Davide Van De Sfroos

Abbiamo raggiunto telefonicamente il cantautore comasco per chiedergli come vive questo momento eccezionale per la sua carriera e cosa sta preparando per il suo imminente tour teatrale.

28 ottobre 2008

Quanto ti aspettavi quest’ondata di successo che ha seguito la pubblicazione di “Pica”?
Onestamente un po’ d’ottimismo c’era, due anni dopo “Akuadulza” l’attesa era tanta, la gente scalpitava per avere un nuovo album e tutto girava per il verso giusto. Però devo ammettere che raggiungere il quarto posto della classifica italiana è stata una grande sorpresa. Girare con la band in così tanti posti in Italia, Sud e Isole comprese e trovare un così grande entusiasmo e una grande ricettività è stato veramente eccezionale!

Come vivi questa nuova situazione in cui sei molto noto anche presso il grande pubblico?
Bene direi, a parte la soddisfazione di esserci arrivato, devo ammettere che non mi crea nessun problema perché fondamentalmente non abbiamo cambiato quasi nulla della nostra proposta. L’esperimento ha funzionato, tutta la fatica e la passione che riversiamo su questo progetto insolito, esotico e particolare ha superato i confini regionali ed è letteralmente esploso. Dopo aver lottato per così tanto tempo per far capire che tutto questo non era semplicemente folklore ma il mio blues, il mio country, il mio modo di proporre storie vere e cantautoriali non trendy, non legate all’estate o alla ricerca del tormentone del momento, finalmente il messaggio è stato compreso. Nei dischi non ci sono pezzi corti o facili all’ascolto, narrano racconti reali e la gente deve prendersi il tempo per ascoltarli bene e a lungo, è una grande soddisfazione aver raggiunto così tante persone mantenendo il proprio marchio di fabbrica.

E il tuo zoccolo duro di fans della prima ora, come vive ora questo tuo nuovo “status”?
I fans che si sono da subito schierati dalla nostra parte, quelli che hanno fatto di tutto per farci arrivare a più persone possibili, sono assolutamente felici di quanto abbiamo fatto. D’altra parte io non ho tradito le aspettative o ho cambiato la mia musica, tutt’altro, quindi la base si è espansa costantemente e c’ha permesso di arrivare ad alti livelli.

Cosa puoi dirci delle prossime date allo Smeraldo di Milano e del tour teatrale che sta per partire?
Le due date allo Smeraldo presenteranno questo tour teatrale di quaranta date. E’ un’esperienza che mi affascina e che non vedo l’ora di iniziare, suonare in questi luoghi al chiuso dove la gente è seduta e rimane silenziosa e attenta a tutto quanto succede sul palcoscenico è qualcosa di nuovo. Chiaro non si può saltare, non si può bere la birra, non si può urlare ma bisogna lasciare spazio solo alla musica e anche per quanto possibile all’arte teatrale dell’improvvisazione, dell’interazione con la platea raccontando qualche aneddoto, leggendo qualche poesia e interpretando i pezzi in un modo più intimo. Saranno felici i fans che volevano sentire da sempre qualche pezzo che era difficile riproporre dal vivo in altri contesti, parlo ad esempio del Libro del Mago, del Prigioniero della Tramontana e via dicendo. La dimensione acustica e unplugged, anche se qual cosina di elettrico potremmo fare, darà a tutto ciò un’atmosfera particolare e molto adatta ai racconti che porteremo nei teatri.

Riceverai la Targa Tenco per il miglior album in dialetto, che significato ha per te questo riconoscimento?
E’ molto importante perché significa continuità, è un riconoscimento che dà sicurezza ed è una gigantesca pacca sulla spalla che arriva dal “club Tenco”, ovvero un posto da cui sono nati molti musicisti che hanno fatto la storia della canzone d’autore, significa ricevere un altro segnale d’incoraggiamento e una conferma molto importante di quanto stai lavorando bene.

Non posso esimermi dal chiederti un parere sull’attuale situazione del nostro paese, tra crisi economica, proteste e quant’altro…
Eh, caro mio, già quando era uscito “Pica” avevo risposto a molte domande simili dicendo che io sono assolutamente ateo politicamente. Questo non perché io sia uno scellerato o uno che si disinteressa di queste questioni, ma perché non mi riconosco in nessuna forza politica attuale e non mi sento rappresentato in alcun modo. Io faccio spesso l’esempio della barca che affonda e nella stiva ci sono 20 remi, 10 a sinistra e 10 a destra. Le persone che occupano i posti anziché remare nella stessa direzione per salvare la barca, si prendono a remate e si scannano. Intanto bisognerebbe pensare a raggiungere una spiaggia, avendo un minimo di sicurezza, possiamo stare a vedere chi si deve sedere a destra o a sinistra e in che direzione vuole remare, ma in un momento come questo la politica è il ring in cui si scontrano due fazioni, anziché il campo di lavoro in cui dovrebbero lavorare due fazioni. Chiaramente non dico che sia una cosa facile fare politica, ci son di mezzo lo stato sociale, l’economia, la scuola, un sacco di cose ma da quanto vedo non mi pare ci sia nemmeno la volontà di salvare il salvabile.

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