I Pocket Chestnut e il loro Bedroom Rock’n Roll

Un breve scambio di battute con i Pocket Chestnut, giovane band lombarda giunta al traguardo del primo album, “Bedroom Rock’n Roll”. Vediamo cos’hanno da dirci Tum e Pol.

Nella cartella stampa dei Pocket Chestnut c’è un simpatico allegato chiamato “Perché comprare il cd Bedroom Rock’n roll” in cui sostenete che la copia fisica del vostro disco è di spessore ma non impegna. Vale anche per la vostra musica?
Tum: Ciao! Hai colto nel segno, bum! Se suonassimo musica di spessore ci saremmo già rotti da un pezzo, così come se prendessimo troppo sul serio l’orchestrina che abbiam messo in piedi.  Prima di mettere in piedi la baracca, eravamo 4 amici che si trovavano a vedere concerti, a bere birra a fare grigliate, a vedere partite di Basket. Suonare in un gruppo come il nostro e pensare di fare questo di mestiere sarebbe frustrante, annichilente…in poche parole sarebbe più gradevole staccarsi una gamba e darsi un calcione nelle palle da soli.

Come si è sviluppato il vostro suono? Che mix di influenze ha lavorato su di voi a livello artistico in generale?
Tum: Mi piace la musica che fa plin, plin mentre quella che fa pum pum mi fa venire il mal di testa. Dopo 5 birre di solito i miei gusti si invertono, bizzarro!
Pol: E’ stata una cosa molto naturale, come avrai intuito ascoltando il disco ci piace la musica americana, e tutti i nostri ascolti – da Robert Johnson agli Akron Family con tutto quello che c’è in mezzo – bene o male si sono affacciati alle nostre orecchie quando ci siamo seduti davanti al computer con la chitarra in mano per registrare il cd. Non credo ci sia stato un vero e proprio “sviluppo” del suono: è stato tutto molto spontaneo, con una componente stocastica molto, molto, molto alta.

I vostri testi sono in inglese ma nascono direttamente così o c’è un lavoro di traduzione? In quest’ultimo caso avete mai valutato di provare qualche brano in italiano?
Tum: Nascono in inglese perché  mi vergognerei tantissimo a spiattellarti i fatti miei in italiano, credo sia un escamotage per star sul palco senza diventar rosso. Quando canto in italiano mi vien da ridere di solito perciò lascio stare.

Il disco è uscito in contemporanea sotto forma di copie fisiche in vendita e copie gratuite scaricabili online, ci potete spiegare questa scelta?
Tum: Lo scarichi dai blog, lo ascolti e se ti piace tanto magari lo compri. Senza il primo passo non arriveresti mai nemmeno al magari, non per un gruppo come i Pocket Chestnut (impronunciabile per il 67,4% degli italiani).
Pol: Mettere il disco in Rete ci ha permesso di arrivare anche all’estero, specie negli Stati Uniti, su web radio e blog: è una cosa bella, che da soddisfazione, non la viviamo come uno svendere quello che facciamo. Del resto adesso anche gli artisti major non si incazzano più dei leaking…

Quali a vostro avviso i vantaggi e gli svantaggi dell’autonomia nella produzione e nella promozione?
Tum: Ci vedo in gran parte vantaggi perché puoi fare quel che vuoi. Vuoi regalare il tuo disco? Puoi. Vuoi farlo pagare 5 euro? Puoi. Vuoi andare al mare e smetterla di fare concerti? Puoi. Lo svantaggio è che non hai nessuno che ti appoggia asciugamani caldi dietro agli amplificatori nel post concerto, ma per ora ce la caviamo tranquilli con lo stick ascellare sempre nel taschino, accanto alla castagna.
Pol: Dovremmo avere l’opportunità di provare a non essere autonomi per fare un raffronto. Sicuramente lo svantaggio è quello di doverti occupare tu di tutto, cosa che – se suoni per hobby, come facciamo noi – porta via una buona parte del tempo libero. D’altro canto sì, avere certe autonomie decisamente non è affatto male. Non credo che ci sia una situazione ideale, sotto questo punto di vista. Almeno, la situazione ideale è quella che ti permette di fare ciò che vuoi con persone che tu stimi e che pensi lavorino bene. Se un domani dovesse capitarci di collaborare con un’etichetta che abbia la nostra stessa filosofia benissimo. Per adesso però dobbiamo fare da noi. Siamo un gruppo che ha appena messo il naso fuori dalla cantina, non siamo nessuno, e prima di pensare a qualcuno che creda in noi e che collabori con noi dobbiamo dimostrare di essere noi i primi a crederci…

Claudia Piras

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