Démodé intervista alla band

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Abbiamo avuto la fortuna di scambiare quattro chiacchiere con i Démodé, giovane e promettente band friulana che può rappresentare un’ancora di salvezza per tutti coloro che ricercano nella musica qualcosa di più di un mero prodotto di consumo. Buona lettura.

Come nascono i Démodé? Come vi siete conosciuti e come vi è venuta l’idea di questo progetto?
Amicizie nate durante gli studi in conservatorio, jam session in garage di amici ed incontri più o meno casuali… il resto è il risultato del lavoro fatto nel corso degli anni: all’inizio non c’era un progetto definito, ma esclusivamente la voglia di fare musica assieme per poi ovviamente suonarla in giro.

Come descrivereste “Le Parole Al Vento”? Secondo voi quali sono i punti di forza di questo disco?
Le Parole al Vento” è un viaggio su una barchetta di carta in un mondo immaginario, senza una meta, con il solo scopo di godersi il viaggio. Questo nostro primo full-length racconta interamente il nostro suono che, fondendo stili ed esperienze musicali diverse, esprime una coerenza d’intenti anche in brani estremamente diversi, riuscendo a trasmettere la vivacità tipica dei live perché registrato in presa diretta. I punti di forza del disco sono le emozioni di chi lo ascolta, la qualità e la versatilità di una musica che può essere apprezzata indipendentemente dall’età o dai generi musicali con i quali le persone spesso si identificano.

Demode 2

Come è nato “Le Parole Al Vento”? E, più in generale, come nasce un brano dei Démodé?
I brani del disco sono una selezione del materiale che avevamo a disposizione, guidata dall’idea di rappresentare le tappe di questo nostro viaggio immaginario. Le composizioni Démodé nascono in diversi modi: il lato accademico emerge in brani come “Circense”, scritti nota per nota; altri, come “Unobanana”, derivano invece dall’improvvisazione e da un lavoro sinergico in sala prove. Tra questi estremi abbiamo trovato il nostro modo di lavorare, adoperandoci per fare dell’equilibrio la nostra bussola.

Com’è stata l’esperienza in studio? Siete soddisfatti del risultato finale?
Lavorare con Stefano Amerio di Artesuono è stata un’esperienza fantastica: è una persona preparatissima, con grande sensibilità musicale e una immediata memorizzazione della struttura dei brani che velocizza di molto il lavoro. Lo studio poi ci ha permesso di riproporre l’energia e la freschezza di un’esibizione live grazie al fatto che registravamo in presa diretta. Siamo davvero soddisfatti del risultato perché questo disco rappresenta il meglio di quello che siamo in grado di fare in un concerto, senza gli artifici che si sentono in buona parte delle produzioni contemporanee.

Leggi la recensione di “Le parole al vento”

Avete degli obbiettivi precisi come band, ad esempio diventare padroni del mondo, o no?
Fare un bel tour, magari nei teatri, e portare la musica Démodé a chi ancora non ci conosce sarebbe già uno splendido punto di partenza; c’è poi la speranza di poterci dedicare con più libertà alle composizioni, alle prove, ai concerti, alle prossime registrazioni…

Ci sono degli artisti con cui vorreste collaborare o confrontarvi?
In Italia ci sono delle realtà decisamente interessanti come Debora Petrina o i Calibro 35 con cui sarebbe splendido collaborare; su scala mondiale direi che Yann Tiersen o Frédéric Norel potrebbero essere dei colleghi stimolanti. Altrettanto interessante sarebbe instaurare altre contaminazioni in ambito performativo come abbiamo cercato di fare nella serata di presentazione di “Le Parole al Vento”.

Vi piacerebbe comporre una colonna sonora? In caso affermativo, di che tipo di pellicola?
Abbiamo realizzato recentemente la colonna sonora per il primo mini episodio di “Felici ma Furlans”, una miniserie in divenire sul rapporto tra l’uomo friulano medio e la felicità. É un mondo che ci affascina e, essendo esploratori delle contaminazioni, qualsiasi proposta può essere stimolo vitale e motivo di crescita.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate come band?
Dover fare tutto da soli soprattutto sul fronte promozionale, di ufficio stampa e booking. Per costruirsi dei contatti e farsi conoscere ci vuole tanto, tantissimo tempo fra mail, telefonate, ricerca di informazioni, scartabellamento di siti, ecc. Inoltre, organizzare concerti al di fuori della nostra regione a condizioni quantomeno accettabili non è mai facilissimo; fortunatamente siamo sempre stati ripagati dalla calorosissima accoglienza del pubblico!

Leggi la recensione del loro EP d’esordio

Qual è il vostro rapporto con la rete? Vi collocate fra chi la considera la rovina della discografia, fra chi ne loda la capacità di arrivare “laddove nessuno è stato prima” (specie un artista esordiente) o magari a metà fra queste posizioni?
Siamo grandi sostenitori della rete e di tutte le possibilità che offre, soprattutto vista la nostra condizione di autogestiti (vedi sopra)! Non possiamo non apprezzare la possibilità di venire facilmente in contatto con persone da luoghi ed estrazioni distanti, un grande vantaggio che le band pre-internet non avevano. Per quanto riguarda la discografia si è rovinata da sola: la totale mancanza di lungimiranza ha fatto sì che arrivasse prima il fiuto per gli affari di un celebre costruttore di tecnologia con il logo di una mela di tutte le major musicali. Non serve aggiungere altro.

Quali saranno i passi successivi dell’avventura Démodé?
Vogliamo continuare a fare buona musica, osare sempre in direzione del bello, del vero, della scoperta.

Spazio libero per saluti/ringraziamenti/annunci/pubblicità
Ci trovate su www.wearedemode.com, su Facebook, Twitter,  Bandcamp e MySpace! Mandateci qualche aeroplanino di carta, fateci sapere se anche a voi piace il liscio d’avanguardia.

Stefano Di Noi

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