Enrico Paoli (Domine)

18 maggio 2006

Grazie al prezioso lavoro di Kizmaiaz (grazie Pam!), abbiamo raggiunto i Domine a Milano per una chiacchierata e l’ascolto del nuovo album della band italiana. Ecco ciò che abbiamo raccolto dalla voce di Enrico Paoli e di Riccardo Iacono.

Sono passati un paio d’anni da “Emperor of the black runes”, disco che ha riscosso un ottimo successo nel panorama musicale. Come considerate questo nuovo album rispetto a Emperor,che punti di contatto pensate possa avere?
Enrico: Dire che è la naturale evoluzione non è del tutto corretto, però volendo generalizzare, l’idea è quella. Ci sono un sacco di elementi che non avevamo mai utilizzato prima, sia a livello ritmico che di armonie, anche l’approccio vocale è diverso su alcuni brani rispetto al nostro solito sound. Hai giustamente messo in evidenza che Emperor è stato un album molto bene accettato dal pubblico come per noi è stato un disco molto importante della nostra carriera, quindi è stato abbastanza complicato produrre un lavoro che fosse un passo avanti nell’evoluzione del nostro sound, alcuni brani suonano chiaramente come i pezzi presenti in tutti gli album precedenti; ci sono poi delle influenze che ci è piaciuto inserire e che in questo momento ce lo fanno preferire ai precedenti cd, anche se è sempre difficile giudicare il nuovo album migliore, quello si valuta col passare del tempo. In generale quindi, è stato più difficile del solito da concepire, ha richiesto tanti sforzi, ma questo proprio per arrivare a qualcosa che ci soddisfacesse. L’idea è di voler provare a innovarci, creare un progetto che ci desse soddisfazione, anche se costellato di sfide e difficoltà, altrimenti viene davvero il disco fatto in serie, rimani nel tuo genere e non ne esci, magari una fascia di fan lo accetterebbe tranquillamente, però è difficile pensare di fare un album come se fosse un “lavoro di ufficio”, è qualcosa che nella musica come arte e cosa creativa non può funzionare almeno per noi.

Quanto tempo vi ha richiesto la sua realizzazione?
Enrico: Registrare l’album in studio,un mese circa, per cui da questo punto di vista è rimasto nelle nostre tempistiche. Noi entriamo in studio quando è tutto ormai già pronto, ci sono eventualmente arrangiamenti dell’ultimo minuto, però il 90% dei brani sono già pronti, e per questo ultimo album la fase creativa è durata un anno, se non di più.

Quindi subito dopo l’uscita di Emperor avete gia iniziato a pensarci?
Enrico: Qualche mese dopo in effetti. Anche se non a tempo pieno, considerando che gli impegni live interrompono il processo creativo. A giugno dello scorso anno dicemmo basta concerti, concentriamoci solo sul prossimo album, anche se però avevamo gia diversi brani pronti.

Chi ha contribuito maggiormente alla stesura del disco?
Enrico: Io sono stato sempre il maggior compositore anche se è sempre limitante dire che è uno solo che scrive i pezzi. Per noi di solito c’è una persona che inizia il processo, butta l’idea e dopo se ne discute insieme. Un album e un gruppo funzionano quando i musicisti compongono tutti insieme, quando una persona fa tutto da sola si chiama disco solista, ed è una cosa completamente diversa. Con i Domine questo non succede, nonostante l’incipit sia di solito mio c’è sempre il gruppo che entra in gioco, e a quel punto bisogna venire a compromessi. Lui (Riccardo Iacono) è quello che ne fa maggiormente le spese, suonando le tastiere è quello che ha l’onere di suonare uno strumento che è di arrangiamento e quindi di solito porta mille idee da cui devi estrapolare quelle che vanno bene e non considerare le altre.
Riccardo: questo in studio…dal vivo è un’altra cosa e puoi fare tutto il casino che vuoi (risata generale)

Avete mai pensato di registrare un disco dal vivo?
Enrico: Registrazioni live ne abbiamo, però è sempre difficile lavorarci sopra; noi siamo lentissimi, perché abbiamo la mania di fare le cose molto minuziosamente. Il disco dal vivo è una cosa che i gruppi fanno quando hanno bisogno di tempo, causa scadenze da rispettare. Tra l’altro l’album metal dal vivo negli ultimi anni è diventato una farsa, di live non rimane niente, i ritocchi sono tali. Se ascolti dischi hard rock di anni 60-70 senti interi stravolgimenti dei brani, improvvisazioni, e il suono è veramente vivo; quando poi vengono paragonati ai dischi in studio risultano migliori, anche perché a suo tempo venivano registrati con appena 8-16 tracce. Adesso la situazione si è capovolta, i dischi live suonano meno potenti rispetto a quelli in studio, causa anche la tecnologia massima disponibile. Dal vivo questo lo ricrei mentre suoni, col groove, con l’impatto sonoro e visivo del gruppo, ma sul disco live no, quasi un paradosso. Per ora comunque penso sia lontana l’idea del disco dal vivo, poi se in futuro non abbiamo idee faremo live su live.

Sempre parlando di concerti live, voi avete suonato con moltissimi gruppi famosi, c’è ancora un sogno da realizzare on stage, magari suonando di spalla a qualche artista che ammirate particolarmente?
Enrico: Dal punto di vista tecnico ci piacerebbe suonare con chiunque sia migliore di noi, fare parte di una produzione grossa come è stato per il concerto con i Judas Priest è un’esperienza bellissima che ti permette di imparare moltissimo; per quanto riguarda l’ammirazione artistica, tutti i miei gruppi preferiti come Queen o Thin Lizzy non ci sono più.
Riccardo: A me  piacciono molto i gruppi black, come Dimmu Borgir, ma non credo potremmo mai supportare simili gruppi.
Enrico: Comunque ci tengo a precisare che chiunque voglia farci suonare con simili gruppi noi siamo disponibilissimi.

Siete una realtà stabile, oramai da qualche anno, nel panorama italiano. Pensate che nel corso degli anni la situazione dello stesso sia qualitativamente migliorata o scaduta?
Enrico: Il problema della scena italiana è che il mercato metal è davvero piccolo, e ciò fa si che tutto quello che gli gravita intorno sia di dimensioni ristrette, puoi avere anche artisti di un certo livello, o addetti ai lavori che potrebbero essere interessati a lavorare con gruppi metal, ma se non c’è un effettivo riscontro da parte del mercato…c’è stato un momento in cui i gruppi migliori hanno ottenuto riscontri a livello internazionale grazie anche a addetti ai lavori non italiani, come Rhapsody o Lacuna Coil che sono riusciti ad avere risultati impensabili per un gruppo italiano.

I Lacuna ormai lavorano principalmente solo in America ormai…
Enrico: Esatto, ed è una cosa che infatti li pone al di fuori dalla realtà italiana, che volendo dirla tutta è abbastanza deprimente, sai che più di tanto non ottieni perché effettivamente vedi i risultati di gruppi che sono molto più grossi di te. Quello che puoi fare in quanto italiano è di pensare di privilegiare lavori di grande qualità, come cerchiamo di fare noi.

Ancora un paio di domande: quali sono i paesi in cui vendete di più e in cui avete più seguito (Italia a parte)?
Enrico: Sono i paesi in cui c’è il mercato migliore per il genere che suoniamo…quindi Germania, Grecia, un pò la Spagna, Emperor uscì anche in Giappone. Abbiamo fatto uscire cd come Stormbringer anche in Israele o Russia ma a parte le eccezioni i mercati che accettano i Domine sono quelli dell’heavy metal classico.

Per finire, com’è la giornata tipo del musicista heavy italiano?
Enrico: (Ride) E’ lavoro e musica, il fatto è di doversi trovare un lavoro che lasci un po’ di tempo libero, che dia il sostentamento fisiologico, ma che permetta anche di esprimere liberamente la propria passione musicale. Ci sono chiaramente introiti dalla parte musicale che permettono al gruppo di rimanere in una situazione semi professionale, anche se non potremmo vivere degli ricavi della musica da soli, però intanto possiamo permetterci di andare in studio un mese oppure di fare concerti anche all’estero.

N.B.

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