musica tradizionale italiana, fondendole con generi musicali moderni e ottenendo un risultato coinvolgente ed originale.
Outune.net ha contattato Gio Rossi, batterista e fondatore del Collettivo Mazzulata per capire meglio chi sono questi ragazzi e qual è la loro proposta musicale.

Come nasce il progetto “collettivo mazzulata”? Trovo l’utilizzo del termine “collettivo” piuttosto particolare.
Inizialmente si trattava di un progetto didattico, di riscoperta della nostra musica popolare. Poi, successivamente, ho convocato i giovani musicisti che avevano maggior talento e creatività. Per dar vita al Collettivo. Quanto al nome, che nulla ha a che fare con realtà legate magari ai centri sociali, indica semplicemente un gruppo di lavoro. Proviamo, studiamo e lavoriamo tutti insieme. Poi scegliamo la formazione che si esibisce ai concerti.

Da quanti elementi è composto il collettivo? Mi presentate i membri della band?
Siamo mediamente in 11, anche se ai concerti ci esibiamo in 7/8. Alice Rossi e Sarah Tisba alle voci, Emiliano Romano al sax e coretti, Massimo Testa alla fisarmonica, Freya Nichisolo alle percussioni e coretti, Carlo Grazioli chitarre e banjo, Francesca Morandi e Cesco Marchese al basso, Marco Mengoni e Pino Li Trenta alla batteria e poi io, Gio Rossi, solitamente alla batteria o al piano, che scrivo e arrangio i pezzi, con la complicità della band.

Di chi è stata l’idea di prendere pezzi della trazione popolare italiana e riarrangiarli?
E’ partita da me. Ho iniziato con “Sciur padrun dalle belle braghe bianche” e “Sciuri sciuri”. Li ho arrangiati, ho visto la gente ballare e divertirsi e da lì è partito il progetto.

Cos’è di preciso il “ratafolk”? Chi ha ideato questo nome? Da dove arriva?
Non sapevamo come chiamare la nostra musica, che è un misto tra tradizione italiana, non solo folk, e hip hop, blues, new orleans, salsa e altri stili. Per cui, abbiamo deciso di coniare un nome nuovo, e l’idea è venuta a Freya, la percussionista, che ha messo insieme “Ratatouille” e Folk. Un minestrone di Folk…

La vostra proposta musicale è molto particolare. Che ritorno avete dal pubblico italiano?
Chi ci ascolta pare innamorarsi della cosa, forse perché suscitiamo un senso di appartenenza. In fondo suoniamo le nostre tradizioni e il pubblico lo percepisce benissimo. Tra l’altro, è divertente vedere nonni e nonne cantare i testi e divertirsi insieme a ragazzini che ballano. E’ musica “transgenerazionale”, se mi passi il termine…

Vedo sulla vostra home page che avete partecipato anche a importanti festival esteri. Com’è accolta all’estero la vostra proposta musicale?
Anche troppo bene, al punto di suscitare qualche dubbio: ci capiscono meglio all’estero? I promoter dei folk festival italiani non sembrano (per ora) interessarsi a quello che facciamo, mentre all’estero ci considerano una band italiana che fa cose italiane, per cui siamo “gli originali” e non l’ennesima copia di qualcos’altro. In Croazia è addirittura venuta la TV nazionale a vedere cosa stavamo combinando. Abbiamo avuto anche delle bellissime e dettagliatissime recensioni su due autorevoli web-magazine: Folk Roddel (BE) e Folk Forum (NL).

Quali sono i vostri progetti per il futuro? State lavorando a del nuovo materiale? Leggo, sempre dal vostro sito, di un progetto che prevede la fusione fra ratafolk e musica classica. Volete dirci di più?
Abbiamo già provato a fondere classica e ratafolk, utilizzando una sezione di archi, una di fiati e scrivendo arrangiamenti appositi. Ne è venuto fuori qualcosa di totalmente nuovo, che ha avuto un fortissimo riscontro nel pubblico. La realizzazione di un nuovo concerto e di un video che documenti tutto è tra i prossimi obiettivi. Stiamo cercando i fondi…

Al MOA di Cernobbio vi abbiamo potuti ammirare alle prese con la realizzazione dal vivo di una colonna sonora per un cortometraggio muto. E’ stata un’esibizione molto interessante. Avrà un seguito anche questo
tipo di progetto o si è trattato di un esperimento isolato?
Non è un esperimento isolato. Lo avevamo già fatto al Twiggy di Varese, per conto della Filmstudio90. Ci diverte molto e amplieremo il progetto, proponendolo come alternativa al classico show.

Siamo alla fine dello spazio a disposizione, c’è ancora il tempo di un saluto ai lettori di outune.net. Dove possono trovare informazioni sulle vostre attività?
Siamo presenti sul web praticamente ovunque: Facebook, MySpace, YouTube. Comunque, tramite il nostro sito si trova tutto e abbiamo anche una Mailing List apposta per i sostenitori, basta andare qui: www.collettivomazzulata.com
Per intanto, ringrazio il magazine per l’intervista e invito tutti a seguire gli sviluppi futuri. Noi creiamo, pensiamo elaboriamo instancabilmente, ma voi seguiteci, ok? Mica di perdersi qualcosa…

Corrado Riva

Condividi.