Glenn Wizik (The Dead Formats)

Una band che, a conti fatti, ha già le carte in regola per diventare un act di rilievo in un panorama musicale che, col passare degli anni, sta per diventare sempre più saturo: il loro mix di punk, pop e la giusta unione tra il sound degli anni Ottanta e il moderno è ciò che traspare dal loro omonimo EP, uscito a giugno per Visible Noise.

23 giugno 2009

Incontriamo Glenn Wizik, chitarrista della band, per parlare di questo lavoro, della genesi e di quanto ha ispirato questo promettente sestetto.. check it out!

Puoi parlarci brevemente della storia dei The Dead Formats?
La band è stata formata due anni e mezzo fa, la cosa che ci ha spinto a formare i The Dead Formats è il fatto che siamo amanti della musica. Per anni siamo stati compagni di classe e abbiamo fatto parte già in passato in altri gruppi. Suonare è quanto abbiamo sempre fatto, come puoi vedere!

Quando avete iniziato a scrivere il materiale per il vostro primo EP? E la storia dietro questo disco?
Il primo materiale è stato scritto già quando ci siamo formati. Il nostro desiderio è sempre stato quello di non voler venire etichettati e messi a caso in una scena, quindi abbiamo iniziato a suonare già da subito quello che ci piaceva. Abbiamo sempre pensato che se qualcuno vuole entrare nel mondo della musica deve lavorare senza costrizioni e vincoli.

La vostra musica è un “melting pot” di differenti, e in alcuni casi inconciliabili, generi musicali. Quali sono le vostre influenze e che generi musicali/artisti ascoltate più spesso?
Principalmente ci ispiriamo a band come The Jam, The Clash e molti gruppi tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Reggae e soul sono due dei nostri generi preferiti, come band del calibro di The Small Faces e The Kinks. Non dimentichiamo band più moderne come The Rakes e The Coral. Potrei andare avanti per ore!

In “Step it up” citate i Duran Duran e il risultato della canzone è buono. Cosa ne pensate di questa band e del movimento New Wave?
Ad essere sincero, questo movimento non ci piace e pensiamo che sia merda; di fatto, la prima metà degli anni Ottanta è stato un periodo orrendo per la musica britannica. “Step it up” è il nostro omaggio a gruppi del calibro dei Gang of Four, che prendevano l’attitudine punk e la mixarono con il reggae e i beat della musica dance, con un risultato secondo noi eccezionale. Ci sembra strano che questa canzone venga confusa come un tributo ai Duran Duran!

Pensi che il vostro sound, che prende influenze dagli anni Settanta ad oggi, possa essere una ragione che vi permetta di creare una vasta fanbase, che includa i ragazzini ma anche i loro genitori o le persone che erano teenager 20-30 anni fa?

Lo speriamo. La bellezza della musica è proprio la sua possibilità di essere, essere stata e rimanere uno strumento che supera i confini di età e culturali.

Il Regno Unito è stato uno dei focolai più importanti ed influenti nel sistema musicale di sempre. Pensi che questo status lo possa mantenere anche in questo secolo?
Finché ci saranno per le strade ragazzini annoiati e frustrati penso che questa cosa sarà possibile. La qualità della musica proveniente dal Regno Unito è il fatto di avere un cuore e un coraggio che difficilmente puoi trovare in altre situazioni.

State pianificando un tour europeo, ad oggi? Qualche data in Italia?
È una cosa che ci piacerebbe fare, e spero che si riesca a pianificare delle date in Italia, ma ad oggi non ci sono progetti ufficiali.

Il vostro EP è eccezionale. State programmando il primo full lenght? Avete già in mano nuovi pezzi o state dedicando voi stessi alla promozione del disco?
Ti ringrazio, prima di tutto, dell’opinione che hai nei confronti del nostro EP. Ad oggi stiamo dedicando tutte le forze al nostro EP, anche se stiamo già scrivendo in vista del nostro primo LP. Abbiamo già pronti alcuni brani che ne entreranno a far parte e l’attesa per registrarli, fidati, è enorme!

Nicola Lucchetta

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