DM Stith

Abbiamo incontrato David Stith durante la promozione del nuovo lavoro “Heavy Ghost”, ecco cosa c’ha raccontato.

29 gennaio 2009

Ho letto che la tua è una famiglia di musicisti? Sono stati loro ad accenderti la passione per la musica? Come ti sei avvicinato ad essa, e perché hai scelto questa forma d’arte?
DM Stith – Non sono stato io a scegliere la musica come espressione artistica privilegiata. E’ vero che sono cresciuto in una famiglia molto musicale; mio padre è un direttore di banda, mia madre è pianista, ed entrambe le mie sorelle sono cantanti d’opera. Ma da ragazzino mi sono sempre rifiutato di suonare davanti al pubblico, perché ero veramente molto timido: crescendo ho iniziato a suonare pianoforte, tromba e chitarra, ma sempre da solo, senza mai calcare un palco. Così, in realtà la mia prima vera scelta è stata dedicarmi alle arti visive, in particolare il disegno, e alla scrittura. Solo pochi anni fa ho iniziato, quasi per caso, a comporre e a scrivere musica. Ma all’inizio si è trattata di una faccenda privata. Amo la musica, e in fin dei conti si è trattato di un ritorno ad una vecchia passione, a qualcosa che nella mia infanzia ho sempre respirato. Ma non posso parlare di scelta nel vero senso della parola.

Hai dei modelli musicali di scrittura? Quali sono i tuoi gruppi, i tuoi musicisti preferiti?
DM Stith – Ce ne sono moltissimi! Amo la musica, e ascolto molti generi diversi. Tra i 14 e 16 anni ero un grande fan dei Sonic Youth, li ascoltavo davvero tantissimo; e poi David Byrne e suoi Talking Heads. E poi ancora Björk e Vic Chesnutt. In tempi più recenti mi piacciono molto artisti come Mary Margaret O’Hara, una cantante canadese dalla voce molto interessante e particolare; poi Nina Simone, Caetano Veloso, Violeta Parra, una cantante cilena, Patsy Cline…ecco, ultimamente credo di concentrare la mia attenzione soprattutto sulla voce, più che su ogni altro strumento. Ascolto sempre anche molta classica, specie contemporanea, in particolare autori come Steve Reich e Philip Glass. Ah, mi stavo dimenticando Sufjan Stevens, che oltre ad essere un grande artista è anche un mio ottimo amico!

 
La tua musica è immersa nella spiritualità. Come si adatta questa con l’ambiente religioso in cui sei vissuto?
DM Stith – Sicuramente c’è una forte influenza di questo aspetto nella mia musica. Ho abbandonato la musica da bambino, fondamentalmente perché non volevo esibirmi: e gli spettacoli li facevo insieme alla mia famiglia, in chiesa. Non credo che questo sia dipeso dalla chiesa stessa, semplicemente non volevo suonare in pubblico: così incidentalmente mi sono allontanato dalla comunità di cui facevo parte. Però adesso che sono ritornato a fare musica, ho notato che la chiesa e il Cristianesimo fanno sicuramente parte dei miei ricordi, e sono strettamente legati ai miei primi passi come musicista. Non me lo sarei aspettato. Aggiungo anche che quando mi siedo a comporre una canzone, o a registrare un pezzo, non pianifico mai quello che sto per fare: lascio semplicemente che le cose accadano, sia in ambito prettamente musicale sia in ambito lirico. In quest’ultimo senso è interessante, per me, vedere come in queste occasioni alcune tematiche cristiane si affaccino nei miei pensieri in modo del tutto spontaneo. In modi differenti: a volte non strettamente cristiane o religiose, ma più genericamente spirituali. Comunque nella mia vita attuale la religione, intesa in senso stretto, non ha più molto posto: penso molto spesso agli insegnamenti di Cristo, questo sì, ma non leggo la Bibbia né vado in chiesa.

Per registrare il disco di debutto hai fatto tutto da solo o ti sei fatto aiutare da qualcuno?
DM Stith – Mi è sembrato di aver fatto tutto da solo, ma in realtà Shara Worden dei My Brightest Diamond, che ho conosciuto a New York ed ora è una mia grande amica, mi ha insegnato veramente moltissimo in fatto di registrazione di un disco. Per il mio album ho utilizzato anche molte mie personali sperimentazioni, ma avevo anche molti dubbi e domande da farle, a cui lei mi ha sempre puntualmente risposto: da come utilizzare i microfoni in maniera corretta a come programmare gli strumenti di registrazione. Mi ha anche passato una copia di pro tools, un software molto utilizzato per la produzione di musica. Anche Sufjan Stevens mi ha fornito parecchie diritte per migliorare il disco: in particolare mi ha spronato ad utilizzare il piano, così sono andato da lui a far pratica e a registrare le parti di questo strumento. Insomma, entrambi mi sono stati di grandissimo aiuto per migliorare il mio debut album. In ogni caso la maggior parte delle registrazioni le abbiamo effettuate nel mio appartamento.

Ho notato un po’ di differenze tra l’ep (Curtain Speech) e il disco (Heavy Ghost). Nel primo erano contenute una manciata di canzoni che, nonostante una linea emozionale comune, erano molto eterogenee come ispirazione. Mentre nel disco trovo un’uniformità generale. Come se avessi trovato e focalizzato la tua strada. Che ne pensi?
DM Stith – In realtà sia le canzoni di “Curtain Speech” sia quelle di “Heavy Ghost” sono state composte e registrate nello stesso periodo. Successivamente sono andato a San Diego, per lavorare con Rafter Roberts nei suoi studi di registrazione, che sono veramente fantastici. Lì abbiamo mixato 18 canzoni, esattamente quelle che compaiono nei due lavori. Quindi sono tutte nate nello stesso momento. Solo dopo abbiamo pensato di escluderne alcune, per ridurre la lunghezza di “Heavy Ghost” e renderlo più compatto: quelle escluse sono andate a formare “Curtain Speech”, che in poche parole è un’estensione del lavoro principale. In questo senso sì, il full – length può apparire più uniforme perché ho cercato di inserire canzoni che potessero connettersi meglio le une con le altre, che avessero un’atmosfera generale piuttosto simile. Ma si tratta comunque di brani scritti nello stesso periodo.

Farai un tour? Come sarà organizzato il live? Ti accompagnerà qualcuno?
DM Stith – Lo stiamo organizzando adesso. Probabilmente prima suonerò in America, poi tornerò in Europa verso maggio. Sinceramente non so ancora come verrà organizzato, né ti posso dire di preciso quali date farò e dove suonerò. In ogni caso adesso sto provando con due musicisti, e credo che li porterò con me anche in tour. Si tratta di polistrumentisti, in grado di cantare, suonare chitarra, basso, batteria e altro ancora. Spero di riuscire ad organizzare dei buoni spettacoli.

Stefano Masnaghetti, Luca Freddi

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