Giovanni Allevi (Press Conference)

Torna a parlare uno dei personaggi più discussi degli ultimi anni nel panorama musicale italiano. Ecco le sue dichiarazioni in un’attesa conferenza stampa.

7 agosto 2009

Giovanni, ti trovi alla vigilia di un grandissimo passo per te e per il nostro paese: il concerto all’ Arena di Verona circondato da musicisti stranieri. Come ti senti all’idea?
Potrò sembrarti un megalomane, ma il concerto all’Arena è la dimostrazione che la musica classica contemporanea ha ancora qualcosa da dire al mondo e lo fa dal palco più internazionale che abbiamo in Italia. Lo dico con un grande sorriso ed un grande entusiasmo, ringraziando il pubblico che ha reso possibile tutto ciò e senza il quale non potrei fare il mio mestiere. Non potevo minimamente immaginare una volontà così grande, tanto che la mia fantasia non poteva arrivare fino a questo punto . Vorrei che i musicisti stranieri dopo il concerto tornino a casa dicendo: “In Italia ho visto cose che non potete nemmeno immaginare”. Mi riferisco soprattutto al pubblico, che sarà meraviglioso.

Ho letto che a New York, nella scuola dove era ambientato “Saranno Famosi”, si sono tenute audizioni per venire a suonare con te!
Mi commuove il fatto che in America abbian fatto le selezioni per venire a suonare con me, considerando poi che solo 5 anni fa ho dovuto chiedere più di un’ audizione per suonare lì. Chi non ha visto saranno famosi in vita sua? Solo che loro sognavano, mentre io ho la sensazione che qui il sogno si stia avverando!

Come va con i tuoi problemi legati all’ansia?
Come saprai, sono uno dei più grandi esperti di ansia e panico al mondo (ride), ma continuo a dare la mia definizione positiva del problema: sono forze che ci travolgono, ma è bello che le redini vengano mollate un po’. Mi spiego meglio:  il panico non è l’incontro con un vuoto paralizzante, ma un’occasione per creare. Più sperimento la mia fragilità e più sono recettivo alla musica. Do il meglio di me al momento in cui sono totalmente vulnerabile. I fan sono continuamente preoccupati e si prodigano nel proteggermi e nel rincuorarmi.

A questo punto della tua vita e della tua carriera, ti senti arrivato?
Assolutamente no, tutto deve ancora accadere, non mi abbandono  alla mia storia passata né al futuro che mi aspetta. Non bisogna mai fare il punto della situazione, questo da buon ansioso so che è l’unico modo per andare avanti. L’unica cosa che cerco di fare è cogliere l’attimo e vivere nella dimensione della poesia, che poi è quello del presente.

Che definizione dai di musica, o almeno della tua musica?
La musica per me è un’entità che ha una realtà a se stante. E’ la strega capricciosa che bussa alla mia testa già perfettamente strutturata. Un po’ come per Michelangelo con le statue di marmo. Per anni mi ha suggerito il timbro del pianoforte solo, da qualche tempo ha parlato attraverso l’orchestra e ora è tornata a parlarmi col pianoforte solo. Mi affascina molto il quartetto d’archi per scrivere musica da camera un po’ diversa da quella che faccio, ma ora mi piacerebbe tornare in una situazione più intima. La contaminazione con altri generi però non fa proprio parte della mia natura. Anzi, credo sia un po’ finita l’era della contaminazione nella musica. Parlo della musica in generale, non per forza di classica, come credo che esista il genio musicale in qualsiasi genere  e non solo nel mio campo.

A breve suonerai ai Mondiali di nuoto. Anche quella tra musica e sport può essere considerata una contaminazione, ma hai mostrato di apprezzarla.
Mi è stato chiesto di partecipare, gli organizzatori me l’hanno chiesto con infinito rispetto verso la mia arte e mi han dato carta bianca. Sono molto sensibile alla contaminazione tra mondi differenti e gli organizzatori hanno dimostrato grande sensibilità. Il mio rapporto col nuoto è importante:  l’acqua mi aiuta a separare ogni singola nota che devo suonare. Mi permette di ripassare  e mi fa anche sciogliere,  visti i miei problemi di rigidità. La musica è come l’acqua nel suo fluire elastico.

Hai appena compiuto 40 anni, senti il passare degli anni o ti preoccupa?
Il compleanno per me equivale alla frase: sono contento che sei nato. Non lo vedo assolutamente con ansia, anzi quello è un problema che di solito hanno le donne.

Credi che le critiche gratuite facciano parte un po’ del gioco o credi che ci stia il fatto di non poter  piacere a tutti?
C’è stato un gioco molto duro, con veri e propri macigni contro di me,  contro la croce rossa che rappresento.  Ho dovuto lottare per mesi con il panico causatomi dalle critiche. Ma è stato un bene perché hanno  confermato l’importanza di quello che stavo facendo. Altrimenti  certi personaggi non si sarebbero minimamente scomodati. Le stesse critiche furono mosse a Puccini (di essere un personaggio mediatico ndr), Mozart, Debussy e credo di essere in ottima compagnia. Le critiche non mi spaventano, vado avanti per la mia strada con la stessa convinzione.

Luca Garrò

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