Human Improvement Process, ecco l’estrema rivelazione italiana

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Il loro disco fa paura, così come la loro abilità esecutiva e la loro esagerata bellezza come si evince dalla foto promo qua sopra. Scherzi a parte, gli Human Improvement Process sono davvero la rivelazione italiana dell’anno in campo estremo. Quanto tempo è durata la fase di scrittura e composizione dell’album? Quanto quella di registrazione? Il risultato finale ottenuto soddisfa in pieno le vostre aspettative?
Marcello Tavernari: la fase di scrittura e composizione vera e propria ci ha portato via quasi un anno e mezzo, quella di registrazione poco meno di un anno. Abbiamo voluto curare nei minimi dettagli ogni singola parte dei pezzi finché non ci siamo sentiti soddisfatti appieno. Il lungo tempo delle registrazioni è invece causa della dipartita di due membri della band proprio mentre eravamo in studio. Siamo comunque più che soddisfatti del risultato ottenuto, sia in termini di composizione che di come il disco effettivamente suona.

“Progressive death metal moderno; ok ora lo chiamano tech metal, ma è un bel frullatino di brutalità Meshuggah-iana, blast beat e accelerazioni di scuola classicamente US, breakdown e schizzi deathcore più moderni, melodie e armonie chitarristiche inaspettate devastate dal cantato growl e hardcore del duo Sebastio/Tavernari” –> questa pippa colossale è adeguata per descrivere il vostro sound oppure manca qualcosa? Sareste più semplici nella descrizione o ancora più arzigogolati?
MT: ahah! Può rendere abbastanza bene l’idea, in effetti. Noi stessi non sappiamo come definirci correttamente: volendo trovare per forza una categoria abbiamo optato per experimental death metal. Semplificando un minimo la tua descrizione posso dirti che io non ho cantato sul disco, le voci sono tutte di Stefano.
Fabio Carretti: Mi sono perso a metà della seconda riga ahahah! A parte gli scherzi, non abbiamo mai composto – e mai comporremo – con l’idea di rientrare in un genere ben preciso. Scriviamo quello che ci passa per la testa in base alle nostre influenze e agli ascolti del momento, uniamo le idee e riarrangiamo il tutto finché il risultato non ci soddisfa.


Quali sono le vostre influenze principali e le band che vi hanno spinto a diventare musicisti?
MT: Si va abbastanza indietro coi tempi… Comunque uno dei primi lavori che mi ha spinto a imbracciare lo strumento verso i 14 anni è stato sicuramente “Follow The Leader” dei Korn, insieme a Linkin Park, Evanescence e Metallica.
FC: Il primo CD metal che ascoltai fu, se non ricordo male, quello omonimo degli Slipknot, seguito a ruota da “Hybrid Theory” dei Linkin Park per poi passare a Metallica, Iron Maiden. Da lì iniziai a dilapidare danari in dischi e strumenti. (cazzo se siete giovani beati voi, ndJC!)

Quanto è stato facile/difficile ottenere un contratto con Memorial? Quanto vi sta aiutando nella diffusione/distribuzione del vostro disco?
FC: Eravamo in contatto con Memorial Records già da un po’ di tempo, e quando ha sentito il nostro disco si dissero subito interessati a pubblicarlo. Per quanto riguarda la promozione sta facendo un lavoro davvero eccellente, siamo molto soddisfatti di come sta andando il nostro album!

Qual è la vostra posizione riguardo i servizi di streaming musicale? Thom Yorke e altri artisti famosi stanno sparando a zero su Spotify e affini giudicandoli inutili per le band emergenti. Quanto in realtà può aiutare, anche magari a introito zero, un mezzo come Spotify o Deezer per farvi conoscere nel mondo anzichè costringervi nello sperare in qualche download illegale?
FC: Ho dovuto fare una ricerca su Google per capire chi fosse Thom Yorke, chiedo venia! Questo tipo di critiche fatte da artisti famosi e milionari mi fanno un po’ ridere, riportandomi alla mente Lars Ulrich in “Christian Rock Hard” (South Park stagione 7 e 9), quando piangeva perchè non si sarebbe potuto comprare il bar in oro da mettere a bordo piscina a causa del download illegale (stavo soffocando dal ridere qui, ndJC). Tornando ai tempi nostri, se non ci lamentiamo noi – che abbiamo “le pezze al culo” – non vedo perché dovrebbero lamentarsi loro che con la musica hanno guadagnato cifre spropositate (soprattutto nel caso di Yorke, con quelle sue cazzo di lagne che chiamano canzoni). Per quanto mi riguarda uso Spotify quotidianamente e da quando sono passato all’account pro ho capito quanto fosse comodo, soprattutto perché mi evita di avere centinaia di brani salvati sul mio cellulare! Senza poi contare che con il servizio radio ho scoperto tanti gruppi nuovi, quindi una figata!

Dato che di dischi non se ne vendono quasi più, avete pianificato un lungo tour? Quale act vi piacerebbe supportare dal vivo prossimamente?
MT: Stiamo attualmente promuovendo il disco esclusivamente in Italia: attendiamo una buona occasione per spostarci all’estero, dato che i lunghi tour costano parecchio e non sempre servono a una band emergente che si trova, magari, prima su cinque gruppi a suonare alle 7 di sera davanti a dieci persone.
FC: Per ora non abbiamo pianificato nessun tour, siamo solamente al debut album e non abbiamo intenzione di imbarcarci in improbabili, lunghi e dispendiosi tour. E ti dirò che a noi con i dischi non sta andando poi così male sinceramente (modestissimo)! Con il prossimo disco speriamo – anzi contiamo – di partire in tour coi Decapitated.


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