Dunwich

Claudio Nigris e Francesca Naccarelli dei Dunwich sono persone alla mano, solari e autentici fiumi in piena. Di seguito il resoconto di un paio d’ore di chiacchiere in un parco dell’Eur a Roma.

 

Dopo una lunghissima pausa, siete tornati con un nuovo lavoro, cos’è successo? E come va considerato Heilagmanoth? È  una prosecuzione del lavoro iniziato con i 3 dischi ‘storici’, un una tantum per togliersi uno sfizio o l’inizio di un nuovo ciclo?

(Claudio) Lo dico proprio sinceramente: la Pick Up al tempo ci ha letteralmente ammazzato. Il nostro ultimo lavoro “The Eternal Eclipse Of Frost” è un bel disco, ma in realtà non è quello che avevamo composto. C’è un gemello che non è mai stato pubblicato. Un gemello che io ho a casa e che è stato bocciato dalla Pick Up. Si chiama “Entro La Terra E’ Luce” e sarebbe dovuto essere la prosecuzione de “Il Chiarore Sorge Due Volte.

Era il 1996, la Pick Up lo ascolta e lo boccia, trovandolo orribile. Nel 1999 mi richiamano chiedendomi cosa volessi fare. Avevano pronto un chitarrista e altre persone, ma volevano assolutamente rivedere diverse parti del disco. A questo punto che dovevo fare? Io comunque avevo lavorato e quindi ho accettato. Il disco è uscito come “L’Eterna Eclissi Di Ghiaccio”, modificato poi da loro in inglese e con delle parti che nell’originale non c’erano. Quello vero suona più o meno come il precedente e non è mai uscito.

Dopo l’uscita di quel disco, tanta gente ha iniziato a pensare che non fossi stato io a scrivere il materiale precedente e in alcuni casi si è arrivati quasi all’insulto.

Quindi “Heilagmanoth” da una parte è un modo per riappropriarmi di ciò che è mio e dall’altra rappresenta l’inizio di un nuovo ciclo.

E perché ci sono voluti tanti anni?

(Francesca) Perché io dovevo crescere! (risate)

(Claudio) Non ha detto una cosa sbagliata. C’è qualcosa di strano dietro questi progetti, come ci fosse qualcosa di sovrannaturale che aleggia… probabilmente quel sovrannaturale aspettava lei.

(Francesca) Io ci sono finita in modo stranissimo, rispondendo ad un annuncio nemmeno messo da Claudio ma da un suo amico e di cui lui era all’oscuro. Questo tipo mi ha dato una base, la “Nona Onda”… sette minuti senza nessuna indicazione su strofe e ritornelli e mi ha detto di cantare, di inventare. Dopo diverse provo mi è uscito fuori il ritornello che è rimasto poi anche nella versione definitiva. A quel punto siamo andati a casa di Claudio, a lui è piaciuto, ed è iniziata così la collaborazione.

(Claudio) Prima di lei ho provato tantissime cantanti. A cantare, cantano tutte bene ma ho sempre cercato una voce particolare unita alla giusta attitudine. Francesca oltre ad avere la voce adatta è stata dietro a un progetto che rischiava di naufragare da un momento all’altro, con in più l’eredità pesante di aver sostituito la voce storica e nonostante questo ha fatto mille sacrifici, dimostrando così di avere anche il carattere e l’attitudine necessari.

Bisogna anche tener presente che prima, in qualche modo, eravamo finanziati. A parte il primo, gli altri dischi sono tutti finanziati. L’autoproduzione è stata tosta…

Da dove è venuta quindi la scelta di autoprodursi?

(Claudio) Perché pensano che io sia un pazzo, lo pensano sempre (risate)

(Francesca) Un po’ questo e un po’ perché alla fine ci avrebbero fatto fare cose che non volevamo, in effetti ci hanno provato anche questa volta.

In pratica, inizialmente avevamo preso un accordo con un’etichetta secondo il quale loro avrebbero messo la sala e noi i musicisti. Tutto bene, finché non hanno iniziato a dare priorità di accesso alla sala ad altra gente, relegandoci in orari ingestibili: tipo un’ora e un quarto di domenica sera o sessioni di coro di oltre 6 ore. Insomma, una situazione che non ci permetteva di andare avanti, alla fine stavamo ritardando e questo ha creato molti attriti, con noi che incolpavamo loro e loro che incolpavano noi…

(Claudio) Hanno provato anche a deviare lo stile, dicendo che stavo facendo le mie solite cose, che dovevo semplificare, tagliare e cambiare. Alla fine mi sono arrabbiato e ho deciso di andare vanti da soli. È stata dura ma è stata la scelta migliore.

Chi ha deciso di cantare in inglese?

(Francesca) Io, perché ero abituata, mi riesce meglio e trovo più facile scrivere i testi. Anche sull’Italiano non mi sono trovata male e in futuro continueremo su questa strada di scrivere metà dei testi in una lingua e metà nell’altra.

Come ti sei trovato a dover coordinare tanti musicisti diversi?

(Claudio) Male. Sono stato accusato di non essere leader. Io non amo essere leader e Francesca lo sa benissimo.

(Francesca) Lui lascia libertà di esprimersi a tutti, ha un’enorme fiducia negli altri. Prima ti lascia carta bianca, poi però il risultato non gli piace (risate) e lì si creano i conflitti.

(Claudio) Mi si dice che dovrei essere più cattivo, più tiranno. Invece tendo ad essere tranquillo, accomodante, tollerante. Questo problema c’è stato soprattutto con alcuni dei ragazzi che hanno collaborato su questo lavoro, persone dotatissime e preparate che però quando si avvicinano a questo genere si perdono su alcune cose che io invece ho chiare in testa.

Ora stiamo collaborando con Vincenzo Trasca, che fra l’altro è l’autore de “La Casa Dell’Alchimista”,  con cui siamo ottimi amici e con lui stiamo cercando di coordinare al meglio a livello artistico tutte le persone che collaboreranno… stiamo per mettere su qualcosa a breve, di molto particolare, e quindi ci servirà qualcuno capace di coordinare tutti con il rigore che a me manca.

Come nasce un brano dei Dunwich?

(Francesca) Sei comodo? (risate)

(Claudio) Come nasce l’ispirazione… guarda… proprio ieri, Piero Angela diceva che la creatività nasce da un’incongruenza del cervello. Più una persona è incongruente, più è creativa. Penso sia tutto qui. Io sono incongruente, vedo cose che gli altri non vedono e mi prendono per matto.

La scintilla può essere tutto, hai visto un film, letto un libro, fatto un giro in un bosco, hai visto un’opera d’arte, qualsiasi cosa t’ha emozionato…

(Francesca) Lui parte da una piccola idea, te la fa sentire, ti piace. Il giorno dopo magari l’ha già stravolta, poi mi ci fa cantare sopra e quello che canto gli ispira qualche altra cosa che modifica ulteriormente l’idea. È un processo vivo e il nostro sogno sarebbe andare in studio e potersi lasciare andare all’improvvisazione registrando in diretta… cosa che siamo anche riusciti a fare, ma ce l’hanno cancellata per errore…

(Claudio) Uno degli aspetti di Francesca con cui mi trovo più a mio agio è che lei sa improvvisare. Questo nel passato non sempre è stato possibile, perché c’era sempre poco tempo, pochi soldi, la gente aveva fretta e si sono dovute sempre abbandonare un sacco di idee per strada.

(Francesca) Alcune delle cose miglior di Heilagmanoth sono nate direttamente in sala, alcune non le abbiamo potute purtroppo utilizzare perché poi ci hanno bruciato le voci, alcuni pezzi clippavano, cose che capitano…

Francesca, per molti la voce dei Dunwich è quella di Katya Sanna, quest’eredità è stata più un peso o uno sprone?

(Francesca) Sono una totale esordiente e quando ho ascoltato la loro prima canzone, “I Petali e Il Serpente”, mi sono messa a piangere pensando che entrare in questo gruppo sarebbe stato un sogno. Ho vissuto quindi l’eredità di Katya come una grandissima ispirazione.

Certo, la difficoltà era mantenere la mia personalità, con il mio carattere e le mie influenze, continuando a creare l’atmosfera che creava lei senza però imitarla. In alcuni momenti, come su “La Casa dell’Alchimista” o “Il Falso Principio”, ho cercato di recuperarne volontariamente lo stile, per poter dimostrare che, volendo, avrei potuto farlo anch’io ma contemporaneamente affermando la mia personalità.

(Claudio) Lei la vedi così, invece avrebbe il carattere per coordinare al meglio i Dunwich, perché sa essere più diretta. Adesso lei ha le chiavi in mano…

(Francesca) Si, sono una sorta di manager, seguo le pubbliche relazioni, faccio la tesoriera, seguo le recensioni, …

In studio Claudio è un tiranno?

(Francesca) Un pochino (risate)! Mi ha tenuta molto al mio posto, non voleva che osassi troppo.

(Claudio) Si, io avevo paura che una voce troppo diversa snaturasse il progetto, facendo poi nascere anche parallelismi con altri gruppi, cosa che vorrei continuare ad evitare.

Claudio, Fra il 1990 e il 1995, l’Italia ha partorito una serie di gruppi portentosi come Shoggoth, Fiaba, Asgard, Black Jester, Deus Ex Machina, Sadist, Grimalkin e Presence, solo per citare i primissimi nomi che mi vengono in mente. Tutte band scomparse, tranne voi, i Sadist e i Fiaba riusciti fuori dopo una decina d’anni. Cos’è cambiato?

(Claudio) Una volta, per chi scriveva musica, l’unico mezzo di trasmissione era la posta. Facevi una cassetta, scrivevi una lettera e la spedivi. Poi ti facevi il segno della croce sperando arrivasse. Oggi con internet è molto più facile entrare in contatto con persone un tempo impossibili da raggiungere. La domanda nel frattempo è diminuita in modo impressionante ma l’offerta si è centuplicata.

Tanti gruppi di quel periodo, pur molto bravi, hanno tentato delle strade per assomigliare ad altri o comunque appoggiarsi a qualche moda. I Fiaba sono rimasti loro, i Sadist sono rimasti loro, anch’io sono rimasto io, ancorato a i miei principi, andando contro quello che è il mercato. Forse era quella la chiave.

Quanto è cambiato il mondo musicale in questi anni? E’ tutto più difficile o è tutto più facile?

(Claudio) Io vedo che di un gruppo come i Nightwish, per esempio, esistono cloni a non finire. Bravi, uno meglio dell’altro, ma non c’è nemmeno tempo di ascoltarli tutti. Alle prime note dici “ok, sono i Nightwish, ce li ho tutti, stanno lì” e, bene che vada, li ascolti a tempo perso. Se invece tu ascolti i Fiaba, nomino loro perché Bruno (Rubino, il batterista) è un grandissimo amico, già dalla prima nota ti incuriosisci, poi ascolti tutto il cd sei sorpreso e colpito e lo tiri fuori dal mucchio.
Io ascolto non so più quanta roba dalla mattina alla sera, continuo a comprare dischi originali, tanti me ne masterizzano, mi arrivano dvd interi pieni di mp3… e io non c’ho tempo di ascoltarli. Anche perché poi ti accorgi che è tutto uguale a qualcos’altro, tutto già sentito. Se poi hai un po’ di cultura musicale li becchi subito.

Secondo me questa è la storia. Il bello è essere in tanti e poter comunque uscire dal coro. Poi, ovviamente, le note sono 7, ognuno ricorderà sempre qualcun altro, ma l’importante è che la tua firma si senta.

Ci sono degli artisti con cui vi piacerebbe collaborare?

(Francesca) Un piccolo sogno è essere chiamata da Lucassen per una particina nel progetto Ayreon.

(Claudio) Io con chiunque mi chiama. Spesso mi chiamano per partecipazioni di cui sono molto onorato, purtroppo non ho tempo. Però se qualcuno mi pagasse per fare il musicista a tempo pieno, collaborerei davvero con chiunque.

Quali sono i progetti a breve termine per i Dunwich?

(Claudio) Sto cercando di formare una squadra che dovrebbe essere quella live, sto sentendo varie persone che potrebbero collaborare, come Luca Iovieno che ha suonato la batteria sul disco. Stiamo anche componendo del materiale nuovo e stiamo lavorando a una nuova versione, con un arrangiamento più ricco, de “I Petali e Il Serpente” (da “Sul Monte è il Tuono”) per un singolo.

La realtà è che non c’aspettavamo quello che sta succedendo. Avevamo paura che Heilagmanoth, che era disponibile già da maggio, finisse subito nel dimenticatoio e invece ora a settembre stanno anche aumentato le richieste. Penso che sia stato premiato il lavoro che comunque è stato davvero tantissimo e le difficoltà altrettante.
La critica sta rispondendo in modo per me inaspettato, anche perché avevo decisamente paura, dopo che per anni mi hanno dato del matto, abituato alle case discografiche che mi bocciavano i dischi o me li stravolgevano.

(Francesca) Una cosa bella che esce da quasi tutte le recensioni è che i Dunwich suonano solo come i Dunwich. Su questo concordano dalla Svezia, alla Francia, alla Germania. Ed è uno dei migliori complimenti che ci possano fare.

Stefano Di Noi

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