Dirk Sauer (Edguy)

Nell’attesa di trovare nei negozi il nuovo ed attesissimo disco degli Edguy siano stati raggiunti telefonicamente, in una fredda serata autunnale, dal simpaticissimo chitarrista degli Edguy, Dirk Sauer. Buona Lettura.

 

Ti va di raccontare al pubblico italiano quello che troverà all’interno di “Tinnitus Sanctus”?Prima di tutto vi dovete aspettare un tipico disco degli Edguy. Questa premessa, seppur pare scontata, mi sta molto a cuore in quanto nelle numerose interviste fatte fino ad oggi mi è stato spesso rinfacciato un cambio radicale di sound. Di certo “Tinnitus Sanctus” è un album molto originale fatto di sano Rock’n Roll, ma anche molto potente e con la tipica musicalità che ha da sempre contraddistinto i nostri lavori.

Personalmente mi sembra che il sound sia un’evoluzione di quanto fatto da voi sino ad ora. Dopo aver pian piano abbandonato il tipico power metal sound ed esservi spostati su territori Heavy più classici ora con questo vostro nuovo lavoro siete andati alla riscoperta dell’Hard’n Heavy.

Sinceramente abbiamo solo cercato di rendere i brani molto più diretti rispetto al passato senza però dimenticare la melodia che è il nostro marchio di fabbrica. Per rendere il sound maggiormente aggressivo abbiamo, ad esempio, accantonato l’uso delle tastiere e lavorato duro nella fase di produzione. Siamo molto orgogliosi e felici di quanto fatto e siamo certi che “Tinnitus Sanctus” diverrà, in futuro, un punto di riferimento all’interno della nostra discografia.

Lo scorso anno ho intervistato Tobias durante il promo day a supporto dell’ultimo capitolo degli Avantasia e quando gli chiesi del nuovo album degli Edguy lui mi anticipò che sarebbe stato una sorta di figlio naturale di “Hellfire Club”, o meglio che dopo lo scarso successo di “Rocket Ride” sareste ripartiti dal suo predecessore per sviluppare il nuovo sound della band. E’ stato veramente così?

Direi che in certo senso si possa dire così. C’è una sorta di filo logico che lega questi due album, così come si può dedurre anche dall’artwork, mentre dal punto di vista del suono volevamo riproporre la stessa potenza e lo stesso impatto di “Hellfire Club” però aggiungendoci una maggior componente cachty.

Una sorta di sintesi della vostra musica: la potenza di “Hellfire Club”, unita alle melodie del passato.

Esattamente, diciamo che questa tua analisi è quando avevamo in mente quando stavamo lavorando a “Tinnitus Sanctus”.

E’ stato difficile per te e per gli altri membri della band lavorare al nuovo disco mentre Tobias era impegnato con il terzo capitolo del progetto Avantasia?

Assolutamente  no, anzi il fatto che Tobias avesse pianificato altri importanti impegni non ci ha fatto perdere tempo e abbiamo lavorato molto velocemente al nuovo materiale iniziando a scrivere i pezzi subito dopo la fine del Tour di “Rocket Ride”. E’ stato un processo molto fluido e naturale che ci ha permesso di scrivere la musica che volevamo in un tempo relativamente breve. Il vantaggio di essere una band formata da amici ormai rodati da anni di lavoro assieme ci ha anche permesso, una volta entrati in studio, di lavorare in maniera estremamente veloce sapendo perfettamente ciò che ognuno di noi doveva fare. Quindi non solo non è stato un problema l’impegno di Tobia con gli Avantasia, ma anzi è stato un forte stimolo per tutti i componenti della band.

Ora, guardando al passato della band, quali credi siano le principali differenze tra “Tinnitus Sanctus” ed i vostri primi lavori?

Prima di tutto ero molto più giovane ed avevo molti più capelli (risata generale, ndm). Però, parlando seriamente, credo che l’evoluzione degli Edguy sia principalmente dovuta alla nostra crescita come musicisti e come persone. Abbiamo imparato molto negli anni e questa evoluzione penso sia ben evidenziata dalla nostra musica: agli esordi avevamo un sacco di idee, ma poca dimestichezza con il mondo musicale mentre ora sappiamo esattamente come muoverci e come lavorare in maniera professionale. In particolare è stato l’aspetto live che ci ha permesso di imparare molto e, tornando a “Tinnitus Sanctus”, abbiamo cercato di renderlo ricco di quella positiva energia che contraddistingue le nostre esibizioni dal vivo andando in controtendenza in un mondo musicale in cui, specialmente nel nuovo millennio, si ricercano suoni molto puliti andando a dar vita al nostro amato “Rock’n Roll Kicking Ass Power Metal Sound”.

Credo che una delle chiavi del vostro successo sia quella di essere diventate delle vere star senza esservene accorti, riuscendo quindi a rimanere i soliti mattacchioni di sempre. Sei d’accordo?

Assolutamente sì e sono molto orgoglioso di essere pazzo. Però devo dire che la nostra pazzia è solo figlia del fatto che siamo persone felici: in un mondo sempre più difficile noi siamo tra i pochi che fanno il lavoro dei loro sogni. Questo è il vero aspetto alla base della nostra allegria che, semplicemente, è il mezzo attraverso il quale esprimiamo la nostra gioia. Il giorno che perderemo la nostra allegria vorrà dire che la musica ed il suo mondo saranno diventati semplicemente un lavoro.

Questo aspetto devo dire che è molto forte durante le vostre esibizioni live, la vostra data milanese di supporto a “Rocket Ride” è, in tal senso, assolutamente indimenticabile.

Me la ricordo benissimo, uno degli show più divertenti che abbiamo mai fatto. Tobias era scatenato ed il problema è che non riuscivamo a spegnerlo (risata generale, ndm).

Parlando del tour, siete pronti per la trasferta statunitense in compagnia dei Kamelot?

A dire il vero non sono molto pronto. Mi rimane solo domani per preparare le valigie, salutare gli amici e poi correre a prendere l’aereo. Anzi al momento ho sparsi per la stanza un sacco di vestiti, ma nonostante questi piccoli inconvenienti sono sicuro che ci divertiremo molto e che tutta andrà molto bene: sarà un modo speciale per celebrare la fine del tour di “Rocket Ride”.

Bene, involontariamente  hai risposto ad una mia altra curiosità: quindi non di tratta di una sorta di warm up dell’imminente tour di supporto a “Tinnitus Sanctus”?

A dire il vero non lo sappiamo nemmeno noi. Ufficialmente sono le ultime date del tour precedente, ma dubito che riusciremo a resistere alla tentazione di proporre il nuovo materiale dal vivo.

Bene Dirk, per me è tutto e vorrei lasciare a te l’ultima parola se vuoi dire qualcosa ai vostri fan italiani.

Prima di tutto grazie a te Marco per l’intervista. Per quanto riguarda i fan non posso che augurarmi di vedervi numerosi sotto al palco quando a gennaio verremo a Milano, ma soprattutto vorrei ringraziarvi per il costante affetto con il quale ci seguite.

Marco Ferrari

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