Intervista a Fred De Palma, l’hip hop si fa duro con Rocco Siffredi

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Dopo una lunga gavetta a base di dischi autoprodotti e gare di freestyle, dopo la partecipazione allo show televisivo MTV Spit, per l’mc torinese Fred De Palma è venuto il momento della prova del fuoco. Prova che affronta con il suo nuovo disco, “Lettera al successo”, inciso per Roccia Music, la nuova etichetta di Marracash. Un mix di brani più intimi e altri più scanzonati, tra i quali non può che spiccare “Rodeo”, il cui video con Gue Pequeno dei Club Dogo e soprattutto con uno special guest come Rocco Siffredi ha inevitabilmente fatto parlare di sé. Ne abbiamo discusso con lo stesso Fred.

Questo non è il tuo primo disco, ma è il primo con una certa visibilità…
Sì, ho fatto altri tre album prima di questo, di cui due assieme a Dirty, che ha sempre rappato con me. Da solo avevo inciso “FDP”, i cui singoli hanno avuto un buon riscontro, mentre il disco un po’ meno perché comunque non ero ancora così conosciuto.

La differenza nel lavorare a questo, di disco?
“Lettera al successo” è stato concepito e registrato in poco più di tre mesi. Le canzoni le avrò scritte fai in un mese e mezzo. La maggior parte dei pezzi li ho scritti senza ancora sapere che avrei avuto il supporto di Roccia Music, quindi è stato come se stessi lavorando a un album autoprodotto. Io sono abituato a scrivere molto, anche due pezzi al giorno. Quando ho saputo di Roccia Music all’inizio ero gasatissimo, tanto che a Marra mandavo una cosa come sei pezzi alla settimana!

L’esperienza con l’etichetta come sta andando?
Più che un’etichetta, Roccia Music è una crew nel vecchio senso del termine. Per me è stato fantastico perché mi sono trovato a stretto contatto con artisti che ho sempre ammirato. E ora mi sento veramente parte di questo gruppo.

Quanto la tua attuale visibilità dipende dalla partecipazione a MTV Spit?
Sicuramente tanto. Io e Marracash ci siamo conosciuti lì. Poi Spit mi ha dato una visibilità che non sarei riuscito a ottenere con il semplice freestyle.

Ti trovi più a tuo agio con il freestyle e l’improvvisazione, oppure con la scrittura?
Senza dubbio preferisco scrivere. Per me l’improvvisazione è più che altro un gioco, qualcosa che ho sempre saputo fare. Ma non mi sono mai allenato. Facevo le gare anche per fare un po’ di soldi. Vincendone tante, sono poi stato introdotto a Spit.

Nel disco ci sono tracce più leggere e altre più riflessive: come le hai bilanciate?
Io ho un metodo di scrittura che mi sono costruito nel tempo, che mi permette di spaziare tra tanti tipi di brani diversi. Poi sono uno che scrive molto a seconda delle sensazioni del momento e delle esperienze che mi capitano. Quindi se mi capita un’esperienza come “Rodeo”, scrivo un pezzo come “Rodeo”. Se me ne capita una come “Carillon”, scrivo quella. Ogni pezzo è un momento della mia vita.

A proposito di “Rodeo”, nel video c’è un ospite piuttosto “ingombrante” come Rocco Siffredi: non hai paura che distolga l’attenzione dal pezzo in sé?
Quando ho fatto il pezzo ho chiamato Gue Pequeno, perché mi sembrava il featuring ideale. Subito dopo ho pensato che sarebbe stata una figata se ci fosse stato Rocco nel video. Tramite contatti che avevo, l’ho sentito e lui si è subito gasato all’idea, tanto che ci ha invitati a casa sua, non ci ha chiesto soldi, è stato superdisponibile. Gli è piaciuta molto la traccia, anche perché è molto vicina al suo mondo. Non ho mai temuto che l’attenzione si spostasse sul video. Anzi, ho sperato che la attirasse, l’attenzione. Sapevo da subito che ci sarebbero state delle critiche, ma anche che se ne sarebbe parlato.

Tu sei di Torino: è un buon momento per la tua città…
Sì, è vero. In primis ne è venuto fuori Ensi in maniera massiccia. Poi anche io e Shade siamo riusciti a uscire da Torino, che comunque è una città molto chiusa. L’unico modo di uscirne, l’ho sempre detto, è il freestyle. Ho amici a Torino che sono fortissimi, molto più di rapper più famosi da altre parti di Italia, ma che non sono ancora riusciti a sfondare.


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