Il Meccanismo Base di Tommaso Tam

Sei anni tra un album e l’altro sono un lasso di tempo che potrebbe abbattere anche una corazzata, figuriamoci artisti che non fanno parte di tutto quel marasma di personaggi e pseudo divi usciti da talent show che, da troppi anni, popolano il panorama musicale nostrano. Il ritorno di Tommaso Tam è una felice sorpresa di fine anno per chi crede ancora che la parola talento possa avere altri significati…

Posso permettermi di chiederti come mai dopo due album molto ravvicinati hai atteso così tanto tempo per una nuovo uscita?
Un po’ mi sono perso nelle faccende della vita quotidiana e un po’ la pigrizia che ha giocato un ruolo fondamentale in questo limbo. In realtà nel frattempo ho registrato un altro album che non è ancora uscito, e che per adesso resta nel cassetto…In futuro chissà!

Qual è il Meccanismo base cui fai riferimento nel titolo?
Quello che vuole l’ascoltatore. Ogni cosa in questo mondo ha il suo funzionamento e il proprio meccanismo, dall’atomo all’automobile. Così anche il modo in cui nascono le canzoni e quelle di questo album in particolare, sono tutte frutto di una creazione estemporanea. Ogni lavoro musicale sincero nasce se non da un’idea complessiva, almeno da una poetica, da una visione. Verrebbe da dire: da un meccanismo base.

L’ironia che scaturisce dai tuoi testi è un’arma che usi abitualmente per sopravvivere alle brutture della vita quotidiana?
E’ il modo migliore per vedere gli eventi nella loro interezza. Non avere quella visione intransigente, rigida. Magari una battuta, una risata, un sorriso, può ridimensionare la realtà e mostrarcela sotto aspetti diversi. A volte bisogna guardare il lato buffo della vita per affrontare ciò che non ci piace.

Pensi si possa fare ironia su qualsiasi cosa?
Si ma non tutti sono pronti a coglierla.

La scelta della registrazione in analogico è dovuta solo al tipo di suono che volevi ottenere o possiamo leggervi anche un po’ di nostalgia per i tempi che furono?
Ho capito tanto tempo fa che i miei provini casalinghi sono di gran lunga migliori delle  stesse canzoni registrate in studio. Hanno un qualcosa di mistico che è raramente difficile riprodurre una seconda volta in studio.

Come nasce un tuo brano? Nascono prima le melodie o i testi?
A volte nasce prima la melodia ma non esiste una sola via. Alcune canzoni hanno già tutte  le parole. E come un flusso di coscienza. Le mie preferite sono quelle che sgorgano dal nulla, come se esistessero già nell’iperuranio ed io sono il privilegiato che si sintonizza e fa il download.

Quanto è cambiato il tuo modo di scrivere dagli esordi, ma anche solo da nell’ultimo anno?
Non è cambiato tanto fondamentalmente. Non ci sono regole, e non seguo schemi o giri armonici preconfezionati. Nei due album precedenti ho inserito un po’ di tutto, dal pezzo strumentale cinematico al cameo di pochi secondi e forse era un modo per dimostrare la mia versatilità compositiva. In Meccanismo Base il lavoro è volontariamente più omogeneo e mi sono attenuto alla forma “canzone”, cercando di non sconfinare nella banalità.

Alcuni artisti non riascoltano mai i propri vecchi album, forse per paura di riportare in vita fantasmi che si vogliono dimenticare. Anche per te è così o non hai problemi a risentire il tuo vecchio materiale?
Ogni tanto c’è qualche canzone che mi chiama e la riascolto volentieri, ma di solito ascolto altro.

Perché si ha sempre la situazione che, come per molti altri aspetti, fare musica e venderla in Italia sia più difficile che in altri paesi dove talvolta il tenore di vita è ancora più basso? Al di là della crisi, credo che siamo ancora molto indietro dal punto di vista culturale (e molte cose sono lì a dimostrarlo).
Perché, spiace dirlo, ma l’Italia non è più culturalmente al primo posto come paese e il degrado socio culturale che ha caratterizzato questi ultimi vent’anni ha contribuito molto al disinteresse per l’arte in generale. Vedi i continui tagli alla cultura.

Credi possa esserci un futuro per questo music business?
Al momento attuale la maggior parte degli artisti “campa” con i concerti live e ad ogni modo è dura. L’importante secondo me è continuare a credere nel proprio lavoro, anche perché, business o non business, io onestamente non riuscirei a smettere. Se non vi piaccio dovrete abbattermi.

Luca Garrò


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