Francesco Buzzurro

È da poco uscito il quarto album di Francesco Buzzurro, chitarrista e compositore siciliano che ne “L’Esploratore” si affida alla sola chitarra classica per operare una sintesi fra le più disparate culture musicali del mondo. Un disco che avrebbe potuto anche intitolarsi “Il Navigatore” oppure ”Il Trasvolatore”, tanto è evidente la volontà di abbattere barriere e di viaggiare per mare e per terra che queste 13 composizioni riescono a trasmettere. Un artista prezioso, che cerca strade espressive in grado di non fermarsi all’omologazione imperante di questi tempi.


 

27 novembre 2009

Il musicista stesso ci spiega le ragioni e i significati della sua nuova opera discografica: “Con ‘L’Esploratore’ ho voluto ricollegarmi idealmente ai grandi transatlantici del Novecento, che erano un luogo d’incontro fra uomini di diversa estrazione sociale, di diverse fedi, di diverse scelte ideologiche. Questo è quello che cerco di fare attraverso la mia rielaborazione della musica etnica: inviare un messaggio di pace fra i popoli, e ‘L’Esploratore’ nasce ed è concepito in questo senso. Tant’è vero che il primo brano è ‘Hava Nagila’, un originale israeliano che è stato ideato proprio con questa funzione; mentre nell’ultima traccia del disco ho fuso assieme ‘Greensleaves’ e ‘Pride Of The Springfield Road’, rispettivamente un pezzo inglese e l’altro irlandese, a rimarcare ulteriormente questi concetti. Credo che la musica possa veicolare meglio di altri linguaggi questo messaggio di incontro e di comunione fra i popoli, fornendo le basi per un dialogo che riesca a superare gli steccati costituiti dalle fedi, dalle idee e dai costumi differenti delle persone, e credo anche che sia molto sottovalutata; in fin dei conti si tratta della lingua più parlata e diffusa in tutto il mondo, e qui mi piace ricordare quello che diceva Platone a proposito di essa: ‘La musica oltrepassa il cervello e arriva direttamente al cuore ed all’anima’. In ogni caso, un altro stimolo importante per la composizione di questo disco mi è arrivato da quello che ha realizzato Daniel Barenboim con la fondazione della West Eastern Divan Orchestra, formata da musicisti israeliani e palestinesi.”

Perché l’uso della sola chitarra classica in un progetto del genere? “Penso che questo strumento abbia delle potenzialità espressive che non sono ancora state sviscerate appieno. Oggi si tende a utilizzarlo in modo quasi esclusivamente intimistico, all’intero di piccoli concerti con un massimo di 80 persone o poco più. Al contrario, credo che le sue qualità timbriche e armoniche possano superare questi limiti, piuttosto angusti; per me la sola chitarra può simulare una piccola orchestra. Non è un caso che molte rielaborazioni presenti nei miei dischi siano tratti da originali pensati per grandi ensemble, a volte persino con l’uso del coro. Inoltre la chitarra può far rivivere musica per liuto antica di 2000 anni, come nel caso di ‘Dance Of Yi Dance’, una composizione cinese scritta originariamente per la Pipa, il tradizionale liuto cinese. La mia, quindi, è anche un’opera di valorizzazione delle grandi qualità di questo strumento.”

Francesco, però, ha anche composto un paio di dischi in quartetto, “Latinus” e il più recente “Naxos”. Quali sono le differenze di approccio fra queste due diverse dimensioni? “Da solista mi preoccupo di affrontare un repertorio noto, costituito per lo più dalle musiche popolari di tutto il mondo, anche se non mancano altre suggestioni. Da solo mi sento più libero di trascrivere tutti i pezzi che mi piacciono e che mi colpiscono per una ragione o per l’altra. Poi ovviamente c’è la fase della rielaborazione, ma l’aspetto che mi piace di più in tutto questo è proprio l’assoluta libertà che posso avere nel lavorare in solitudine, sciolto da vincoli di qualsiasi tipo. In quartetto, invece, imposto un discorso compositivo diverso. Prima di tutto le composizioni sono miei originali; in secondo luogo la scrittura è più influenzata dal jazz rispetto ai miei lavori solisti. Jazz che però cerco sempre di contaminare con altre influenze. Comunque, anche in quartetto mi capita d’inserire opere originali che mi piacciono particolarmente: ad esempio, nel mio ultimo album in quartetto, ‘Naxos’, ho incluso ‘Libertango’, il capolavoro di Astor Piazzolla che compare anche in ‘L’Esploratore’.”

Nell’ultimo disco è presente pure “Mi Votu e Mi Rivotu”, antica serenata siciliana che Buzzurro ha scelto d’interpretare quale omaggio alle proprie radici. Quali sono i musicisti siciliani contemporanei che più apprezza? “In ambito pop, sicuramente Carmen Consoli: è una cantante molto personale, propone una musica moderna ma non dimentica il suo retroterra culturale; c’è molta Sicilia nelle sue canzoni. Poi voglio citare anche Mario Incudine: si tratta di un musicista che utilizza il folk come pretesto per narrare storie che diventano universali nei loro significati. È davvero molto bravo e molto originale, e la sua capacità narrativa è veramente notevole.”

Cosa c’è nel futuro di Francesco Buzzurro: “Innanzitutto voglio realizzare un disco solista di mie composizioni originali. Credo sia arrivato il momento di dare spazio a dei miei brani anche in questa veste. Ne ho già pronti un po’ e quindi questo sarà il prossimo passo discografico. Inoltre, recentemente, ho scritto le musiche per la docu – fiction prodotta dai fratelli Muccino, ‘Io Ricordo’, sulla mafia e le sue vittime, e ho appena terminato di scrivere quelle per lo spettacolo teatrale di Gianfranco Jannuzzo, ‘Girgenti Amore Mio’, che debutterà il primo di dicembre al Teatro Manzoni di Milano, per la regia di Pino Quartullo.”

Stefano Masnaghetti

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