Denise Dufort (Girlschool)

Devo ammettere che non capita tutti i giorni di poter intervistare band che hanno vissuto in prima persona la nascita e l’evoluzione di un genere. La ghiotta occasione si è manifestata in una serata autunnale, durante la quale, siamo stati raggiunti telefonicamente da Denise Dufort delle inglesi Girlschool, fuori con il nuovo disco intitolato Legacy. Buona lettura.

 

Trent’anni di rock’n roll al femminile, trent’anni di Girlschool: siete senza dubbio la band al femminile più longeva della storia del Rock, come ti fa sentire questo aspetto, è un peso oppure un qualcosa di cui essere fieri? 

E’ assolutamente incredibile riguardare il passato e pensare che siano passati veramente trent’anni, non posso che essere felice ed orgogliosa di quanto fatto nella mia vita.

“Legacy” è il vostro nuovo album e, per l’importante celebrazione, si avvale della partecipazione di personaggi che hanno fatto la storia del metal come Lemmy, Ronnie James Dio, Phil Campbell e molti altri. Come è nata l’idea di richiamare così tanti personaggi a collaborare? Una collaborazione così allargata è stata difficile da gestire?

La scelta può essere spiegata da due punti di vista. Prima di tutto “Legacy” vuole essere un disco celebrativo nel quale ci sembrava giusto invitare tutti gli amici che ci hanno accompagnato in questi lunghi anni e con i quali siamo cresciuti assieme. In ogni caso, nonostante i numerosi dischi pubblicati, non abbiamo perso la voglia di evolverci e di far crescere il nostro sound e la presenza di molti musicisti ci ha permesso di imprimere stili ed influenze diverse alle canzoni del disco. Il risultato credo si senta, “Legacy” è senza dubbio il disco più duro della nostra intera discografia.

Oltre alla maggior pesantezza dei brani, guardando indietro al passato quali sono le maggiori differenze rispetto ai vostri esordi?

Beh una delle poche cose interessanti quando invecchi, è che hai chiara l’idea di come sia cambiata la musica ed il modo di farla rispetto agli anni settanta. Quando riascolto oggi il nostro primo disco “Demolition” mi accorgo di quanto sia completamente diverso da “Legacy”. Eravamo molto giovani e pensavamo che la musica fosse un modo per dare sfogo alle nostre idee, alle nostre passioni. Ora la musica è la nostra vita e quindi è cambiato, negli anni, il modo di lavorarci: le allegre e scatenate ragazze sono diventate professioniste e questo penso che si senta limpidamente all’interno della nostra discografia. Si è evoluta anche la tecnologia che ci ha dato delle possibilità prima inimmaginabili

A tal proposito devo farvi i complimenti per la produzione. Vi assicuro che non ho mai sentito un suono tanto potente in un disco Hard’n Heavy.

Grazie mille per i complimenti che fanno assolutamente piacere anche perché il lavoro è stato molto lungo e meticoloso: volevamo il massimo. Comunque, per tornare alla tua domanda originale, credo che le principali differenze rispetto ai nostri primi dischi siano sostanzialmente dovute all’evoluzione tecnologica e del modo di far musica: noi siamo sempre le stesse ragazzacce di trent’anni fa. Forse abbiamo qualche ruga in più, ma ti assicuro che è l’unica cosa che è cambiata.

Durante la vostra carriera la line up della Girlschool ha subito molti cambiamenti mentre ora sembra che abbiate trovato un certo equilibrio anche da questo punto di vista. Hai ancora contatti con gli ex membri della band?

Siamo state principalmente amiche di tutte le ragazze che hanno fatto parte della nostra famiglia negli anni, ci teniamo in contatto. A memoria direi che durante la carriera le Girlschool sono state una decina e in un lasso di tempo così ampio credo sia comunque un turn-over ordinario; ci ha permesso quindi di avere rapporti duraturi e veri con tutte.

Tra tutti i dischi che avete fatto ce n’è uno che consideri particolarmente speciale?

Senza dubbio il disco che preferisco e a cui sono maggiormente legata è “Play Dirty” seguito a breve distanza propria da “Legaci” anche se come puoi immaginare non è una domanda facile a cui rispondere: ogni disco è legato a ricordi importanti della mia vita.

Ora ho una piccola curiosità: avete incontrato delle difficoltà nell’essere la prima band femminile in ambito rock metal?

Se devo essere sincera non abbiamo mai avuto problemi. Nonostante iniziammo a girare l’Europa già alla fine degli anni settanta devo ammettere che sono sempre stati tutti molto gentili con noi: musicisti, addetti ai lavori, impresari, fan: abbiamo avuto sempre molte carinerie che non potevano che farci piacere. Oltretutto abbiamo potuto fare tour con band del calibro di Motorhead, Black Sabbath e Rainbow, band che all’epoca erano all’apice del movimento e con i cui membri siamo sempre state legate da un’amicizia sincera e questo legame speciale ha fatto si che fossimo considerate semplicemente delle musiciste. Ecco se proprio devo segnalare qualche episodio all’inizio della nostra carriera è capitato che il pubblico ci volesse nude sul palco, ma questo fa parte del gioco anche perché rimandavamo spesso al mittente la richiesta (risata generale, ndm)

Avete avuto tanto spazio nella biografia di Lemmy (La sottile Linea Bianca, ndm). Vi ha in qualche modo permesso di avere maggiore visibilità?

Guarda ad essere sincera non l’ho letta, però devo dire che ne ho sentito parlare e mi ha fatto piacere sapere che Lemmy abbia ricordato con ironia alcuni dei momenti passati assieme. Per il resto, non credo che ci abbia permesso di godere di buona visibilità. Diciamo che il seguito di cui godiamo oggi è semplicemente il frutto di trent’anni di vita all’insegna del rock’n roll.

A proposito di trent’anni vissuti per il rock, devo ammettere che è incredibile la tua energia anche nell’affrontare una semplice intervista telefonica, complimenti.

Credo che la fonte di tale energia sia semplicemente legata all’importanza che la band ha nelle nostre vite, spesso spinte al massimo, ma nelle quali l’amore per la musica è rimasto lo stesso e la cosa meravigliosa è essere riuscite a trasformare questa passione in una vita reale, perché sia on stage che nella vita privata il rock è il motore della nostra vita.

Ora se sei d’accordo, per chiudere l’intervista, volevo chiederti se te la sentivi di dedicare un pensiero alla povera Kelly Johnson scomparsa lo scorso anno.

Certo Marco, ne parlo sempre volentieri perché Kelly è stata e sarà sempre una Girlschool oltre che una grande amica. Amica mia e di tutti i membri passati e presenti della band e alla quale non possiamo che dedicare “The Legacy”: senza Kelly non saremmo mai arrivate dove siamo e ora che Kelly non c’è più non possiamo che continuare a farla rivivere attraverso la musica.

Marco Ferrari

 

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