Dregen (Backyard Babies)

 

1 agosto 2008

Anticonformisti ma con un grande rispetto per la musica e per il rock & roll. I Backyard Babies tornano in scena con un disco che ha tutte le carte in regola per accontentare gli amanti del genere: abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il leader Dregen. Buona Lettura.

Inizierei con una domanda un po’ particolare e riguarda, più che la vostra musica, la vostra immagine che è senza dubbio molto trasgressiva e provocatoria: quanto vi riconoscete nel famoso motto “Sesso, droga e rock’n roll”?
Onestamente è una domanda molto difficile in quanto faticherei a dirti con quale motto e quale stile ci possiamo identificare, noi ci definiamo semplicemente persone che amano il rock’n roll e che vivono per suonarlo dal vivo e ad alti volumi.

A proposito di suonare dal vivo, vivete da sempre on the road, cosa ci puoi raccontare delle vostre ultime esperienze?
I concerti sono andati sempre piuttosto bene, specialmente l’ultimo, ricco di soddisfazioni, e devo ammettere che dopo un anno passato a riposarci, passato a scrivere il nuovo materiale e a registrare il nuovo disco, non vedo l’ora di tornare nell’habitat che sento più mio. Quindi puoi ben immaginare quanto sia felice che la prossima settimana, esattamente l’otto di agosto, riprenderanno gli show e sarà l’inizio di un lungo tour che penso durerà un anno e mezzo incluse, ovviamente, alcune date anche in Italia nel mese di ottobre.

Beh questa è senza dubbio una buona notizia per i vostri fan italiani. A proposito di Italia, hai qualche aneddoto/ricordo da raccontarci?
Guarda ne avrei da raccontare per due giorni, ma soprattutto ricordo il fatto che ogni volta che veniamo nel vostro paese ogni membro della band mette su almeno due chili in pochi giorni: ci scateniamo di fronte al vostro incredibile cibo. Non voglio però dimenticare nemmeno il pubblico che è eccezionale, nonché la bellezza e la voglia di divertirsi delle ragazze. Nel prossimo tour vorremmo cambiare location e suonare in posti alternativi a Milano e Bologna, dove abbiamo già suonato almeno sei volte. Ci piacerebbe suonare a Roma, Treviso e sicuramente anche in Sardegna.

Altra buona notizia, soprattutto per i sardi vista l’oggettiva difficoltà di presenziare a qualunque concerto che non sia sulla loro bella isola.
Tutto il merito di questa scelta va ai nostri amici “Helicopters”, i quali sono rimasti innamorati della splendida Sardegna.

Continuando sul discorso “live”, devo dire che il vostro stile si avvicina molto a quello di Sex Pistols, Guns’n Roses e Clash. Sei d’accordo?
Beh innanzi tutto non posso darti torto, sono tutti gruppi che amiamo e che in qualche modo ci hanno influenzati.

Se sei d’accordo passerei a parlare del nuovo album e prima di tutto devo farti i complimenti per l’ottimo lavoro. Quali sono secondo te i principali cambiamenti rispetto ai lavori passati?
Come sempre, abbiamo cercato di scrivere i migliori pezzi possibili, senza pensare a eventuali cambiamenti o arricchimenti stilistici. Se devo indicare qualche differenza rispetto al passato forse la trovo nel fatto che è un disco basato quasi esclusivamente sulla chitarra, o meglio, diciamo che si basa molto più sulla chitarra questo rispetto agli altri, ma soprattutto è l’incredibile mole di lavoro e di tempo che abbiamo dedicato alla sua realizzazione nel tentativo di fare il meglio, ed è questo il motivo della scelta del titolo: lo consideriamo il nostro miglior lavoro di sempre, ecco perché l’abbiamo chiamato Backyard Babies.

Ed è solo questo il motivo che sta dietro alla scelta del titolo?
In parte sì, ma in parte è anche legato al fatto stiamo celebrando i vent’anni di attività e quindi abbiamo voluto fare un album che rappresentasse in tutto e per tutto la band.
Entrando nel dettaglio del disco devo dire che ho apprezzato i brani più prettamente hard rock, mentre ho apprezzato meno i pezzi punk. Come mai la scelta di incidere un brano molto mainstream come “Come Undone”? Personalmente è un pezzo che mi ricorda molto da vicino “Basket Case” dei Green Day.
Si in effetti la somiglianza ci può stare, però ti assicuro che volevamo semplicemente scrivere una canzone in puro stile punk anni ’70.

Volevo comunque complimentarmi per l’ottima produzione, la migliore che voi abbiate mai avuto: chi l’ha seguita? Siete soddisfatti del risultato ottenuto?
Ne siamo assolutamente soddisfatti, è stato maniacale il lavoro fatto da Jacob Hellner, molto conosciuto per le sue produzioni e in special modo per quelle dei Rammstein.

“Fuck Of And Die”, “Degenerated” e “Abandon” sono secondo me i pezzi migliori, ne hai altri da suggerire?
Ti risponderei tutti: credo nel nostro disco e nell’ottimo lavoro svolto, non me la sento quindi di poter indicare un brano e non un altro, e vorrei lasciare all’ascoltatore la possibilità di farsi un’idea non condizionata.

E per quanto riguarda i programmi futuri? E non mi riferisco semplicemente al tour ed al nuovo disco.

Onestamente, essendo una rock band che vive per la musica, mi risulta difficile darti una risposta: ora siamo carichi e concentratissimi per il lungo tour che ci aspetta, poi vedremo. Non amo fare programmi a lunga scadenza.

Gaetano Loffredo, Marco Ferrari

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