Gianluca Massaroni

Vincitore del premio della critica al Musicultura Festival del 2006, Gianluca Massaroni è un coraggioso giovane cantautore che, nell’era dei talent show, cerca percorsi alternativi per approcciarsi al grande pubblico. In occasione del suo debut album, “L’amore altrove”, abbiamo scambiato qualche battuta con il musicista vogherese.

12 ottobre 2009

 

Parlando subito del disco, ci puoi dire com’è stata la sua lavorazione, quali difficoltà hai dovuto affrontare nel realizzarlo?
Sicuramente si è trattata di una lavorazione lunga e piuttosto elaborata. Ci sono state parecchie difficoltà: dal trovare gli studi, allo scegliere gli arrangiatori e i musicisti adatti per il mio tipo di canzoni. Non si è trattato di qualcosa di automatico. Però alla fine ci siamo riusciti, tant’è vero che il disco esce il 16 ottobre, e io sono soddisfatto della sua riuscita.

Ho letto che sei stato scoperto da Eros Ramazzotti: come l’hai conosciuto?
Guarda, si è trattato di un ‘incontro’ quasi fortuito. Stavo partecipando al programma “B – Side” di Alessio Bertallot, e lui stava ascoltando proprio quella trasmissione. Gli sono piaciuto e ha deciso di contattarmi. C’è stata una certa latenza, ci siamo conosciuti solo sei mesi dopo il programma. Però lui era deciso ad offrirmi un contratto con la sua etichetta, Radiorama, io sono stato lietissimo di accettare, e così eccomi qui. Lo ringrazio molto, perché c’è stato molto coraggio da parte sua.

So che hai scritto il tuo singolo, “Confesso che ho paura”, ispirandoti al libro di Pablo Neruda, “Confesso che ho vissuto”. Qual è il tuo rapporto con la letteratura, e quanto questo ha influenzato la tua musica?
Beh, quello si è trattato di un caso unico. Stavo andando ad un provino in macchina, in autostrada, e mi ero portato il libro da leggere. E’ stato qualcosa di molto spontaneo, ma in genere non attingo dai libri per le mie canzoni. Però la letteratura è stata importante per me dopo il liceo, in un periodo incerto della mia vita, e alcuni libri, alcuni romanzi mi hanno dato la possibilità di scrutarmi nel profondo, trovare delle cose nel mio animo che prima non conoscevo. Diciamo che è stata una fase di crescita.

Tornando sul piano più strettamente musicale, quali sono stati gli artisti che più hanno segnato la tua crescita come scrittore di canzoni?
Il primo cantautore di cui mi sono innamorato è stato Luigi Tenco, poi sono venuti Piero Ciampi, soprattutto per il suo tono sanguigno nel cantare e l’asprezza dei suoi testi, Rino Gaetano, un artista molto avanti per i suoi tempi e che solo adesso sta ricevendo il giusto riconoscimento, e anche qualcosa di Lucio Battisti. In generale, mi piacciono tutti i cantautori di rottura, anticonformisti, quelli che hanno scritto canzoni immortali, che hanno superato la prova del tempo e che ancora oggi sono considerati dei maestri. Però ascolto anche musica straniera, in particolare la vena intimista di gente come Nick Drake, Tim e Jeff Buckley (in particolare, “Grace” di Jeff è un disco che mi ha folgorato, per il suo stile, per la sua grazia, appunto), Elliott Smith. Ma io scrivo in italiano perché questa è la mia cultura; certo, apprezzo anche gli stranieri, ma secondo il mio punto di vista è una cultura che non ci appartiene del tutto. Cantare in italiano ha una sua metrica precisa, ci sono differenze che non possono esser messe da parte. Insomma, voglio continuare la nostra tradizione, perpetuare le nostre radici.

A proposito di Tenco, ho notato un tono crepuscolare nei testi delle tue canzoni. Che cosa ne pensi? Come ha influito in questo il vivere in provincia?
Nascere e vivere a Voghera mi ha permesso di non subire i ritmi frenetici della grande città, in un certo senso di isolarmi e nascondermi, forse anche di chiudermi in me stesso. Adesso abito a Pavia e quindi non è cambiato molto. Però, stando in questa sorta di ‘isolamento’, sono riuscito a non farmi influenzare dalle mode nella mia musica.

Parlando di mode, cosa ne pensi del recente, enorme successo dei cosiddetti talent show, come X Factor e simili?
Prima di tutto, nei talent show in generale e in X Factor in particolare partecipano molti bravi artisti, ottimi cantanti con grandi capacità vocali, insomma ragazzi che hanno davvero talento. Però il problema è che la ribalta mediatica è tutta per loro adesso: le etichette discografiche, le major vogliono puntare sul sicuro, non hanno voglia di rischiare e di scoprire nuovi talenti anche in altri luoghi, in altri contesti che siano diversi dal format televisivo. Per gli altri è davvero arduo arrivare alla gente, al pubblico. Oggi in Italia o fai pop oppure, se sei un cantautore, ti considerano uno che suona qualcosa di ‘inascoltabile’. Però io non ho mai creduto alla storiella un po’ meschina e un po’ ridicola del cantautore che fa musica per una nicchia di pochi eletti. Infatti io, in questo senso, non mi sento parte di nessuna delle due categorie. Non saprei bene dove collocarmi. Certo voglio raggiungere la gente, il grande pubblico. Non mi vergogno di dire che avrei molto piacere se il mio disco vendesse molto. Certo i cantautori sono considerati più ostici perché dicono le cose in faccia, così come stanno, a muso duro. Questo è quello che faccio: io mi ‘ tolgo i vestiti’ quando scrivo i miei pezzi, e vorrei che lo facesse anche la gente che mi ascolta. Che si mettessero a nudo anche loro.

Quali sono le tue opinioni sulla musica scaricabile sul web? Lo trovi un fatto positivo o negativo, o tutt’e due le cose insieme?
La musica liberamente fruibile in internet può essere una cosa positiva. Perché fa conoscere gli artisti a una grossa fetta di pubblico, allarga le loro possibilità di promozione. Però può anche affossarli. Perché spesso non si dà la possibilità agli artisti di crescere e di proseguire la loro carriera, anche perché molti scaricano gratis i dischi solo per il gusto di avere tanta roba nel loro HD o nel loro iPod. Lo stesso succede per i film. Attenzione! Io non dico di comprare tutto: ascoltate tutto prima, e comprate solo i dischi che vi piacciono, quelli di cui vi innamorate, se siete veramente appassionati di musica. Anche perché ormai molti cd non costano neppure moltissimo, con 15 – 16 euro te la cavi, e oggi cifre del genere spesso vengono bruciate in modi molto più stupidi. Poi magari tra un po’ i cd manco esisteranno più, ma sai, io sono quasi un feticista dell’oggetto, per me avere tutto in mp3 è piuttosto orribile, mi sembra quasi di avere il nulla in mano. Si perde qualcosa senza l’oggetto fisico da coccolarsi tra le mani. Poi non credo che un musicista si possa giudicare solo da poche canzoni o, tutt’al più, da un singolo disco. Però spesso per un artista emergente è difficile continuare ad esprimersi, e quindi a pubblicare più dischi, se non riesce a venderli e non trova l’appoggio di nessuna casa discografica. Per questo il web può essere un’opportunità, ma può anche trasformarsi in qualcosa che uccide le nuove creatività.

Classica domanda di commiato: ci sarà un tour di supporto a “L’amore altrove”?
Purtroppo, per ora non ci sono progetti precisi di promozione del disco con un tour. Non abbiamo ancora deciso nessuna data. Il problema è trovare gli spazi adatti per poter suonare. In ogni caso, i musicisti ci sono, la voglia è tanta, quindi spero di suonare dal vivo il prima possibile e il più possibile, ma per adesso non c’è nulla di già stabilito.

Stefano Masnaghetti

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