Cor Veleno: “Vedere un quartetto d’archi che suona sul rap è incredibile”

I Cor Veleno sono ormai delle colonne portanti dell’hip – hop italiano, in pista da più di un decennio. Sentiamo cos’hanno da dirci Primo, Grandi Numeri e Squarta a proposito del loro ultimo album, “Buona Pace”, senza tralasciare altre considerazioni sparse.

Il cambio di direzione espresso nel sound dell’album è frutto di una decisione sofferta o prestabilita oppure di una naturale maturazione artistica?
Non sapremmo come fare per decidere preventivamente una via come quella di “Buona Pace”…è stato il proseguimento della strada iniziata nei 90 o lì intorno, con tutte le valigie che avevamo dietro, le foto, i ricordi…il tutto condiviso con qualche amico in più…amici che suonano basso, chitarre, batterie umane…coi quali ti trovi a scrivere dritto allo stesso modo di come quando scrivi su un loop, ma con un panorama sonoro diverso, più ampio e colorato, dove col tempo capisci come stare più comodo, e ti permetti finalmente di comunicare tutto te stesso, senza remore di etichette o provenienze.

Quanto è personale il crossover che si apprezza all’interno dei brani? Non pensate sia rischioso mettere insieme così tanti echi musicali diversi in un unico disco?
Parlare di echi è bello per questo disco! Proprio perché se arrivi a un punto in cui la tua musica si sente forte per manifestarsi nella sua totalità, lo fa perché ha una matrice e un’impronta riconoscibili, un modo tutto suo, e un’identità forte, che non si perde in quegli echi, ma si propaga per arrivare meglio!

Come credete verrà accolto questo disco dai vostri fans della prima ora?
Non abbiamo idea…certi amici intimi affezionati magari di più al nostro passato ci stupiscono, mostrandoci il loro alto gradimento del disco…non ce lo aspettavamo e siamo contenti proprio perché continuano a riconoscere il Veleno anche quando passa oltre il recinto e ridisegna il suo perimetro…e questa sensazione si sta allargando anche fuori da Roma, ogni volta che andiamo a suonare le storie nuove.
Quindi la prima ora è già suonata da un pezzo, siamo quasi alla fine delle lezioni, e possiamo a breve andare a fare macelloooo

La vostra personalità e il coraggio si esplicita a nostro parere nella titletrack, in “Sto Cor Veleno” e in “Falso”. Qual è invece secondo voi il pezzo (o i pezzi) più rappresentativo dell’intero full length? Quale vi ha richiesto più fatica in fase di composizione/registrazione? A quale vi sentite invece più legati personalmente?
Ogni pezzo di “Buona Pace” rappresenta vari significati del titolo stesso del disco, c’è la visione della pace data in pasto per tenere buone le bestie, c’è la ricerca della propria reale dimensione di pace, c’è il suo contrario nelle varie visioni di guerra, dalla guerra sociale, a quella dell’amore, a quella generazionale, a quella vera di chi muore lontano da qui che siamo fortunati, a quella delle sfide quotidiane da vincere…e ogni pezzo ci tocca in maniera diversa, e ci rappresenta dal lato sonoro ed esteriore a quello più intimo ed emotivo…pezzi come “Anche più facile”, “Spezzami l’anima”, o “Quello che verrà domani” ci smuovono mondi interiori giganteschi ogni volta che li suoniamo, forse scomodi da trasportare, ma ancora più coinvolgenti e appaganti una volta veicolati nel suono. “Sto Cor Veleno”, “Buona Pace” e “Falso” ci portano nell’altra dimensione dell’album, dove una certa presa di coscienza ci può servire per sopravvivere al contesto sociale…qualcosa che ci dà una mano a sollevare certi pesi.. La registrazione di questo disco, specie in brani dove abbiamo inserito gli archi dal vivo, contrabbassi, fender rhodes, hammond, moogs e compagnia bella, è stata più complessa, e ha richiesto più tempo…noi abbiamo imparato nuove cose nel momento stesso in cui le abbiamo trasportate al Rugbeats Studio…ma vedere un quartetto d’archi che suona dal vivo sul rap è un orgasmo senza pari, e tutto il tempo speso e l’impegno per stare sempre sui pezzi è stato già totalmente ripagato dall’ascolto di quello che abbiamo ora tra le mani.

Dopo diversi anni di carriera si possono tirare delle somme: siete in grado di identificare il momento più alto e il momento più basso della vostra carriera?
Secondo noi questa roba è fatta sempre di alti&bassi, ne fanno una caratteristica importante…c’è un amico nostro che nel 91 cantava ‘oggi alle stelle, numero uno…dopodomani non ti caga nessuno!’…e la cosa non è calcolabile né inquadrabile nelle statistiche…in quest’ottica abbiamo imparato che più vai su e più devi essere preparato a cadere da altezza maggiore, in modo da non rompere tutto nell’impatto, e poterti rialzare e ricostruirti rispetto ai tuoi tempi di reazione…poi possiamo dire che “Rock’n’Roll” il primo album dei Corve ha impiegato 1 anno a vendere le prime mille copie, e invece “Buona Pace” ne ha vendute 2 mila e 500 nei primi 3 giorni di pubblicazione…ma sono solo esempi, tempi diversi, altre avventure…di base la musica è fatta di incognite che però si rivelano sempre ogni volta che lei si rivolge a noi per essere suonata in giro

Come giudicate l’attuale situazione delle discografiche italiane che affidano oramai totalmente la propria strategia di marketing e di vendita quasi esclusivamente ai talent show televisivi?
Abbiamo notato che i Talent contengono davvero tante personalità artistiche valide…solo che il tutto viene livellato quando passa per le discografiche che non sanno più come fare a stare in piedi. Siccome non ci sono più quelli che vanno in giro a sentire la musica nuova nei posti dove si suona, ma lavorano 4 ore in ufficio e poi vanno a casa, allora forse per comodità li hanno messi direttamente nelle giurie dei Talent, in modo da ottenere tutto in ‘catena di montaggio’, dallo scouting, alla produzione al lancio…se ci fai caso queste attività, che fino a ieri avevano uno sviluppo consequenziale, oggi avvengono quasi contemporaneamente e nello stesso studio televisivo, con tempi che possono tritare una canzone e un personaggio nel giro di uno spot…ma alla fine sono solo riflessioni e opinioni, e constatazioni…alla fine magari ci sbagliamo…alla fine 20 anni fa tutti dicevano che Ambra era solo una ragazzina vuota, schiava dell’auricolare di Boncompagni, esaurita nel giro di poco…invece oggi ha dimostrato a tutti di essere una grande attrice, bella, brava, preparata, e longeva.

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