Dimmu Borgir: Silenoz e Galder ci parlano del nuovo inizio

In occasione dell’uscita di “Abrahadabra”, abbiamo avuto un breve scambio di battute videoripreso con Silenoz e Galder in quel di Milano, in una caldissima giornata di fine agosto.

Siete soddisfatti del vostro nuovo album, “Abrahadabra”?
Silenoz: “Siamo molto soddisfatti. Se non lo fossimo non saremmo seduti qui a farne la promozione. Siamo davvero soddisfatti e anche molto eccitati riguardo ad esso”.
Galder: “Si tratta di un album diverso rispetto a quelli che abbiamo scritto in passato. Abbiamo cercato di provare nuove soluzioni, e abbiamo lavorato duramente per mettere in musica nuove idee, quindi siamo naturalmente felici che tutto questo sia riuscito. Abbiamo anche utilizzato elementi che non avevamo mai sfruttato, come i cori e molti sample”.

In questo disco, ci è sembrato di sentire alcune reminiscenze da “Puritanical Euphoric Misanthropia” e “Death Cult Armageddon”, ma rilette in una chiave orchestrale/sinfonica: che ne pensate?
Silenoz: “Sì, sono d’accordo. Penso che alcune parti del nuovo disco siano una sorta di mix di questi due album, ma realizzati con maggior completezza, con un suono più grosso e potente. Credo che l’uso dell’orchestra e dei cori sia riuscito meglio, in modo più efficace nel nuovo lavoro; anche negli altri due non era male, ma in questo c’è un maggiore controllo del tutto”.
Galder: “E la componente sinfonica è anche aumentata. Nei dischi precedenti avevamo l’orchestra in una canzone in particolare, mentre adesso la stessa è presente in molte delle canzoni, cosicché il suo volume sonoro è aumentato”.

Come siete arrivati a collaborare con l’Orchestra della Radio Norvegese e con lo Schola Cantorum Choir? Com’è stato lavorar con loro?
Silenoz: “E’ stato davvero grandioso. All’inizio non eravamo convinti che l’orchestra potesse funzionare così bene, ma con l’aiuto di Gaute Storaas e dell’orchestra stessa è andato tutto per il meglio. Quando li abbiamo contattati sono stati molto eccitati per avere l’opportunità di poter suonare sul disco, e io ero molto curioso di vederli suonare le nostre canzoni”.
Glader: “Penso che sia l’orchestra più professionale con la quale abbiamo collaborato. Già al primo ‘take’ sapevano quasi sempre come suonare il pezzo, guardarli suonare è stato sicuramente molto interessante”.

La traccia d’apertura, “Xibir”, mi ha ricordato una sorta di versione strana e sinistra della musica di Hector Berlioz, il compositore francese: oggi, quali sono i vostri compositori preferiti di musica classica?
Glader: “Ascoltiamo un po’ di musica classica, e io ne ho ascoltata parecchia in passato, ma non credo che questa influisca direttamente sulla nostra musica…”
Silenoz: “No, anch’io non credo che sia così. Voglio dire, noi non prendiamo diretta ispirazione da nulla. Ovviamente, tu puoi essere ispirato da altri tipi di arte, non solo dalla musica, ma non copi da essi, al massimo li utilizzi per ideare qualcosa che sia la una tua propria creazione”.

“Abrahadabra” è un concept album? C’è un filo conduttore fra le varie canzoni? Quali sono i temi dei testi?
Silenoz: “Non si tratta di un vero e proprio concept album, però molte delle canzoni sono accomunate dallo stesso tema. L’idea che sta dietro a molti dei testi è il concetto di rinascita e reincarnazione, e questi concetti sono stati ovviamente pesantemente influenzati dalle opere di Aleister Crowley. Simbolicamente è connesso a quanto è accaduto alla nostra band: l’anno scorso abbiamo smesso di lavorare con due membri del gruppo, e adesso abbiamo ricominciato nuovamente. È come una sorta di rinnovamento, di rinascita”.

Quanto è cambiato il metal estremo dagli anni Novanta ad oggi?
Silenoz: “Ora c’è una maggior varietà di band: alcune di esse sono interessanti, altre no, è così che va. Più approfonditamente: se tu guardi al ‘technical extreme metal’ trovi alcuni gruppi interessanti, come i Necrophagist e i The Faceless, che mi piacciono, anche se preferisco roba più semplice e diretta, come la scena swedish death metal, oppure gruppi old school come Possessed, Autopsy, Death e simili. Provo ancora adesso maggior piacere ad ascoltare questi vecchi complessi piuttosto che molte delle nuove band”.
Galder: “In genere preferiamo tutti ascoltare i vecchi dischi dei nomi storici piuttosto che le novità degli ultimi anni. Non so perché, ma sono migliori”.

Stefano Masnaghetti

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