Fabulous 50’s: rockabilly all’italiana

Fabulous 50’s: «Vivi al massimo, muori giovane e lascia di te un bel cadavere». Lo spirito del vero rockabilly parla italiano…sentiamo cos’hanno raccontato ai microfoni di Outune.

Innanzitutto: chi sono i Fabulous 50’s?
Alla chitarra Jimi Setzer, al contrabbasso Teo Rocker, alla batteria Simone e alla voce Obo. La formazione è questa. Simone è con noi dal 2003, mente la band è nata nel 1996 con un altro nome e una proposta psycho/neobilly. Poi abbiamo avuto un periodo di pausa fino al 2000 quando abbiamo deciso di tornare con una proposta più accessibile e orientata al rockabilly, con pezzi classici come Elvis o Eddie Cochran, tenendo comunque come riferimento gli Stray Cats che nei primi anni 80 furono coloro che crearono il NeoBilly, riportando il genere in auge con sfumature più moderne rispetto a quello che era negli anni 50. In questo modo riusciamo a proporre una scaletta che parte dalle origini del genere per arrivare a sonorità più moderne ma sempre ancorate alle origini.

Perché suonare rockabilly anni 50 nel 2010? Questo genere è davvero ancora vivo?
Il genere è molto vivo soprattutto all’estero, già nella vicina Svizzera ci sono realtà molto più forti di quelle che ci sono qui. E’ interessante il discorso del ritorno del burlesque, grazie al quale abbiamo già avuto la possibilità di partecipare a due serate in un locale in Svizzera (il Delta Beach di Ascona), dove abbiamo suonato facendo da colonna sonora all’esibizione. Il discorso quindi va avanti, anche qui in Italia il burlesque sta prendendo pian piano piede. 

Siete sulle scene ormai da qualche anno. Quanto seguito ha la vostra band?
La cosa è un po’ particolare in quanto non possiamo dire di avere un seguito fisso, più che altro c’è gente che ci conosce, specialmente in Veneto (Padova o Treviso) dove il nostro nome ha lasciato in qualche modo un segno, spesso tramite passaparola. In questo modo siamo anche riusciti ad ottenere diversi ingaggi per suonare a dei matrimoni, e così siamo riusciti a far girare ancora di più il nome. Il seguito quindi c’è, anche se non c’è qualcosa che si può definire un “fan club”.
Ogni sera troviamo gente diversa e nuova nei locali, anche se c’è comunque un ristretto numero di fan che vive come noi il genere che suoniamo, e coi quali siamo diventati amici a tutti gli effetti. Ecco, queste persone fanno spesso tanti chilometri per seguire le nostre esibizioni.
Un aneddoto interessante è successo di recente, quando abbiamo contattato un locale di Treviso per una serata che poi è saltata. Il gestore del locale ci ha però presentati ad un altro locale per procurarci una serata, e abbiamo scoperto che in quella zona siamo conosciuti da tutti.

Oltre al rockabilly quali sono le vostre altre preferenze musicali? Contaminano in qualche modo il vostro sound?
Jimi: sono partito con generi molto distanti, come il metal o cose più pesanti che c’entrano poco o nulla con quello che suono ora. Al momento oltre il rockabilly ascolto molto jazz e bebop. Ascolto un po’ di tutto e cerco di mettere qualche cosa di tutto in quello che suono, senza però andare a snaturare quello che è il nostro sound originale.
Teo: io sono partito dal punk inglese. Ora sono un po’ tornato indietro negli anni e ascolto anch’io rockabilly, oltre alla classica da cui arrivo come formazione. Comunque nel punk inglese ho ritrovato in parte la semplicità che c’è alla base di quello che suoniamo.
Obo: anch’io sono partito col punk e il metal, che ascolto ancora oggi, soprattutto hard rock e glam. Comunque un po’ di tutto.
Simone: sono partito anch’io dal metal, poi ho esplorato territori più anni 70, amo molto il prog, anche quello italiano. Poi, siccome la batteria in questo genere non fa tanto, ma quello che deve fare deve essere fatto bene, mi capita di provare, rischiando, a buttare nei nostri pezzi delle parti che a volte non c’entrano tanto col genere, ma che in qualche modo si incastrano nel nostro lavoro.

Jimi: il lavoro che abbiamo realizzato rispecchia un po’ l’idea che avevamo quando abbiamo iniziato a lavorare ai nostri pezzi. Idee nostre, con nostre influenze personali, ma sempre orientati al rockabilly.
Siamo comunque arrivati ad ottenere un lavoro eterogeneo da questo punto di vista, con brani puramente rockabilly ed altri più orientati ad altri generi, come lo swing, o con un forte accento punk (“Superhuman”), o influenze country e anche dance (“Cartoon”).

Come nasce un vostro pezzo? Chi di voi partecipa alla stesura dei brani?
Jimi: alcuni pezzi sono interamente miei, altri li abbiamo scritti insieme. Sui testi abbiamo lavorato insieme io e Obo, e raccontano dello stile di vita rock and roll e di tutto quello che gli orbita attorno, oppure affrontano altri temi più fantasiosi, ad esempio “Cartoon” racconta di come sarebbe la vita se fossi un cartone animato, mentre “Feel the beat” parla della vita anni 50. “Sad Valentine” è il pezzo che ha la storia più interessante, il riff di partenza è nato durante uno show ad un matrimonio, poi, una sera di San Valentino, in un locale totalmente deserto (c’eravamo veramente solo noi e il gestore), abbiamo deciso di lavorare sul pezzo per far passare la serata, e da lì è nato tutto. Il titolo è ovviamente dedicato alla serata in cui il pezzo è nato. “I am a rocker” invece parla di com’è una nostra serata quando andiamo a vedere un concerto, da quando ci prepariamo ad uscire, al momento del concerto e al dopo.
Insomma, in tutti c’è la goliardia del rock and roll, il doppiosenso delle situazioni, il modo un po’ “fumettoso” di raccontare le cose, ma soprattutto c’è la vita reale. Come diceva Chuck Berry “Ho fatto un mucchio di canzoni e sono state sempre un successo perché ogni testo racconta un fondo di realtà”.

Tornando al discorso dei cartoon mi viene da pensare anche all’artwork del vostro CD, se non erro interamente realizzato da Obo.
Obo: sì, tutto il lavoro è stato fatto da me. Fin da piccolo mi piaceva disegnare, e da qualche anno ho ripreso questa passione. Una passione che nasce dalla customizzazione delle moto, dalla mia passione per i fumetti e per le cose un po’ particolari, come i disegni di Von Datch. Poi nell’artwork ho inserito tanti elementi caratteristici del rock and roll, la palla da biliardo, le carte da gioco, l’occhio di Von Datch, e poi il piede con la birra, che è un po’ la mia firma, una specie di tributo ai salami e i piedi che Jacovitti metteva in tutte le sue tavole. Insomma, mi sono sbizzarrito un po’, dando sfogo alla mia fantasia.

Siamo alla fine dello spazio a disposizione. Volete dirci come possiamo seguire le vostre attività?
Abbiamo il sito www.fab50.it, da poco ridisegnato da Simon, sul quale si possono trovare tutte le nostre date, le nostre foto e le news sulla band.
Poi ci trovate su www.myspace.com/fabulous50, e ovviamente su facebook. Se volete acquistare il nostro disco potrete farlo tramite il nostro sito, oppure mandandoci una mail.

Corrado Riva

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