Fear Factory: Mechanize è la colonna sonora del mondo di oggi

Una reunion e un disco che hanno fatto discutere a qualsiasi latitudine: ecco Burton C. Bell e Dino Cazares ancora insieme sotto il monicker Fear Factory nel 2010. Li abbiamo incontrati al Rock N Roll di Milano per una videointervista poco prima della signing session, ecco cosa c’hanno raccontato.


VIDEOINTERVISTA

“Mechanize” è stato un lavoro a gestazione veloce, come ci racconta Dino: “Se negli anni novanta avevamo tempistiche molto lunghe e a tratti esasperanti per comporre un album, a questo giro siamo stati rapidissimi. Pochi mesi grazie anche all’alchimia che si era creata tra noi, c’era grande energia e grande voglia di registrare qualcosa di davvero pesante.” Burton non si nasconde “E’ stato davvero bello lavorare ancora insieme al mio amico Dino, siamo riusciti a fare un disco che parla del mondo attuale, anziché del futuro com’era consuetudine una volta. “Mechanize” è la colonna sonora dell’orrendo mondo di oggi, una società automatizzata e senza scrupoli, anni fa pensando al domani, non avremmo potuto immaginare una situazione così orribile.” Dino aggiunge: “Cerchiamo sempre di far pensare con la propria testa i nostri fans e chi ci ascolta, le lyrics sono crude per inquadrare bene la situazione attuale, è per questo che il disco suona molto pesante, molti hanno detto che è il nostro disco più pestato? Bé hanno ragione, “Soul Of A New Machine” era durissimo, questo non scherza per nulla, è denso di rabbia e di passione ed energia.”

Gli chiediamo se il famoso proclama inserito nel capolavoro “Demanufacture” di quindici anni fa sia ancora attuale oggi, o meglio se sia divenuto effettivamente realtà nel 2010. Burton vuole crederci: “Bé ci stiamo avvicinando, ci sono ancora troppe persone con la mente chiusa ma lentamente si apriranno anche loro. A livello prettamente musicale le cose sono cambiate molto, e bisogna ammettere che la mente dei musicisti si è aperta molto, ogni settimana si inventa un nuovo genere grazie alla commistione tra sound e idee diverse, è tutto abbastanza eccitante.” Dino si prende ciò che spetta ai Fear Factory: “Sai quando iniziammo la nostra avventura facevamo semplicemente ciò che volevamo e ci sentivamo di suonare. Molte persone dissero ‘ehi cos’è questa roba? Death metal e voci melodiche? No non funzionerà mai!’. Oggi ci sono state un sacco di band che hanno preso questo stile come ispirazione, che hanno deciso di lasciare spazio alle idee e alla loro mente, senza barriere e pregiudizi.”

Chiediamo ai ragazzi quale secondo loro è stato il momento migliore e quello peggiore per la band: Dino non ha dubbi “Ovviamente il momento più basso è stato essere lontano per sei anni dai Fear Factory!” Burton gli fa eco “Non avere Dino per tutto quel tempo è stato molto difficile, ora siamo contenti di esser tornati a fare musica insieme! Il momento più alto invece direi indiscutibilmente l’anno 1999: raggiungemmo un successo globale e incredibile, credo proprio sia stato il picco della nostra carriera”.

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