Dargen D’Amico: Milano è la mia metafora

Abbiamo fatto una chattata con Dargen D’Amico. Non voglio dargli una definizione di alcun tipo, ho inserito il suo ultimo lavoro tra i miei dischi del 2010 ma sta continuando ad essere tra i preferiti anche del 2011. Ascoltate “D’ parte prima e seconda” e poi ne riparliamo, se avete un cuore vi conquisterà e se non ce l’avete siete delle brutte persone. Un ringraziamento a Enrico Veronese e Marco Ricompensa di Blow up.

Partiamo con il video di “Odio volare”, raccontami un po’ come mai hai scelto questo brano e come sarà il video stesso.
Il video sarà una sorpresa, anche per me.
Nel senso che fosse per me video non ne girerei, il mio dovere artistico si esaurisce nella masterizzazione. Ma oggi i video sono necessari, e quindi con un po’ di buon senso ho scelto “Odio Volare”, per esclusione diciamo, con un minimo di pragmatismo.

Ok quindi la sensazione che tu ti diverta parecchio invece a fare il pappone americano in “Ma dove vai” è sbagliata? Tutta scena?
E’ tutto relativo, sei in una parte, poi pappone per un giorno credo vorresti esserlo anche tu. Sbaglio?

Cacchio sì, hai indovinato. Senti, collabori con Daniele Vit che è a molti sconosciuto e a pochi conosciuto come ex concorrente di X Factor. Come è nata questa cosa?
L’ho visto anche io su X-factor, l’ho televotato più volte e ho vinto il premio, si vincono anche premi televotando, la collaborazione.

Quindi un fortunato amico da casa ha vinto l’eliminato che gli arriverà a casa in gettoni d’oro; bella storia. Domanda personalissima con premessa necessaria: le canzoni possono essere verosimili ma non devono essere veritiere e poi chi se ne frega se parli di te, l’importante è che la gente ci si ritrovi etc etc. Però io ho paura di volare e ho spesso pensato mentre andavo in vacanza, anzi pregato, di non conoscere qualcuno che mi piacesse davvero…Questo pensiero può averlo solo chi davvero odia volare, no?
Non credo. I pensieri non sono di chi li ha e io passo la vita nelle teste degli altri.

Ok ok, comunque grazie mi sento molto rappresentata da quel brano.
Grazie a te allora, dai profondità al brano con la tua vita.

Già. Senti, parliamo invece del fatto che soprattutto con questa ultima doppia pubblicazione sei piaciuto un casino a quelli a cui non piace nessuno, soprattutto chi proviene dal mondo del rap, anche se poi non mi voglio addentrare nelle definizioni. Questa apertura è una cosa che hai cercato o è un effetto collaterale? Insomma ormai quando ci si ritrova tra persone dell’ambiente musicale non si può non dire ” Ah io adoro Dargen D’Amico”…
Io cerco di seguire alcune indicazioni che soprattutto involontariamente mi danno le persone che incontro, tutto il resto è un effetto collaterale. Ho delle cose da dire, cerco solo il modo per non dirle direttamente, probabilmente è una modalità che viene apprezzata da chi non vuole sentire direttamente.

Io ho inserito D’ parte prima e seconda come unico “prodotto” tra i miei dischi preferiti del 2010 per la classifica che facciamo ogni anno su Outune…
E lo è. Uscirà la versione fisica leggermente modificata con qualche inedito su di un unico cd.

Ok quindi per te in realtà è sempre stato un unico disco?
In realtà no, non esiste il disco per me esistono le canzoni. Non sono ancora in grado di fare un album coscientemente.

Per cui sono usciti separati per una questione discografica?
Per una questione stagionale, la parte prima calza estiva mentre la parte seconda autunnale. E’ soprattutto una questione di risonanze musicali perché il gusto credo sia comune.

Ok quindi ci hai anche detto che uscirà qualcosa di nuovo a breve…
Sì e vi dico anche di cercare il primo progetto Macrobiotics, intitolato “Balerasteppin”, un’operazione di tributo e riciclo musicale.

Parliamo di live: ti ho visto da poco a Torino all’interno di una serata parecchio connotata, però immagino che a prescindere dalle esibizioni con i Crookers ti capiti anche di esibirti in posti meno specifici. Il tuo spettacolo cambia in base alla location?
Tu ti presenteresti con la tuta da neve in piscina?
Io in realtà non mi presenterei con la tuta da neve neanche in montagna, ci si adatta ma si è sempre noi, non cerco il luogo perfetto per suonare, cerco il luogo perfetto per ricevere stimoli dall’esterno, e quelli non cambiano in base al luogo ma in base agli individui.

A proposito di Crookers pensi che la strada della collaborazione tra di voi porterà ad altro?
Chiaro, siamo amici da tempo.

Un gentile ascoltatore vorrebbe sapere quando e dove scrivi, in particolare se usi il computer o se vai di penna e foglio perché dice che non ti ci vede davanti a Word a riformattare da Calibri a Times New Roman.
Scrivo ovunque; uso solo georgia come font ma scrivo ovunque, sempre meno su carta ma per una questione ecologica, sempre più sul telefonino per una questione di comodità, sul computer sui quotidiani scrivo dove e come quando capita appunti numeri di telefono, è come se scrivessi tutto il giorno numeri di telefono.

Non hai quindi l’attitudine da impiegato di Nick Cave che si vanta di sedersi alla scrivania per otto ore al giorno…
Tu puoi sederti ma non puoi obbligare la mente a seguire un orario la mente lavora e tu trascrivi quando puoi.

Infatti non ci avevo creduto. Affinità e divergenze con il compagno Fibra?
L’affinità principale è che ci piacciamo artisticamente, le divergenze tutto il resto.

Ultima cosa che ti chiedo è il tuo rapporto con Milano. Diresti che è il tuo luogo dell’anima?
Sì è il mio luogo dell’anima ma anche metafora fisica di me, colore grigio io pallido però se sai cercare in entrambi trovi luoghi stimolanti.

La conversazione è andata un po’ avanti sull’opportunità di aggiungere o togliere, in generale, come stile di vita. Ma dato che Dargen preferisce la seconda opzione nulla più sarà scritto.

Claudia Piras

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