Intervista agli Alice In Chains: Jerry Cantrell, Sean Kinney (ESCLUSIVA)

Poco prima del loro trionfale concerto al Palalido di Milano, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Jerry e Sean, colonne portanti degli Alice In Chains. L’impressione di avere a che fare con due vere rockstar è stata forte sin da quando abbiamo assistito al soundcheck, attitudine innanzitutto. Disponibilità e gentilezza estreme per una band che ha fatto la storia e ha tutta l’intenzione di continuare a farla.

2 dicembre 2009

Avevo sentito in giro che non stavate granchè bene…
Jerry Cantrell: “Non stavamo bene? Stiamo veramente da schifo altrochè, siam in tour da una vita e come vedi dobbiamo vestirci come dei vecchiacci per non mandare tutto a puttane (risate, Jerry indossa uno sciarpone per proteggersi la voce ed è afflitto da un raffreddore potentissimo, Sean di contro ha poca voce e mal di gola, ndr)”.

È un piacere riavervi qui, mancavate da tre anni quando suonaste al Gods Of Metal…
Jerry: “Mi ricordo bene quel concerto, era lo show coi Guns vero? Una figata, ci divertimmo un sacco…”

Credo sappiate che ci sono così tante persone là fuori che vogliono vedervi che è stato necessario spostare il concerto in una location più grande…e anche questa è andata sold out
Jerry: “E’ davvero bello quando vedi che la location prevista per il tuo concerto registra il tutto esaurito, quando poi ti spostano e anche lì riempi è veramente una gran soddisfazione.”
Sean Kinney: “Ci sta andando bene in questo tour, bene o male arriviamo sempre al sold out in tutti i posti dove suoniamo, certo che non è cosa da tutti i giorni che ti spostino in un locale più grande come successo qui in Italia…magari i posti più grandi li tengono per artisti più fighi di noi (risate, ndr).”

Siete tornati con un disco clamoroso, “Black Gives Way To Blue” è piaciuto proprio a tutti. Cosa potete dirci su questo lavoro? Quanto tempo avete impiegato a registrarlo e soprattutto avete ripreso in mano qualche vecchio riff o qualche pezzo scritto in passato ma non ancora registrato?
Jerry: “Ah guarda tutti ci fanno questa domanda, ma la risposta è no non c’era nessun materiale che avevamo lasciato indietro, onestamente non avevamo mai avanzato molto da sessioni di registrazione di anni addietro. Questo disco è ovviamente diverso da tutti gli altri, contiene moltissime cose che ci sono capitate negli ultimi anni, contiene molto insomma delle nostre vite. Siamo stati molto produttivi diciamo, rispetto a tutti gli altri dischi questo è stato quello che c’ha visto scrivere e comporre molti brani. Credo sia stato necessario per noi creare e lasciare spazio a tutto ciò che avevamo in mente, alla fine dovevamo arrivare a scrivere un vero e proprio lavoro degli Alice In Chains, dovevamo dimostrare a noi stessi di essere in grado di farlo e avevamo bisogno di avere questa risposta. È stato un processo di crescita graduale, verificavamo giorno dopo giorno se avevamo ancora dentro di noi il nostro DNA per fare un disco 100% Alice. Ci fa piacere sentir dire da te che il disco sia clamoroso, siamo molto orgogliosi di quanto siamo stati capaci di comporre. E’ stato magnifico vedere il responso dei nostri fans, che sono stati meravigliosi ad aspettarci per così tanti anni, a supportarci per il tour della reunion e a condividere ancora una volta con noi la nostra musica…è stato altrettanto magnifico vedere come molte persone si sono avvicinate agli Alice In Chains con questo nuovo disco: nel tour di supporto abbiamo visto un sacco di ragazzi nuovi che non potevano nemmeno essere vivi quando facevamo i nostri primi tour (risate, ndr)! La cosa figa è vedere che quanto fai viene sempre e comunque apprezzato anche da gente nuova, tutti gli stronzi che non c’hanno mai aiutato negli anni addietro o che ci odiavano dovranno farsene ancora una volta una ragione: c’è una mare di gente che vuole condividere con noi il nostro viaggio e ascoltare la nostra musica, abbiamo messo tutto ciò che avevamo dentro questo nuovo disco e il risultato è che la nostra musica continua a essere una costante per moltissime persone, anche per chi non c’aveva mai sentito prima. Ci sono un sacco di cose che stanno andando a puttane nel mondo, eppure la musica è quella cosa che ti fa risparmiare per due mesi per andare a goderti un concerto di gente che ami veder suonare oppure per comprarti un cazzo di disco che ti possa far staccare la spina e farti entrare in connessione con quelli che hanno composto questa cazzo di musica che ti piace ascoltare. Insomma ti isoli da tutto lo schifo che c’è intorno a te per un paio d’ore…noi lo facciamo ogni notte e funziona abbastanza bene…

Come diavolo vi è venuto in mente di collaborare con Elton John? Com’è nato il tutto?
Sean Kinney: “Avevamo un paio di versioni demo di Black Gives Way To Blue, una col pianoforte e una senza. Ci domandavamo quale era il caso di avere sul disco e soprattutto chi avrebbe potuto suonare il piano in un certo modo se avessimo scelto quella versione. Un amico che collabora con gli Alice da vent’anni oramai, ci suggerì di provare a contattare Elton John. Jerry inizialmente se la ridette di brutto e pensò che sarebbe stato impossibile riuscire a realizzare questa cosa. Solo che poco dopo disse, che cazzo se non glielo chiedo non saprò mai la risposta effettiva, quindi gli scrisse una mail spiegandogli cosa significasse il pezzo per noi (pezzo dedicato alla memoria di Layne Stanley, frontman della band scomparso nel 2002, ndr) e inviandogli la demo. Dopo pochissimo lui rispose dicendo che ci stava. Noi rimanemmo sconvolti, davvero. Insomma questa era una conferma pazzesca che avevamo in mano del buon materiale. Siamo noi stessi dei fans di Elton John, anche Layne lo era, ci siamo incontrati in uno dei suoi ultimi Red Piano Show a Las Vegas, quindi poche settimane dopo eravamo in studio insieme a registrare il pezzo. C’eravamo tutti ed eravamo abbastanza increduli…porca puttana siamo in studio insieme a Elton John! Continuavamo a darci di gomito e a fumare una sigaretta dietro l’altra tanto eravamo gasati, ci dicevamo cose tipo ‘adesso vado a dirgli dai Elton prova ancora una volta’ oppure ‘fa un’altra scala’ (risate deliranti, ndr)… insomma qualcosa di indimenticabile e un vero onore per la nostra band, un vero onore.”

Come siete arrivati a scegliere Check My Brain, a inciderla come primo singolo, quanto tempo avete impiegato a comporla rispetto al resto del disco…
Jerry: “Check My Brain è stato il primo pezzo che abbiamo messo insieme e terminato completamente dopo il reunion tour, incisivo e diretto non è stato difficile sceglierlo. C’abbiamo impiegato parecchio tempo, più in generale ci siamo presi tutto il tempo di cui avevamo bisogno per comporre il nuovo disco. Dio mio c’abbiamo veramente impiegato un sacco, se prendi in considerazione tutto il processo ti direi un anno e mezzo o quasi due anni in tutto. Tra fare i demo, tra modificare qualche riff, cambiare le lyrics, riarrangiare e andare di editing veramente è stato un processo infinito fino a quando siamo arrivati a isolare una trentina di cose plausibili per il disco. È stato un processo di selezione in cui non abbiamo lasciato niente al caso, ci siamo confrontati di continuo vagliando le idee che avevamo su tutto, chorus, riffs, ritmiche…è rimasto fuori qualcosina in effetti, ma la maggior parte di queste cose non penso che vadano bene per gli Alice…”
Sean: “Abbiamo scelto accuratamente i pezzi migliori, quello che abbiamo scartato non penso lo riprenderemo in considerazione, nel disco è finito solo ciò che ci dava la vibrazione giusta, che convinceva tutti, che sentivamo essere parte ideale per un lavoro degli Alice, è difficile da spiegare ma è un processo naturale e inevitabile. Siamo sicuri che quanto abbiamo scelto piacerà a tutti gli ascoltatori, i pezzi hanno una continuità e benché il concetto di ‘vibe’ sia personale, diventa molto più chiaro nell’ascolto del disco. Siamo stati comunque fortunati ad avere i brani giusti al momento giusto insomma.

La mia ultima domanda è abbastanza semplice…che differenza ci sono nel music biz degli anni novanta e quello attuale?
Jerry: “Giusto una semplice e rapida domanda per concludere vero? (risate). Cazzo è cambiato tutto completamente. Oggi è tutto diverso da come pensavamo funzionassero le cose negli anni novanta, anzi credo che oggi quasi nessuno sappia come funzionavano le cose anni fa. Non è per niente facile cercare di adattarsi a una specie di nuovo modello operativo, ora devi solo concentrarti sul fare la musica migliore possibile perché sostanzialmente non c’è un modello da seguire!”
Sean: “Oggi la situazione del music business è paragonabile a una nave che affonda con tutti i topi che cercano di scappare. Oramai è impossibile invertire la rotta, tutto è disponibile gratuitamente, la gente scarica film e musica e in più si lamenta dicendo che la musica fa cagare o che i film sono stronzate…”
Jerry: “Se non paghi per queste cose è difficile trasformare la merda in una cosa che ti piaccia (risate, ndr).”
Sean: “Se non metti i tuoi soldi in qualcosa che ti piace, in qualcosa in cui credi che vuoi supportare continuerai ad avere merda.”
Jerry: “La questione chiara e semplice è una sola: se devi lavorare dieci volte tanto per ottenere la metà della paga che avevi prima per qualcosa che richiede un impegno maggiore rispetto a prima…semplicemente non puoi farlo!”
Sean: “Costa tutto di più, costi di gestione, costi per il tour, costi per il gasolio per il tourbus, costi ovunque più alti, la gente i dischi non li compra più, è un circolo vizioso in sostanza. ‘Fottute rockstar, avete tutti i soldi del mondo per fare quel che vi pare’…non è più così, io credo che ognuno di noi debba essere pagato il giusto in base a quanto è capace di fare o per quello che fa. In questo mestiere ogni tanto devi riposarti dalle recording sessions, dai tour, dalla promozione che si fa, se sei costretto a continuare a fare questo e a non staccare mai ne risentirà la qualità del tuo lavoro.”
Jerry: “L’unica cosa da fare è avere il più possibile tutto sotto controllo. Noi abbiamo un certo modo di fare le cose che sappiamo funziona bene, è ovvio che i soldi fanno girare tutto ed è anche normale che sia così, ma alla fine contano le motivazioni quando si parla di fare musica: a noi piace fare quel che facciamo, piace fare concerti come quello che faremo stasera. Il concerto sold-out di stasera è la base su cui puoi costruire, su cui puoi continuare a fare quel che ti piace fare, è la base dell’avere il controllo su quanto fai che ti dicevo prima. L’ultima parte su cui hai controllo è fare buona musica, incidere un disco che piaccia alla gente, la parte successiva è in mano all’audience, ma sta sicuro che se fai bene quel che sai fare i risultati arriveranno anche se il periodo è negativo per tutto il business. Ripeto l’unica cosa che conta davvero è avere sotto controllo la situazione e lavorare insieme a persone che condividano la visione che tu hai e che ti permettano di mettere in pratica i progetti che hai. Anzi è molto più figo adesso che abbiamo tutto sotto controllo, anche la schedule del tour o cose del genere di cui prima non ci occupavamo, è figo essere parte anche di questa parte di gestione della band. È una sfida tenere sotto controllo tutto, farlo funzionare, far venire fuori i soldi necessari per vivere, fare buona musica, fare musica che venga apprezzata, è una bellissima sfida che abbiamo accettato con entusiasmo!”
Sean: “A me dispiace per le nuove band, per quei gruppi che sono davvero validi che tirano avanti sostanzialmente solo con gli introiti delle serate e col merchandise…guarda qua fuori cazzo, è pieno di bancarelle abusive che vendono il nostro marchio…insomma dappertutto, ovunque vai, troverai sempre qualcuno che cerca di fotterti o che cercherà di fare soldi sfruttandoti, quello che la gente non capisce è che deve cercare di supportare sul serio quegli artisti che danno il massimo nel fare buona musica, se compri le maglie abusive o se scarichi la musica illegalmente fai solo dei danni, ci sono davvero poche band che riescono a vivere tranquillamente in questo periodo, noi fortunatamente grazie anche ad altre entrate riusciamo ad andare avanti, ma credimi è davvero difficile anche per chi è in giro da tanto…”

Si ringrazia Emi Music Italy per l’indispensabile collaborazione.

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