Gianluca Salvadori: il cantautore pilota

Gianluca Salvadori, pilota in pensione, dopo una vita letteralmente fra le nuvole ne sta vivendo una seconda da cantautore, per continuare a volare.
Lo abbiamo contattato, e con lui abbiamo parlato di aerei, musica, progetti futuri e del suo disco “Due passanti”, messo alle stampe lo scorso anno.

Ciao Gianluca, intanto grazie per il tempo che ci concedi.
Ho letto la tua biografia sul tuo sito e l’ho trovata davvero molto interessante. Pertanto per cominciare ti chiederei di raccontarci qualcosa su di te,  sul tuo passato, e sul tuo rapporto con la musica.

Direi che non c’è molto da aggiungere alle note biografiche presenti nel cd. Ho imparato, come quasi tutti negli anni ’60, a strimpellare la chitarra sull’onda della musica beat: adoravo i Beatles, decisamente i più grandi dopo Elvis, ma solo come compositori e precursori di un certo genere musicale. Come esecutori preferivo altri, come Ray Charles, King Crimson, Steely Dan, tecnici e sofisticati ma con un “soul” quasi irraggiungibile.
E, a proposito di “soul”, devo aggiungere la musica brasiliana: Chico Buarque, Tom Jobim e Vinicius De Moraes mi hanno regalato emozioni grandiose dandomi anche l’opportunità di “visitare” una gamma di armonie ed accordi che credo riecheggi in diverse mie composizioni. Né posso dimenticare la vena poetica di Jacques Brel, Paolo Conte e Fabrizio De Andrè, ineguagliabili ed immortali cantastorie dell’amore perduto e della quotidianità.
Con questo “bagaglio”, ottenuta la maturità classica a Firenze dove vivevo, ho dovuto scegliere tra musica e aeroplani. Non è stato difficile ma doloroso sì: le cose o si fanno bene o non si fanno. La mia preparazione musicale (tecnica intendo) era quasi zero e non c’è voluto molto a propendere per i secondi. Così sono entrato in Accademia Aeronautica e, dopo quattro anni, eccomi pilota da caccia sul famoso F104 Starfighter (o “fabbricatore di vedove” come lo definivano i suoi detrattori).
Sopravvissuto e felice, nel 1981 sono transitato nell’aviazione civile dove ho avuto modo di pilotare di tutto: dal “vecchio” Caravelle ai modernissimi Airbus 330.
Finché, raggiunti i fatidici 60 anni (curioso come ricorra quel numero!), ho dato una spolverata allo strumento che mi aveva atteso fiducioso e ho iniziato un’altra vita.

Nella recensione del tuo CD ho accennato ad un forte legame fra il volo a bordo di un aereo e la sensazione che dà la musica. Entrambe secondo me sono sensazioni molto forti, e in qualche modo paragonabili. Tu che di esperienza di volo ne hai in abbondanza puoi darmi conferma riguardo a questo mio pensiero?
Credo che l’intensità di una sensazione dipenda essenzialmente da due fattori: chi la prova e che cosa la provoca. Mi spiego: se fai ascoltare la Quinta di Beethoven a mia figlia, quanto a sensazioni fai prima a farle ascoltare il Tg di Emilio Fede e ottieni lo stesso effetto. Per quanto riguarda me non c’è sensazione paragonabile a quelle che provavo volando a 1000 km/h a 20 metri da terra o a 2000 km/h facendo slalom tra le nuvole. La musica dà sensazioni immense: la differenza, per quanto sottile e, forse, discutibile sta nel fatto che dentro l’aeroplano io mi sentivo parte attiva del miracolo, in altre situazioni il ruolo va condiviso. Ripeto, questo è ciò che accade a me, qualunque altra opinione in merito è degna di attenzione. Magari io stesso dopo il decimo concerto cambierò parere: ma ne dubito!

I tuoi testi di cosa parlano principalmente? Si tratta di storie personali e autobiografiche? Quanto il tuo passato e il tuo lavoro hanno influito sulla stesura dei tuoi brani?
Nell’attività di compositore, mi viene naturale dedicare particolare attenzione alla stesura del testo che, quasi sempre, prende spunto da episodi o immagini che la memoria si porta appresso e che, talvolta una sensazione, una frase letta in un libro o un bel tramonto riportano a galla.
Non c’è una regola fissa, direi che il processo è abbastanza banale: viene in mente una melodia, si registra (io non so scrivere sul pentagramma) e si pensa ad un argomento da sviluppare; non sempre funziona, ma a volte sì. “La musica dell’aeroplano”, ad esempio, è venuta durante un volo notturno sull’oceano atlantico, il testo molto tempo dopo ripensando ad un amore di gioventù finito male. In “Una notte surreale” è nato prima il testo che prende spunto dal sorvolo dell’isola di Montecristo dove un magnifico yacht era alla fonda: immaginare l’avvenente proprietaria alle prese col suo Comandante malandrino è stato quasi inevitabile!

Il tuo ultimo CD “Due passanti” è uscito sul finire dello scorso anno con la collaborazione di Giò Rossi (Collettivo Mazzulata n.d.r.), una nostra conoscenza. Com’è nata questa collaborazione?
La collaborazione con Giò Rossi è arrivata per caso, attraverso Alberto Fabris, che conoscevo già e che di “Due passanti”, nel quale suona il contrabbasso, è arrangiatore e produttore artistico. Alberto ha l’invidiabile dote di non stravolgere un brano ma di valorizzarlo con pochi tocchi, quasi sottovoce, rispettandone il carattere e la linea melodica. Purtroppo i suoi impegni di musicista essenzialmente jazz non gli consentono, per il momento, di seguirci nell’attività “live” (assai modesta per la verità). Con Giò mi trovo benissimo, ho tutto da imparare: dalla presenza scenica, alla padronanza tecnica, alla sensibilità, alla pazienza…Purtroppo ha il difetto di essere troppo richiesto in giro…

Il CD come sta andando? Hai iniziato a distribuirlo? Al pubblico sta piacendo?
Il cd “non sta andando”, per dirla senza mezzi termini. La distribuzione, per ora, è del tutto assente, così come assente, o quasi, è l’attività “live”. Il pubblico, nelle poche esibizioni, ha mostrato di gradire il genere (che è un po’ particolare e “di nicchia”) ma gli impegni di Giò col Collettivo e la latitanza dell’etichetta discografica non lasciano molto spazio all’ottimismo.

Hai in programma delle serate dal vivo? Dove possiamo seguire le novità sulla tua attività?
Il 28 Aprile prossimo, comunque, suoneremo al Teatro Nuovo di Varese come apertura al concerto di Kellie Rucker col Collettivo Mazzulata: in quell’occasione spero di poter “allargare” la formazione con qualche musicista in più (e anche qualche novità visto che almeno altre 30 mie composizioni aspettano di essere suonate).

Grazie ancora per il tempo che ci hai dedicato. Ti lascio qualche riga per un saluto ai lettori.
Per adesso un caro saluto ai lettori ed un “a risentirci”, spero, prestissimo anche sul
mio sito www.gianlucasalvadori.it. Grazie.

Corrado Riva

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