David Haley (Psycroptic)

In occasione dell’uscita di Ob(Servant), abbiamo raggiunto David Haley, batterista degli Psycroptic. 

Come ogni album degli Psycroptic, Ob(Servant) è un mix splendido di tecnica, violenza, melodia, groove e molto altro… L’ennesima prova che non c’è nessuno all’interno della scena che suona come voi.

Grazie per i complimenti! Sì, sono d’accordo con te, abbiamo un sound molto personale… Joe (Haley, chitarra. Ndr.) scrive gran parte della nostra musica, e nessuno altro gli assomiglia nel modo di comporre. Durante la fase di scrittura non ascolta mai troppo metal, in modo da non essere influenzato da altre band, il che è una buona cosa. Noi cerchiamo di rendere il nostro materiale più groovy possibile, e renderlo catchy al massimo delle nostre possibilità… Suoniamo la musica che ci piacerebbe ascoltare, ed è bellissimo che la gente ci apprezzi così tanto.

Devo dire che questo nuovo disco ho dovuto ascoltarlo molte più volte, rispetto ai lavori passati, per poterlo inquadrare appieno. Tutto quanto è più complesso, anche se credo che la miglior qualità di Ob(Servant) sia la fusione di melodia e groove, con la parte più brutale del vostro sound. Sei d’accordo con me?

Molte persone ci hanno detto che il disco è più complesso, ma in realtà è un album più semplice e spoglio. Non ci siamo concentrati troppo sui riff, ma abbiamo esplorato i diversi elementi della nostra musica. E il groove è l’elemento principale, vogliamo creare riff che ti entrino subito in mente. Sta tutto nel rendere la nostra musica il più interessante possibile per noi stessi, e se gli ascoltatori la apprezzano, è un grande bonus. I nostri interessi musicali sono molto ampi, così possiamo mixare tantissime influenze.

A una prima analisi, mi sembra che Ob(Servant) sia una sorta di fusione tra i vostri due album precedenti, The Scepter Of The Ancients e Symbols of Failure. Le strutture intricate del primo, con la violenza del secondo, mantenendo comunque una precisa identità.

Ad essere onesto, non ascolto mai ciò che registro, quindi è difficile per me fare dei paragoni. Non avevamo in mente di suonare come quei due dischi, abbiamo solo scritto del materiale. Credo che questo disco sia senza dubbio il migliore che abbiamo mai realizzato, siamo molto eccitati di poterlo pubblicare e farlo ascoltare alla gente. Tutte le canzoni dell’album sono a sé stanti, rendendo il disco molto vario.

In Ob(Servant) però avete anche portato delle novità, come ad esempio in Initiate o A Calculated Effort, brani maggiormente atmosferici rispetto al vostro standard…

Sì, quelle canzoni sono leggermente differenti, abbiamo solo aggiunto nuovi elementi al nostro sound. Non vogliamo pubblicare lo stesso album ogni volta, quindi cambiare e aggiungere qualcosa è naturale per noi. Joe ha fatto un grandissimo lavoro nella scrittura dell’album, creando tanti riff killer con l’aggiunta di nuove idee.

Per quanto riguarda il cantato di Jason (Peppiatt. Ndr.) c’è stato un avvicinamento allo stile hardcore, esibendo meno growl e scream…

Ancora, si cambia per rendere la musica più interessante. Jason ha voluto che tutte le lyrics fossero chiare agli ascoltatori, per questo ha preferito uno stile più aggressivo, invece del solito cantato death metal. Siamo contenti del risultato.

Devo chiederti qual è la formula per inserire così tanti riff e cambi di ritmo nelle vostre canzoni senza mai perdere l’evoluzione del brano… Siete stati abili sin dall’inizio in questo, ma migliorate col passare degli anni.

Tutti i riff sono collegati in qualche modo, per questo rendono bene tutti assieme. Possono suonare simili o condividere le stesse note di altri brani, ma ci sforziamo per scrivere canzoni uniche, che non suonino mai come altre. Stiamo lavorando così da tanto tempo, quindi conosciamo il nostro processo di scrittura.

Quanto conta la tecnica per voi? Nonostante la complessità, riuscite a conferire ai vostri brani sempre un’anima, uno svolgimento organico… Avete una sorta di “red line” oltre cui non vi spingete?

No, non abbiamo alcuna regola per la scrittura. Se ci piace qualcosa la usiamo, se non ci piace la scartiamo. Ovviamente facciamo molto esercizio coi nostri strumenti, come è richiesto per questo genere, ma non cerchiamo di essere tecnici solo per il gusto di esserlo… Il feeling è la cosa più importante nella musica. Quando scriviamo una canzone, lo facciamo partendo dall’idea di scrivere qualcosa che piaccia a noi stessi, e credo che questo sia il modo migliore per produrre qualcosa di originale.

Domanda di rito: titolo e cover. Puoi dirci qualcosa a riguardo?

Il titolo è stato preso dalla traccia col medesimo nome, che tratta di un uomo che osserva tutto ciò che potrebbe fare nel tempo, ma è troppo debole per cambiare le cose, quindi diventa schiavo delle sue capacità, un servo. Raymond Swanland ha disegnato la copertina per noi, ha lavorato per la serie di giochi per pc Oddworld. Gli abbiamo spedito qualche testo e poche linee guida, lasciando a lui completa autonomia. Il risultato è pazzesco!

Un’ultima domanda sul vostro approdo alla Nuclear Blast. Di solito le grosse label non fanno sempre bene alla musica delle band estreme, avete avuto qualche condizionamento durante la lavorazione del disco?

La Nuclear Blast è stata molto gentile con noi, non avevano ancora ascoltato il disco quando ci hanno proposto il contratto. Non hanno posto condizioni per quanto riguarda la musica, abbiamo avuto il completo controllo creativo. Ci hanno fatto sentire il loro supporto e noi siamo molto felici di aver firmato per loro. È stato un grosso salto per noi, e siamo fiduciosi sulle loro abilità di piazzare il nostro album sul mercato.

Stefano Risso

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