Dio Della Love

29 novembre 2007

 

 

 

Sull’onda dello strepitoso successo di “Ragazza MySpace”, il 12 ottobre scorso è uscito nei negozi italiani il primo disco del “Dio Della Love”, dal singolare titolo “Greatest Hits 2”, che la dice lunga sulla voglia di scherzare del gruppo, ma che nasconde temi inaspettati e di grande attualità. Noi di Outune abbiamo incontrato Alessandro Porri e Gigi Fazio, rispettivamente Bassman e Singer della Love.

Innanzitutto partiamo dal titolo, sicuramente inusuale per un debutto…
Gigi: effettivamente non capita tutti i giorni di trovare nei negozi un debutto con tale titolo. Il fatto è che avevamo talmente tanti pezzi pronti, che abbiamo raccolto i migliori da pubblicare, di conseguenza si tratta di un vero e proprio greatest hits, perlomeno secondo il nostro modesto parere…

Quindi se l’avete chiamato “Greatest Hits 2” significa che il volume uno l’avete scartato!
G: No, significa solamente che potremmo farlo uscire dopo il volume due. Poi abbiamo già pronta la Platinum Collection e un disco di duetti.

Un pezzo che mi ha colpito è sicuramente “Basta Con La Musica Italiana”, soprattutto perché molto attuale e riguardante un problema davvero sentito dai musicisti italiani.
G: Sì, come avrai intuito ci piace parlare delle cose che ci stanno a cuore utilizzando molto l’ironia, che pervade l’intero album. Il problema della musica italiana è reale, non è solo una lamentela dei gruppi giovani che non riescono ad emergere.
Alessandro: Le radio italiane trasmettono per la maggior parte della giornata musica straniera, con una percentuale che non ha riscontri nel resto d’Europa. In Francia, per esempio, gli artisti locali godono di ottimi ascolti proprio perché vengono considerati molto di più che nel nostro paese. La musica francese non ha nulla di più della nostra, è solo trattata meglio.

Parliamo invece di “Ragazza MySpace”, il pezzo che vi ha fatto fare il grande salto. Per il video avete deciso di scegliere le protagoniste proprio sul sito che vi ha reso celebri.
G: Sì, ci sembrava giusto “rendere omaggio” alla ragazza tipo di MySpace, che alla fine noi prendiamo un po’ in giro, ma bonariamente, senza cattiveria, anche perché lo riteniamo un mezzo di comunicazione davvero innovativo.
A: Inoltre abbiamo notato che, paradossalmente, MySpace è molto più utile ai gruppi emergenti rispetto a quelli già affermati, poiché la gente è più portata ad andare a cercare musica nuova piuttosto che ascoltare cose che potrebbe trovare dovunque. E questo mi sembra un aspetto da non sottovalutare.

Non pensavo di trovare così tanti stili musicali sul vostro album. Quali sono i vostri modelli, se ne avete, e quali le influenze sul vostro modo di fare musica?
G: io ascolto qualsiasi tipo di musica, dai cantautori al rock estremo, basta che mi dia qualcosa. A volte mi trovo ad ascoltare una canzone solo perché mi colpisce la melodia altre volte invece i testi fanno la differenza. Certo, a volte mi colpisce una melodia, poi mi accorgo che il testo tradotto dall’inglese è ridicolo e quindi mi cadono le braccia…
A: anche io da questo punto di vista sono molto vario. Magari amo di più il Funk o i pezzi più ritmati, ma faccio poche distinzioni. Chiaro che nel gruppo ognuno ha una propria predilezione, per esempio il nostro chitarrista è il metallaro del gruppo.

La Warner vi ha messo limitazioni di qualche genere su musica e/o testi?
A: Assolutamente no, da nessun punto di vista e questa cosa è straordinaria. Se ci pensi ci ha permesso di iniziare l’album, dal nome già fantasioso, con un pezzo come “Tanga Spaziale”, che dal punto di vista musicale è una botta e da quello del testo…

Un’ultima domanda: da dove nasce il vostro nome?
G: Grazie per la domanda, sei stato gentilissimo! (…, ndr)

L.G.

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