Hauschka: ci parla del suo nuovo disco, Salon Des Amateurs

Se vi siete persi il concerto del tedesco Hauschka all’Elita Festival di Milano solo per inseguire i vari aperitivi gratuiti al Fuori Salone, potete fare ammenda andando subito ad ascoltarvi “Salon des Amateurs”, l’ultimo disco del pianista tedesco in bilico tra musica classica, contemporanea e da club. “Salon des Amateurs e il mio precedente disco, Foreign Landscapes, sono stati registrati in contemporanea. Mi ero dedicato a quest’album per orchestra, ma nel frattempo avevo voglia anche di comporre dei brani che fossero più da club” ci spiega Volker Bertelmann, alias Hauschka, prima del suo live, “per cui ho portato avanti i due progetti allo stesso tempo, tanto che per un po’ con la mia etichetta abbiamo pensato a un doppio cd. Ma poi abbiamo deciso di tenere le due cose separate”.

Protagonista assoluto di “Salon des amateurs”, è ovviamente il pianoforte preparato di Hauschka, su cui il musicista tedesco lavora per ottenere effetti particolari. “I suoni e gli effetti li ottengo quasi tutti col piano, anche quando sembra che io ricorra all’elettronica. Nell’ultimo album l’unico suono elettronico è quello del basso”. Il segreto di Volker sta nelle cianfrusaglie con cui interviene sulle corde del piano: “Mi porto dietro tutta una serie di oggetti, di solito mi riforniscono ai negozi cinesi dove vendono tutto a un euro. Ma anche i miei fan mi portano sacchetti pieni di oggetti sperando che possano tornarmi utili. Uso di tutto, tappi di plastica, palline da ping pong…in Salon des amateurs ho usato molti tipi di carta diversa”.

Mi piacciono le canzoni vere e proprie” va avanti a raccontare Hauschka, “ma nei miei brani è anche importante la ripetizione. Amo i brani che si costruiscono per loop progressivi e a ogni loop aggiungo qualcosa, un piccolo particolare di cui magari l’ascoltatore non si accorge subito, fino a quando non arriva a dire «ma come siamo arrivati qui?»”. E in effetti c’è un che di ipnotico nell’andamento di buona parte dei brani di “Salon des Amateurs”, dall’iniziale “Radar” al conclusivo “Sunrise”. Così in concerto così come in studio di registrazione, in ogni caso, l’improvvisazione rimane un elemento fondamentale della musica di Volker Bertelmann: “Di solito mi siedo al piano e comincio a improvvisare quel che mi viene in mente, vedendo dove mi porta la musica. Amo molto l’improvvisazione, anche durante i concerti”.

Marco Agustoni

Condividi.