Intervista a Aleksandar Rajkovic

Quando la musica diventa un bel mestiere per vivere bene. Il trombonista di Goran Bregovic si racconta…


27 ottobre 2009

Ma lo sapevate che a suonare il trombone alle feste balcaniche con tanta tanta gente si rischia di perdere i denti? Prima del concerto di Goran Bregovic con la sua Wedding & funeral Orchestra agli Arcimboldi il 29 ottobre, in una chiacchierata con Aleksandar Rajkovic, suo trombonista, scopriamo una parte meno conosciuta della vita di un musicista, sempre in giro per il mondo, tra accenni al periodo della guerra dei Balcani… Ecco come la musica diventa un mestiere grazie a cui vivere e avere un’occasione in più per vivere meglio.

Aleksandar, raccontami il tuo percorso artistico.
“Non provengo da una famiglia di gran musicisti, anzi, i miei genitori sono architetti, ma suonavano il pianoforte. Cosi anch’io ho frequentato per sei anni le elementari di piano. Poi avrei potuto proseguire gli studi classici, ma i pianisti sono cosi tanti che, se non sei bravissimo, diviene una cosa inutile. Così ho deciso di provare qualcosa diverso, qualche strumento dove non ci fosse troppa concorrenza. Ed ecco il trombone! Ero piccolo ancora, ma mi sembrava davvero interessante. E ho fatto di nuovo quattro anni di elementari, poi quattro di superiori e quattro anni di accademia di musica. Tutto a Belgrado. Ho cominciato anche i due anni per fare il dottorato. Però le guerre balcaniche erano già iniziate e in quel momento mi sembrava di stare a perdere tempo. Sai, quando ci sono le crisi e la guerra bisognerebbe fare il trafficante, non il musicista! Durante la guerra suonavo al teatro nazionale di Belgrado, ma, come sempre, a lavorare in teatro si fa la fame. Allora ho cominciato a suonare alle feste, ai matrimoni, ai funerali. Lo svantaggio è che suonare il trombone all’aperto, in posti dove c’è tanta gente, è scomodissimo. Prima o poi resti senza denti! Quindi ho imparato a suonare il bombardino, lo strumento che suono con Bregovic adesso. L’unico altro problema era che le feste erano poche e i funerali tanti…”

Come sei arrivato a far parte dell’ensemble di Goran Bregovic?
“La storia con Goran è iniziata per caso. L’ex batterista mi chiamò per conoscerlo e il discorso con Goran fu… “Salve sono Goran, sai suonare?” – Ed io “Sì”. – E lui “Vuoi suonare?” – “Sì.” – “Ce l’hai il passaporto?” – “No.” –  “Dove sei nato?” –  “A Belgrado.” – “Quanti giorni abbiamo? 2, 3… magari… Dai facciamo in tempo!” E dopo 3 giorni mi sono trovato in Italia in tournée con Goran Bregovic!”

Com’è suonare al fianco di Bregovic? C’è un ricordo in particolare che vuoi raccontare?
“Be’, è difficile… e i ricordi particolari non sono legati alla musica, purtroppo. Ci sono più di 100 concerti all’anno, dappertutto. Si viaggia ogni giorno. Ci sono solo 7 Paesi al mondo dove puoi entrare con il passaporto serbo senza un visto. Per gli altri 150 devi andare al Consolato e chiedere un visto. La procedura di solito dura una settimana per noi e di solito abbiamo da fare 3 visti in 2 giorni. Quindi è molto stressante.”

So che, quando ti è possibile, suoni con un gruppo italiano di Forlì, i Gattamolesta…
“Ah, i Gattamolesta sono simpaticissimi. E’ stato un gran piacere vedere che in Italia c’è qualcuno affascinato dalla nostra musica e son stato molto contento di suonare con loro. Spero che  in futuro si farà ancora qualcosa insieme.”

Come si vivono la musica, la danza e le tradizioni nella tua terra d’origine?
“Guarda, sono di Belgrado e lì di tradizioni non si occupa nessuno. Siamo tutti cresciuti con la musica rock, cult, mission. Se non ci fosse stata la guerra, non avrei nemmeno pensato di andare in giro a suonare con gli Zingari.”

E’ possibile vivere solo di musica in Serbia? Che difficoltà ci sono per chi fa il tuo mestiere?
“Conosco tanti che vivono solo di musica in Serbia. Tutti miei amici dell’Università per esempio. E vivono anche bene. Poi, come in ogni lavoro, c’è chi è capace e chi non è capace. Per quelli capaci è molto meglio la Serbia del resto d’Europa, semplicemente perchè non esiste la guardia di finanza che ti sta dietro 24 ore al giorno.”

Per un dialogo di pace fra i popoli cosa serve secondo te?
“Mmm….servono extraterresti, ben armati, che dicano “Adesso siamo noi la razza superiore! Uomini state buoni e zitti o vi mangeremo tutti!” Scherzo… Io non credo nella pace che si fa con l’esercito e con le armi. Ci sono popoli e Paesi dove tutta l’economia è basata sulla guerra e devono far le guerre per forza o crolla tutto.”

E così, da mestiere per vivere, la musica si trasforma in strumento attraverso il quale è possibile la conoscenza fra i popoli e le persone… La musica è tutta intorno, basta solo saperla ascoltare!

Melissa Mattiussi

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