Daniel Merriweather (Press Conference)

Simpatico e spensierato, così si è presentato Daniel Merriweather in conferenza stampa. Venti minuti piacevoli trascorsi con un artista sulla rampa di lancio come pochi altri.

15 giugno 2009

“Ho impiegato otto mesi a registrare il disco “Love & War”, è stato un piacere lavorare con degli amici come Mark Ronson, lui aveva una sorta di debito con me e mi ha fatto da produttore dopo che avevo collaborato con lui sul suo disco precedente. Non penso che mi abbia influenzato molto nello stile o nelle composizioni, voglio dire sono cresciuto io come cantante e lui come produttore. Sicuramente una cosa che ha fatto è rompermi l’anima e farmi mettere un sacco di tempo per perfezionare e limare ogni cosa di questo maledetto disco che non finiva mai (risate, ndr)! Scherzi a parte, riuscire a realizzare un bell’album è facile se sei circondato da persone come lui, se collabori con Sean Lennon che è un chitarrista incredibile – credo ci sposeremo a novembre tanto lo stimo (risate, ndr) – e dai grandi musicisti che mi hanno segnato la vita: sono legatissimo a Jeff Buckley e a D’Angelo, mi sono ispirato a loro nello scrivere le canzoni del mio disco. Perché l’ho chiamato Love & War? Perché sono da sempre affascinato nel vedere il modo in cui gli opposti si attraggono. Basta guardare agli uomini e al modo in cui affrontano la vita di tutti i giorni, al modo in cui interagiscono e si scontrano tra loro!”

“Se ho notato differenze nel lavorare con un’etichetta indipendente o in una major? Devi credermi non ne ho notate molte! Ok ci sono più persone che si dedicano a te, molte cose sono organizzate in maniera differente ma a livello artistico la libertà che ho avuto nella creazione delle canzoni e nella registrazione del disco è rimasta la stessa. Anzi se non fosse stato così probabilmente il disco ancora non sarebbe uscito! Voglio dire che non riesco a immaginarmi troppo controllato da altre persone. Mi fa ridere molto vedere tanti artisti, anche grossi artisti, che vengono comandati dalle etichette e si muovono come burattini i cui fili sono mossi da manager e simili. Io voglio fare musica come se fossi nella mia cameretta, senza imposizioni o pressioni di sorta, altrimenti non riuscirei più nemmeno a scrivere.”

“I miei cantanti preferiti? Direi tutti quelli del soul americano, a parte loro direi Mike Patton! L’ho visto ieri sera proprio qui a Milano, non dovevo andarci perché dovevo riposarmi dopo una giornata pienissima, ma non ho resistito: è capace di cantare in qualsiasi modo, anche mentre recita o mentre corre, grandioso. Tra i miei ascolti c’è anche l’hip hop, apprezzo tantissimo Jay-Z, è il mio preferito in quel campo. Anche qualcosa di rock classico, in generale ascolto veramente tanta roba diversa, mi piace anche sentire canzoni diverse una dopo l’altra, amo la musica in generale, penso che sia una componente indispensabile nella vita di ognuno di noi. Se mi ha salvato? Sì sicuramente, la musica salva le persone in modi diversi ma c’è sempre nelle nostre vite. Quando ero giovane senza la musica sarei finito male, frequentavo brutti giri, avevo problemi con l’alcol e quando a 19 anni ho firmato il mio primo contratto discografico sono riuscito a riprendere in mano la mia esistenza.”

“Di mio sono un gran sostenitore dell’analogico, mi piace registrare in presa diretta, insomma sono legato a una vecchia concezione di musica. Tuttavia uso molto le nuove tecnologie, è vero che il file sharing illegale danneggia gli artisti e vendere dischi è diventato difficile, ma non posso dire che non sono favorevole a Internet e tutto ciò a cui è collegato. Voglio dire la rete è una delle cose più incredibili degli ultimi anni, puoi sentire qualsiasi tipo di musica attraverso essa, scambiare opinioni, contattare altri fans se non gli artisti stessi!  Fa parte dei tempi e bisogna accettarlo, magari capire come si può utilizzare senza fargli una guerra persa in partenza. Insomma anch’io quand’ero piccolo andavo dai miei amici ricconi a rubargli i cd e i dischi per doppiarmeli sulle cassettine, le ho ancora tutte! La differenza è che ora è tutto più a portata di mano, ma la base è sempre la stessa di allora.”

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