Evo 08 Day I: Korpiklaani, Sonata Arctica, Evergrey

Korpiklaani

11 luglio 2008

Dopo una perfomance di tutto rispetto che ha coinvolto il pubblico dell’Evolution Fest 2008, abbiamo incontrato i simpatici finlandesi nel tremendamente rumoroso (tanto che i filmati effettuati risultano inutilizzabili causa vibrazioni eccessive) backstage dell’area concerti dell’Idroscalo.
Già lanciati verso uno stato d’ubriachezza che avrebbe toccato il culmine nella serata, i Nostri hanno comunque retto bene l’intervista, divertendosi a più riprese. Ecco i passaggi salienti.

“Qualcuno ha detto che ci stiamo commercializzando troppo? Vi pare che il nostro sound sia più commerciale oggi rispetto a qualche anno fa? Onestamente mi sembrano delle forzature, è abbastanza azzardato dire che stiamo diventando una band più soft, ovvio che ogni persona che entra nel music business vuole avere successo e se possibile anche guadagnare qualcosina da ciò che scrive e interpreta. Probabilmente c’ascolta più gente perché rimane colpita dalla nostra musica, non tanto perché abbiamo più promozione o i nostri pezzi sono più facili o immediati. In ogni modo la nostra intenzione non è quella di facilitare la nostra musica o di renderla più fruibile a più persone, semplicemente suoniamo ciò che ci piace, se poi incontriamo favori di un pubblico più ampio ben venga.”

“Il nostro nome significa ‘spirito della foresta’, ci sentiamo una band profondamente influenzata dalle nostre origini e dalle nostre tradizioni, cerchiamo di esprimere nelle nostre composizioni il nostro spirito e ci viene spontaneo farlo, non si tratta certo di una scelta commerciale. Per alcuni può sembrare strano andare avanti tutti questi anni suonando prendendo ispirazione dalle stesse cose, ma per noi è quanto di meglio possa capitarci.”

“A noi interessa poco esibirci di mattina, di pomeriggio o di sera, l’importante è spaccare culi come abbiamo fatto oggi, coinvolgere le persone e divertirci insieme a chi ci guarda. Oggi siamo andati oltre le nostre aspettative effettivamente, anche se suonare con questo caldo effettivamente un po’ ci preoccupava. Il pubblico italiano è molto ricettivo nei confronti della nostra musica, oggi gradualmente si sono messi tutti a ballare, anche quelli che non avevano la minima idea di chi diavolo fossimo. E’ una bella soddisfazione in effetti.”

“Una volta dalle nostre parti abbiamo preso parte a un festival che proseguiva durante la notte, che si svolgeva proprio all’interno di una foresta. Ci siamo trovati nel nostro habitat naturale e quella credo sia stata una delle nostre migliori esibizioni in assoluto. C’erano molti gruppi e molte persone, ma abbiamo letteralmente rubato la scena a tutti!”

Sonata Arctica

11 luglio 2008

Suonare come co-headliner a un festival è sempre una soddisfazione, e i Sonata Arctica non ne fanno mistero. Si presentano in quattro alla mini conferenza organizzata nel pomeriggio del primo giorno dell’Evolution Fest (manca il singer Tony Kakko) e si dimostrano disponibili e rilassati, consapevoli di aver oramai raggiunto una posizione di tutto rispetto nell’affollato panorama power europeo.

“Il nostro primo tour in Italia è stato nel 2000 a supporto di Stratovarius e Rhapsody. Tornare qui dopo 8 anni e suonare prima degli headliner è una bella soddisfazione che ci togliamo dopo molta gavetta e molti sacrifici. Di sicuro nei nostri sogni potevamo immaginare un giorno di arrivare ad alti livelli, ma onestamente quando vedi realizzato tutto questo è veramente incredibile da credere.”

“Il nostro ultimo lavoro “Unia” è stato abbastanza controverso e ha un po’ diviso la critica e anche i fans. E’ un album più ragionato rispetto agli ultimi, anche meno veloce e meno ‘allegro’ se vogliamo. Noi lo consideriamo un po’ come uno spartiacque da quanto fatto fino a quel momento, il nostro sound si sta evolvendo naturalmente e senza forzature però è inevitabile apportare qualche modifica alle canzoni, gli anni passano e noi cambiamo sia come musicisti, sia come persone, di conseguenza ne risente anche ciò che scriviamo. Ci sono alcuni pezzi che molti pensavano non fossimo in grado di suonare, anche qualche momento davvero oscuro e intimista. E’ difficile pensare di proporre alcuni brani di “Unia” in setlist nei festival, alcuni sono più adatti alle esibizioni nei piccoli club.
Anche sotto il profilo di registrazione e mixaggio abbiamo cambiato qualcosa rispetto al passato, abbiamo rispettato i tempi e incidere le nostre parti è stato rapido ed efficace grazie alla tecnologia che continua a migliorarsi. A volte siamo stati giorni interi su un singolo passaggio o arrangiamento, non volevamo lasciare nulla al caso.”

“Siamo andati sempre abbastanza bene come vendite e come affluenza di pubblico in Europa, l’ultimo concerto in Italia è andato addirittura sold-out la sera stessa! In Francia, Spagna e da voi abbiamo molti fans affezionati, chiaramente in Scandinavia e in Finlandia riempiamo i palazzetti, in Germania andiamo abbastanza bene mentre in Giappone la situazione si è un po’ raffreddata nell’ultimo periodo. In America e Canada invece, un buon risultato è avere quelle 100-150 persone che sanno bene o male chi siamo.”

“E’ vero ultimamente ci sono stati grossi movimenti o grosse crisi all’interno di alcuni nomi storici della scena. Noi siamo buoni amici di Tarja (ex-Nightwish, ndr) e non siamo voluti entrare troppo nel merito del suo split con i Nightwish, adesso sta conducendo la carriera solista per la quale noi le facciamo i migliori auguri. Invece con gli Stratovarius la situazione è effettivamente strana, loro sono stati uno dei gruppi guida per i gruppi come il nostro, un riferimento che abbiamo sempre avuto e i leader indiscussi in campo power scandinavo per molti anni. E’ successo quello che è successo, i rapporti si sono rovinati e sembra che molti abbiano perso la testa. Noi speriamo che la situazione si risolva, perché prima che amici o conoscenti, siamo loro fans…”

Evergrey

11 luglio 2008

Prima della videointervista a Iggor Cavalera, intercettiamo anche gli Evergrey, dove il leader Tom S. Englund, nonostante sia visibilmente affaticato, risponde alle nostre domande in modo diretto e senza giri di parole.

“Siamo stanchissimi, non dormiamo da 30 ore circa, siamo arrivati direttamente dal Sud Europa e la fatica si fa sentire. Credo si sia visto anche on-stage, abbiamo dato tutto ciò che avevamo ma non siamo riusciti a coinvolgere molto il pubblico. La folla ha poche colpe, se noi siamo in forma, sarà un’ottima audience, se noi siamo cotti e facciamo schifo, la folla farà schifo. Oltretutto come tipo di proposta, dobbiamo essere in buona condizione perchè avendo molti parti emozionali nei nostri pezzi, ci dobbiamo concentrare sull’interpretazione e sull’atmosfera degli stessi.”

“Il nuovo disco dovrebbe uscire tra un mesetto, sarà un lavoro che vi stupirà perché fondamentalmente diverso dai nostri precedenti album. Questa volta volevamo avere un approccio molto rock and roll, paradossalmente avrà le caratteristiche e il nostro trademark tradizionale ma suonerà diverso rispetto al solito, volevamo proprio divertirci a inciderlo ed eravamo ispirati in sala d’incisione…magari poi non vi piacerà, noi ne siamo entusiasti al momento. Il suo titolo sarà Torn…bel nome eh?”

“Non siamo dei miliardari ma riusciamo a vivere lavorando di musica. Tu (riferendosi al compagno di gruppo) da quando hai cominciato stare con noi riesci a farlo. Ok, non sono le milionate che prende Zlatan Ibrahimovic ma sono comunque un buon compenso per il nostro lavoro”

“La Svezia nell’ultimo periodo ha sbattuto sul mercato diversi gruppi validi che hanno fatto anche successo? Ti posso dire che su decine di migliaia che si perdono per strada, una piccola parte viene presa in considerazione e poi messa sotto contratto dalle etichette, nell’ordine delle 20 band all’anno però non di più. Una caratteristica del successo Svedese? Guarda, rischiando d’essere retorico o scontato, ti dico onestamente che noi Svedesi abbiamo le palle quadrate, non c’arrendiamo mai e quanto otteniamo è meritato e trovato con strategia, sangue e sudore. Non tutto è dovuto in questo campo, vedo spesso molti giovani che desiderano tutto e subito, poi si bruciano da soli, magari non reggendo alla pressione del business oppure cercando di ottenere tutto e subito… magari perdendo la coesione della band e le occasioni importanti che si presentano nella carriera di un musicista. E’ proprio questione di avere la testa dura e la voglia di superare tutti gli ostacoli che si presentano a fare la differenza. Ora è un buon momento per noi, ma non bisogna mai creder di essere arrivati e si deve sempre pensare di avere ancora molto da fare. Se uno si ferma dura ancora sei mesi, un anno, poi si troverà da capo e farà molta fatica a ricominciare. Credo sia questione di mentalità e di disponibilità ai sacrifici ciò che fa la differenza.”

Condividi.