I Lacuna Coil, l’Italia e quanto ci gira intorno: parola a Cristiano Migliore

Ultima data al New Age Club di Roncade per i Lacuna Coil; nel pomeriggio incontriamo Cristiano Migliore, loquace chitarrista del gruppo, per una lunga intervista che è lo specchio degli ultimi 12 mesi di storia della metal band italiana più famosa all’estero. Con un occhio di riguardo, però, anche al mondo che ci circonda…



A quasi un anno dall’uscita, e dopo un lungo tour, qual è il bilancio che fate di questo “Shallow Life”?

Ottimo, direi! Abbiamo venduto 200000 copie in un anno, una cosa che non ci aspettavamo visto che, negli ultimi anni, le vendite dei cd tendono ad un calo verticale rispetto al passato. Ormai si è costretti a fare dei tour per poter guadagnare qualcosa. C’è stato molto successo negli States, che ad oggi sono la nostra priorità: infatti, escludendo alcune date nei festival la scorsa estate, queste serate sono il nostro primo tour in Europa.

La ottima posizione su Billboard all’uscita del disco dimostra che siete molto famosi all’estero, ma in Italia le cose vanno un po’ diversamente. Quali sono le ragioni? Questa è una delle motivazioni per le quali fate “solo” 4 date in madrepatria, quando altre band sono abituate a pianificare tour più estesi in casa?
Se stessimo parlando di qualche anno fa potrei essere d’accordo con te, ma da “Karmacode” in poi le cose sono andate meglio: siamo arrivati al disco d’argento e abbiamo rivisto la nostra opinione sul mercato italiano. Con “Shallow Life” le cose sono andate come previsto: vendite buone ma in calo, proprio per il motivo che ti dicevo poco fa. Siamo soddisfatti anche dell’affluenza nelle varie serate: escludendo questa serata a Roncade, un po’ più piccolina delle altre, le altre sono andate molto bene, tenendo conto che molte sono state infrasettimanali!
Il problema delle “sole” 4 date è vincolato al tour europeo che deve toccare vari territori e mercati, e questa cosa ti costringe a “sacrificare” l’Italia. Magari qualche anno fa la cosa poteva funzionare, ma oggi devi fare due conti e preferire il fatto di fare sei date in Regno Unito.

È una mia impressione o i canali musicali vi hanno “pompato” molto meno rispetto a “Karmacode”?
In realtà, secondo me, non è che sui canali musicali non fanno passare il nostro video…la realtà è che ormai trasmettono poco o niente di musicale! Ormai sono solo reality show, Scrubs e simili. Ormai, se si vuole vedere qualcosa di musicale in televisione, di sicuro non guardo MTV, purtroppo! Il canale è cambiato così tanto che l’unica scelta resta RockTV, che tra l’altro è un canale via satellite a pagamento, che quindi non può raggiungere tutte le persone. Il discorso, alla fine, è che i video musicali non sono più la cosa del momento. Ormai tutto sta cambiando così velocemente che una cosa che, due o tre anni fa, poteva sembrare normale per fare marketing di un gruppo come la trasmissione di un video in rotazione, sta pian piano scomparendo.

Guardavo di recente il vostro dvd “Visual Karma”, un manifesto della vostra “Era Karmakode”. Pensate di fare una cosa simile anche per questo disco?
In realtà no, anche perché prima di fare uscire questo dvd abbiamo dovuto aspettare 10 anni (ride, ndr). È stata una cosa nata per puro caso e con il tempo: agli esordi non hai materiale e budget sufficienti per produrre un dvd da mettere sul mercato; abbiamo voluto aspettare di avere qualcosa di speciale come il concerto al Wacken, registrato con più videocamere.. una cosa che non capita tutti i giorni! Non era una cosa fatta in esclusiva per noi: c’era infatti una troupe che era là per seguire tutte le band. Alla fine abbiamo visto che comunque la qualità del materiale era molto buona e abbiamo pensato di chiedere il permesso agli organizzatori, che fortunatamente ce l’hanno concesso. L’unico accorgimento fatto in studio è stato un missaggio dell’audio per ottenere dei livelli di suoni ottimali, ma per il resto la registrazione non è stata “corretta” da overdubs e cose simili.

Vista l’evoluzione degli ultimi tre album, l’etichetta gothic che vi accompagna fin dall’inizio vi sta un po’ stretta?
A dirti la verità ci sta un po’ stretta da tanto tempo (ride, ndr)! Questa è una cosa che ci portiamo dietro dagli esordi della band. Ma non è una cosa che cercavamo forzatamente per infilarci in un calderone particolare, ma semplicemente era lo specchio dei nostri ascolti all’epoca. Se ascolti bene, infatti, nei nostri dischi c’è una continua evoluzione, un cambio di stile che, pur rendendoci sempre riconoscibili, ci ha portati verso un sound più “americano”. Questo perché, nei vari tour negli States, siamo entrati a contatto con la loro cultura e la loro musica, anche dal lato della produzione. A conti fatti, “Comalies” resta il vero punto d’unione tra passato e futuro della band. Ma, come ti ho già detto, l’importante è fare la musica che ci viene spontanea di fare. Quando abbiamo fatto “Karmacode” la gente ci ha detto che era nu-metal, e ora con “Shallow Life” ci siamo spostati verso una sonorità più rock!

Una curiosità.. ti ricordi ancora la vostra data di supporto ai Punkreas qui vicino (estate 2003 a Vascon, Treviso, ndr)?
(Risata fragorosa, ndr) A parte il livello un po’ più basso, la gente è stata molto partecipe. Alla fine è stata anche una data divertente, con un divertentissimo viaggio di ritorno con i Punkreas.

E il punto più alto della vostra carriera?
Il punto più alto è invece la nostra esplosione in America: arrivare al 16° posto in Billboard non è cosa da tutti i giorni. Inoltre a questo successo sono seguiti ben tre tour negli States: il primo con i Disturbed e i Killswitch Engage nella prima parte dell’anno, poi a luglio un tour da headliner con tante band come Kill Hannah e Dommin e, alla fine, un tour da coheadliner con gli All That Remains tra ottobre e novembre per un network di radio americane, che stanno facendo passare i nostri singoli nell’etere. Ed è per questo che abbiamo “sacrificato” l’Europa: le radio ti promuovono nella loro programmazione e nei tour e la cosa può molto aiutare.

Scott Ian disse anni fa “son felice di pagarmi le bollette facendo come lavoro la cosa che più adoro”. Visto che ormai hai passato i trent’anni da poco, ti senti realizzato di quanto fatto con i Lacuna Coil?
Noi siamo arrivati ad un punto che sicuramente ci soddisfa: le bollette ce le paghiamo, ma non navighiamo nell’oro come molti possono pensare. Per dirti, io vado in giro con una Clio del 2003, ma mangiamo e ci possiamo permettere di scrivere musica e andare in tour a tempo pieno. Direi che il tutto è un ottimo risultato, comunque mirato ad andare sempre oltre.

Gli ultimi tre video, tutti tratti da “Shallow Life”, dimostrano che siete una band comunque capace di scherzare, e vedere in maniera un po’ sarcastica la situazione italiana degli ultimi anni. Cosa pensi a tal proposito dell’Italia degli ultimi anni?
Voglio farti una precisazione intanto: le cose trasmesse dai video non sono solamente a livello nazionale, ma ormai è una cosa che coinvolge tutto il mondo. Per il resto… mi viene un po’ da sospirare ed è questa la ragione che ci spinge a nasconderci e a stare per i fatti nostri appena torniamo a casa. Penso che l’Italia sia arrivata ad uno dei punti più bassi della sua storia: stiamo scavando e ogni giorno, appena accendi la TV e guardi il telegiornale ti crolla tutto. Noi siamo comunque felici di fare quello che facciamo, ma stai sicuro che se le cose potesse andare meglio, di sicuro tutti sarebbero più contenti.

Nicola Lucchetta

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