Ex.Wave, Plagiarism è il nuovo disco

Ex Wave Intervista

Sono al secondo album e possono già vantare un curriculum di tutto rispetto. Gli Ex.Wave dopo aver intrapreso una prestigiosa carriera accademica, dalla Mozarteum di Salisburgo alla Royal di Londra, si lanciano in un progetto musicale che mescola classico ed elettronico in un unico sound. Uno stile che ha permesso alla band di ottenere riconoscimenti internazionali e prestigiose collaborazioni con artisti di spessore come Alan Wilder (Depeche Mode) Astrid Young (sorella di Neil) o Mike Garson (pianista e arrangiatore storico di David Bowie e Smashing Pumpkins). In attesa di conoscere le prime date del tour, si esibiranno presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma e la Salumeria della Musica di Milano presentando il nuovo album, “Plagiarism”, il frutto di questo insolito dialogo tra archi, pianoforte e sintetizzatore. “Un percorso sperimentale” come ci spiegano gli stessi artisti, che permette loro di liberarsi dal tecnicismo accademico degli anni adolescenziali e da qualunque influenza musicale esterna, proponendo un progetto che, nonostante la dominante melodia cuore-amore tutta italiana, sta ottenendo numerosi consensi. “C’è una gran voglia di rinnovamento”.

Una rigida formazione classica poi l’approccio a sonorità più moderne. Qual è stato il motivo che vi ha spinti a fondere due realtà apparentemente così lontane?
Concluso il nostro importante percorso accademico, abbiamo analizzato non solo i pregi ma anche i difetti di quel mondo. Eravamo diventati più maturi e rispetto ai primi anni della scuola avevamo ormai piena consapevolezza dei nostri gusti musicali. Ecco l’idea di far dialogare gli studi con gli ascolti moderni. Volevamo spogliarci di tutto quel tecnicismo che ci aveva accompagnato negli anni, approcciando un nuovo progetto con un’ottica diversa.

Uno strumento per diffondere la tradizione classica nelle nuove generazioni? O intendete proporre unicamente qualcosa di innovativo, sperimentale?
Direi la seconda. Per noi questo è stato un modo per riavvicinarci alla modernità. La musica classica ti lascia in quel mondo perfetto, fiabesco, ma una volta uscito ti rendi conto di essere solo un mostro di tecnica, mentre la realtà intorno richiede qualcosa di diverso. Noi poi ascoltiamo musica elettronica sin da piccoli e abbiamo pensato a un progetto sperimentale che partisse dalla nostra formazione per poi lasciarci coinvolgere da innumerevoli influenze musicali.

L’Italia, nell’immaginario collettivo, è il paese della melodia spesso scontata e del ritornello facile. Che riscontro ha avuto finora un genere come il vostro? Bisogna per forza guardare oltre i confini nazionali?
Secondo me stiamo assistendo a un grande cambiamento. Ci rendiamo conto su Facebook, ad esempio, che sono tantissime le persone che intendono ascoltare e scoprire musica nuova lasciandosi alle spalle il solito motivetto italiano. C’è una gran voglia di rinnovamento. E poi bisogna anche conoscere il contesto. Oggi sembra che la buona musica sia solo all’estero, ma ho più volte sentito inglesi parlare male della propria produzione. Il segreto è capire i contesti e sapersi muovere.

Passiamo all’album. Perché intitolarlo “Plagiarism”?
Abbiamo provato a spiegare l’idea del titolo più volte perché è un po’ complicata e spesso si fa confusione. “Plagiarism”, ovviamente, vuol dire plagio. C’è chi lo considera una provocazione e chi, invece, lo intende come un voler ricalcare le impronte di chi ha già detto qualcosa, ma con una chiave di lettura soggettiva. In realtà noi abbiamo un background musicale molto ampio e per non sentirci oppressi da questo stesso background abbiamo deciso di metterlo da parte e di lasciarci andare nella composizione dei brani. A volte ci chiedono a chi siamo ispirati, in realtà noi proponiamo un suono nuovo che percorre vari stili. È la nostra concezione di musica. Oggi le band si esprimono diversamente in ogni album: scelgono inizialmente un percorso che poi cambieranno in occasione del lavoro successivo. Invece a noi piace esprimere ciò che siamo, in tutta la nostra pluralità, senza attribuirci un’etichetta.

Quindi è da intendere come una provocazione…
Sì lo è, perché chi è artista deve allontanarsi assolutamente dai gusti personali. Può ascoltare, ma assimilandone solo gli input, facendo lavorare il proprio inconscio, senza recuperare il discorso per intero. Sono molti che pensano di fare qualcosa di nuovo, ma in realtà si lasciano condizionare dai propri ascolti. Non sono loro a parlare e si perde la fase creativa.

In “Wonderland” il featuring con Astrid Young. Come nasce questa collaborazione?
Conosceva il nostro percorso e ci ha contattato su Myspace per proporci la partecipazione in un nuovo disco in cui Neil scriveva i testi e lei li interpretava. In quel caso ci siamo occupati di comporre alcuni arrangiamenti. Poi abbiamo pensato di portare lo stesso scambio artistico nel nostro album, ha accettato, e quando ha ascoltato “Wonderland” è stato bellissimo. Ha una voce matura, elegante. Non grida, ma ti accarezza e al tempo stesso ti fa percepire la sensazione di esplosione.

In “Plagiarism” avete realizzato anche la cover di “Poker Face”. L’originale è lontanissimo dal vostro genere, come nasce l’idea di reinterpretare un brano simile?
Per noi è stata una sorta di sfida. Un brano difficile da rileggere perché è conosciuto da tutti. Ci piaceva però questa idea di scegliere un pezzo e proporre una versione completamente diversa. C’è anche un’altra cover nell’album, degli Arcade Fire, ma è sicuramente più vicina a noi come stile. “Poker Face” è una sfida, speriamo sia stata apprezzata. Tempo fa ci contattò anche un membro della Gaga House. Stavano pensando di realizzare un album di cover dei brani di Lady Gaga. Progetto nel quale avrebbero partecipato altri artisti internazionali. Poi però ci sono stati problemi organizzativi e l’intenzione era comunque di dedicarci al nostro lavoro, interrompendo ogni collaborazione. Il sogno Ex.Wave resta sempre quello di provare a cambiare la musica italiana, o almeno provarci.

L’album è fuori da poche settimane, che stagione si prospetta per gli Ex.Wave?
Per quanto riguarda la promozione del disco ci esibiremo in due posti molto prestigiosi: presso la Salumeria della Musica a Milano il 10 novembre e l’Auditorium Parco della Musica di Roma, il 12. Ci saranno poi le classiche tappe in store prima del tour vero e proprio. Intanto stiamo già pensando al nuovo lavoro in studio e ciò che sta uscendo fuori ci stupisce. Di solito terminato un progetto si pensa di non poter esprimere al momento nulla di meglio e invece poi c’è sempre così tanto da dire…

Riccardo Rapezzi

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