DDG Project Chaos e l’anti-genere

Scritto da Jacopo Casati il 18 giu 2012

DDG Project è un’idea artistica che nasce e si sviluppa intorno al compositore e produttore Davide De Gregorio. Una realtà che spazia dalla musica alle arti visive, senza barriere creative, culturali o di genere. “Chaos” racchiude sonorità che vanno dallo spaghetti western all’acustic dance fino all’alternative rock-blues, in un mix di linguaggi e culture musicali che creano “l’anti-genere”: il “chaos”. Quali sono state le tempistiche di realizzazione di questo progetto? “DDG: L’idea del progetto era in incubazione già nel 2008. ma sono stati decisivi due incontri : quello a Londra con Cora Coleman e Josh Dunham e quello con il mio attuale produttore, Gianluca di Furia. I primi hanno dato il via artistico al progetto, il secondo mi ha concretamente messo in condizione di realizzarlo.”

Quanto tempo hai impiegato a registrare il tutto? “Circa tre anni, tra messa a fuoco del progetto , composizione delle canzoni  e scelta del repertorio , viaggi vari  nelle città dove ho registrato (Londra, New York, L’Avana, Athens) sessioni di registrazione, di mix e mastering, ho “sfornato” il primo “capitolo” del DDG PROJECT, con grande soddisfazione, consapevolezza e convinzione.”

Riesci a spiegarci meglio il concetto di “anti-genere”? “Anti-genere e’ un “escamotage” dialettico, e in parte anche una trovata ironica (leggerezza calviniana please!) , che credo renda bene l’idea di non voler essere classificati in generi precisi come “world” piuttosto che “pop” o “blues” o “reggae” e cosi’ via…  in inglese c’e’ una espressione fantastica,  usata spesso  in campo artistico ,per esprimere il bisogno di non essere chiusi in uno spazio definito e quando si dice “I don’t like to be pigeonholed” si intende appunto non amare  gli stereotipi e le definizioni classiche. Trovo che sia calzante per i miei progetti data la mia voglia continua di aggiornarmi e di mettermi in gioco trovando “soluzioni” espressive sempre differenti e cercando il fattore “sorpresa”.”

Quali sono stati i tuoi artisti e band di riferimento che ti hanno convinto a intraprendere una carriera nel mondo della musica? “Tenendo conto che nei riferimenti i passaggi sono vari e le folgorazioni si trasformano in affetti, amori profondi, passioni “parziali” per alcune parti del repertorio, simpatia personale per l’artista , ispirazioni, abbandoni etc., tento con una mini-lista dei preferiti (e’ infinita ma provo a dartene una credibile a gusto mio): David Bowie, David Byrne, Kings of Leon, Quincy Jones, REM, Mars Volta, De Andre’,Battiato,Lorenzo Jovanotti, Depeche Mode, Zucchero, Led Zeppelin, Pink Floyd, Mozart, Bach, Tori Amos, Manu Chao, Fela Kuti, Bob Marley, Sting, Steve Wonder, Nina Simone, Prince, Peter Gabriel, Damon Albarn, Placebo, Adele, Susanne Vega, Ben Harper, Radiohead…”

Hai una carriera ultra decennale, riesci a individuare un momento migliore e uno peggiore in assoluto nel corso di tutto questo tempo? “Il migliore per me e’ senza dubbio quando mio fratello, tanti anni fa, “accese’ un mutuo con il suo primo stipendio per aiutarmi a comperare le prime attrezzature per mettere insieme le idee musicali che avevo in testa e non potevo assemblare: tastiera, computer,chitarra, basso,casse monitor…per quanto riguarda  il peggiore non saprei, visto che tendo a “pensare positivo” e a non dare peso agli eventi negativi e trasformandoli e riciclandoli sempre in energia “pulita”…risposta ecocompatibile direi no? E, stavolta senza ironia,  aggiungo che la ecocompatibilita’ e’ un argomento fondamentale e assolutamente prioritario per la sopravvivenza del nostro  pianeta sul quale non abbassare mai la guardia!”

Come vedi la situazione del music biz in questo contesto storico, sociale ed economico attuale? “E’ un momento difficile per tanti motivi e senza dubbio credo ci sia, per l’industria musicale , bisogno di cercare continuamente modi per rinnovarsi e per trovare soluzioni migliori del manifesto contro la  “criminalizzazione” del download gratuito  e le battaglie per il copyright che non trovano attenzione ma anzi, a volte stimolano la ribellione e il desiderio di “trasgredire” etc. La ricerca di spazi , tempi e strategie per vendere il prodotto musica , per il music biz sono determinanti. La musica leggera non e’ necessariamente cosa futile , certo “sono solo canzonette” , ma le canzoni appunto , hanno bisogno di circolare , passare per le orecchie della gente , far canticchiare, gioire e produrre reddito per chi le fa, altrimenti il meccanismo si inceppa. Novita’ , creativita’ ,occhio alla contemporaneita’ e alle nuove frontiere e soprattutto continua evoluzione per chi fa musica e per chi gestisce la parte manageriale , credo saranno le chiavi per far “vivere”  il music-biz nei prossimi anni.”


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