Dave McClain (Machine Head)

Un disco uscito un anno e mezzo fa, al quale è seguito un lungo tour, che porterà i Machine Head on the road almeno fino alla prima parte del 2009.

18 novembre 2008

Per gli abitanti del Vecchio Continente (Regno Unito escluso), l’occasione di vedere la band per l’ultima volta prima che inizi a lavorare al nuovo disco è proprio il tour insieme a Slipknot e Children of Bodom.
Incontriamo Dave McClain, storico batterista della band di Oakland, un paio di ore prima del loro concerto al Palasharp di Milano: intervista importante (fatta in tandem con Arianna Ascione di Musicametal/Blogosfere..  date un’occhiata a questo blog per leggere le sue domande), che contiene una succosa anticipazione sul prossimo, imminente, lavoro della band.

Siete in tour da più di un anno e mezzo, per promuovere il vostro disco “The blackening”. Credete di avere ancora qualcosa da dire dal vivo, prima di iniziare a lavorare ad un nuovo disco?

Il nostro ultimo disco è stato un nuovo inizio per la band, c’è un’alchimia tra i vari componenti della band che, per anni, non abbiamo mai avuto: si potrebbe dire che i Machine Head sono una band giovane, appena formata e con due dischi all’attivo. Fatte queste premesse, posso dirti che, sicuramente, abbiamo ancora tante cose da dire.

State pianificando un dvd-documentario, come fecero i Metallica in occasione del tour di supporto al “Black Album” (“A year and a half in the life of Metallica”, ndr)?
Sì, e ne farai parte, probabilmente. (In questo momento, Dave McClain ci indica un addetto alle riprese.. ai due intervistatori è sembrato un obbligo salutare la camera, ndr). Come hai visto, stiamo lavorando ad un’importante documentario su questo periodo che abbiamo fatto in tour. Qualsiasi cosa è successa, e succederà, vogliamo fare in modo che i nostri fan la possano vivere, non importa che sia bella o brutta. Lo scopo di questo lavoro è di far conoscere a chi ci segue tutto quello che ruota attorno ai Machine Head, sarà qualcosa molto simile a quello già fatto dai Metallica, già citato da te, o a “Rattle and Hum” degli U2. Ritengo sia una cosa molto interessante mostrare la vita di tutti i giorni di una band on the road.

Una piccola anticipazione di questo videodocumentario è il dvd bonus contenuto nella edizione speciale di “The blackening”. Cosa ci vuoi dire a riguardo?
È una cosa che volevamo fare da molto tempo. Questo materiale bonus è composto da alcune cover, delle b-side fatte nel corso degli anni e, soprattutto, tantissimo materiale video registrato nel corso degli anni: il concerto al Rock in Rio, festival nel quale aprimmo per i Metallica, quello da headliner al With Full Force in Germania. Inoltre, una buona parte dei video ufficiali degli ultimi anni. Questo lavoro è un vero e proprio regalo, che dedichiamo ai fan che ci hanno supportato per anni. Ci siamo sentiti soddisfatti a far loro un regalo di questo tipo.

Molte persone, dai fan alla stampa specializzata, considerano “The blackening” come un vero e proprio classico, anche se è uscito solamente un anno e mezzo fa. Qual è la tua opinione su questo pensiero comune?
È sempre bello quando la gente, e la stampa specializzata, apprezza i tuoi lavori. Abbiamo lavorato sodo con gli ultimi due dischi, raggiungendo importanti traguardi come il nostro primo Grammy e tante nomination come disco dell’anno nelle riviste e nelle webzine. Potrai immaginare che, per noi, è una grande cosa il fatto che la gente sia soddisfatta di quello che hai fatto, soprattutto se il materiale prodotto lo ritieni di alta qualità.

Siete stati parte del Mayhem Festival la scorsa estate. Pensi che festival come questi possano avere successo in Europa o sono festival tipicamente nordamericani?
Ho sempre pensato che l’Europa, da questo punto di vista, abbia qualcosa che gli Stati Uniti non hanno mai avuto: una serie di festival che sono nettamente migliori. Tutta la stagione estiva è dedicata ai festival all’aperto: tante band, bill totalmente diversi tra di loro, location affascinati. Sarebbe comunque bello provare delle esperienze simili in Europa, una cosa molto interessante; ma non credo funzionerebbe, proprio per questa tradizione di organizzare tanti festival molto diversi tra loro. Molto difficile che un singolo tour funzioni in Europa durante l’estate, proprio perché tante band cercano di inserirsi nei vari festival. Capirai che, per tantissime band, suonare in un festival di fronte ad 80000 persone è, dal punto di vista promozionale, come fare un intero tour nel Vecchio Continente.

L’ultima domanda è su un’opinione che la gente ha avuto nei vostri confronti per molti anni: in passato, infatti, molte persone ritenevano i Machine Head dei follower, una band che cercava di seguire i trend del momento. A posteriori, cosa ne pensi di questa (brutta, ndr) opinione che girava nei vostri confronti?
(Dave McClain si fa titubante ed inizia a starnutire per schiarirsi la voce, ndr) Lo sai meglio di me che la gente vede la musica come vuole lei. Come band e come musicista vuoi sempre provare cose differenti. Puoi confrontare “The blackening” con “Burn my eyes” e vedrai che questi sono due dischi completamente diversi: ora le nostre canzoni sono più lunghe, arrivando anche ai dieci minuti, e soprattutto abbiamo potuto soddisfarci come musicisti. Lo sappiamo bene che, in passato, molta gente ha detto stronzate riguardo alla nostra band e alla musica proposta, è una cosa che ha riguardato anche altre band che conosciamo. Personalmente, ce ne freghiamo di tutto questo e andiamo avanti per la nostra strada.

Nicola Lucchetta

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