Daniel Svensson (In Flames)

8 aprile 2006

  (foto www.inflames.com)

Al termine di un piatto di lasagne, il batterista degli In Flames si è concesso alle nostre domande in occasione della gremitissima data italiana della band svedese.

“Sono stati molti gli elementi che hanno portato gli In Flames al successo in questi anni. Oltre a dare sempre il massimo in fase di registrazione, devi cercare di suonare il più possibile ovunque, cercando di coprire tutte le aree geografiche in cui il tuo nome va forte, cercando anche di andare dove non sanno nemmeno cosa suoni. La cosa più importante però è essere “no compromise” quando sei in fase di songwriting, evitare di piegarti a qualsiasi esigenza o pressione, sia che questa arrivi dall’etichetta o dai fans, devi sempre crecare di diventare o essere il leader nel tuo campo. Nel metal è difficile poiché ogni due anni ci sono trend passeggeri esattamente come nella musica mainstream: qualche anno fa c’era il nu-metal ed ora è sparito, ora c’è il metalcore che furoreggia e tra un paio d’anni sarà andato anche questo! E’ un errore imperdonabile accodarsi ai trends, non vai da nessuna parte così”

“E’ inutile dire che le labels rovinano la musica. Senza una grande etichetta dietro le spalle non fai strada. Ora abbiamo libertà d’azione in qualsiasi cosa riguardi il disco, l’etichetta pensa solo al resto del business, non ha mai imposto nulla alla band, davvero, benché molti pensano così. Anche quando raggiungi il successo però devi avere qualcuno che ti ricordi che devi comunque volare basso, continuare a lavorare e non pensare mai d’essere arrivato. Molte bands hanno avuto problemi con l’etichetta, noi saremo eternamente grati per la fiducia incondizionata che ci diedero anni fa”

“Il nostro trademark è sempre stato aggressività mixata con la melodia, il fatto che in questo ultimo disco abbiamo voluto accelerare i ritmi e proporre un guitar work più intricato rispetto al passato, accanto alle solite escursioni elettroniche e ai ritornelli catchy che da sempre caratterizzano i nostri brani, ha creato una sorta di alone da best of che ha avvolto il nuovo platter, senza che noi volessimo che questo diventasse una summa degli In Flames.”

“Abbiamo perso dei fans ma ne abbiamo guadagnati moltissimi. Ce ne sono tanti che ci seguono a malapena da “Reroute To Remain” (2002, ndr) e che non sanno che originariamente suonavamo “Behind Space”. Tuttavia lo zoccolo duro di die-hard-fans non ha mai abbandonato la band. Siamo molto grati specialmente a loro, perché hanno compreso che suoniamo davvero ciò che sentiamo di suonare, per noi questa è una grandissima soddisfazione.”

“Vendiamo benissimo negli States, in Giappone andiamo forte così come in Germania. In Inghilterra abbiamo avuto ottimi riscontri con l’ultimo disco, mentre prima non venivamo seguiti molto. E’ innegabile che da qualche anno a questa parte la nostra popolarità sia in forte ascesa, qualcuno ha anche immesso sul mercato le nostre action figures! Non sono uno che si interessa di queste cose, posso anche avere un foglio di carta che mi dice che abbiamo venduto due milioni di dischi ma finchè potrò suonare nei club sold-out come stasera a Milano sarò contento, preferisco la gente in persona alle cifre”.

“Non sono un batterista tipico del metal, non punto su filler o passaggi impossibili a tutti i costi, sono uno che preferisce entrare al cento per cento nella musica piuttosto che farmi notare. Non mi piacerebbe se dicessero “i pezzi di questa band fanno abbastanza schifo ma il batterista è un grande”, credo che la capacità di adattarsi e riempire al meglio possibile un brano sia la cosa migliore da fare, ho sempre puntato a questo sin da quando ho iniziato ad ascoltare e a suonare musica.”

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