Goran Bregovic

Artista poliedrico e musicista imprevedibile, Goran Bregovic sarà in Italia il 26 ottobre per il suo nuovo spettacolo. Lo abbiamo raggiunto per fare quattro chiacchiere…

18 ottobre 2009

Parlando del tuo ultimo disco, a qualche mese di distanza, c’è qualcosa che cambieresti o sei soddisfatto anche ora di quanto pubblicato?
“Alkohol” è uno di quei dischi che si realizzano senza aver nessun piano preventivo in testa. Sono stato invitato a suonare al Guca Festival e insieme alla mia band abbiamo suonato musica che di solito non suoniamo, nuova per noi. A Guca la gente beve e balla, la musica che suonammo là era musica adatta per quel posto, spontanea! Non c’è nulla di conseguenza da modificare o da correggere quando abbiamo registrato, è musica fatta esattamente per bere e ballare. Se questo disco farà sì che una donna si metterà a ballare su un tavolo e permetterà ai musicisti di avere un buon riscontro mentre suonano allora significherà che “Alkohol” è un buon disco.
 
Nonostante tu abiti a Parigi, come vedi oggi la tua Bosnia dal punto di vista musicale? C’è una scena? Cosa suonano prevalentemente le band?
La scena è composta principalmente da alcuni ottimi Dj. Sono abbastanza interessato alla musica tradizionale e alla musica contemporanea, il pop invece, come per la maggior parte delle persone della mia età, non mi interessa minimamente. Non ho sentito onestamente più di tanta musica moderna decente arrivare dalla Bosnia, contrariamente a quella tradizionale che invece conosco bene…

Stai lavorando o lavorerai per qualche nuova colonna sonora?
No, negli ultimi dieci anni ho composto davvero poca musica per i film. Quando ero più giovane pensavo ci fossero migliaia di possibilità e di strade da percorrere, ora alla mia età sono consapevole di quanto la vita sia breve e so bene quali cose si possono fare bene e quali no. Ho smesso di scrivere musica per soddisfare e accompagnare l’arte di altre persone, preferisco dedicarmi totalmente ai miei progetti personali. Sono fortunato a essere un artista contemporaneo che ha in giro per il mondo migliaia di persone che non vedono l’ora di ascoltare la mia nuova musica.

Dopo aver partecipato a “I giorni dell’abbandono” vorresti tornare a recitare?
Ho recitato in due pellicole, una diretta dallo Scandinavo Uni Straume, l’altra diretta da Roberto Faenza, il film era “I giorni dell’abbandono”. Fortunatamente entrambi erano film intelligenti, posso considerarmi soddisfatto di averci partecipato, penso che la mia carriera da attore possa considerarsi chiusa…

Com’è lo show dal vivo che accompagna l’uscita del nuovo album “Alkohol”? Puoi anticiparci qualcosa di quanto vedremo agli Arcimboldi?
Suonerò brani dal mio progetto Alkojol, alcuni da “Sljivovica” che è il disco già uscito da un po’, altri da “Champagne” che invece uscirà il prossimo anno. Suonerò qualche pezzo anche da “My Heart Has Become Tolerant” e parte della mia opera “Karmen con lieto fine”. Ci sarà spazio anche per qualche brano tratto da vecchie colonne sonore di film. Ci sarà la mia orchestra di venti musicisti con me, grazie a questa presenza importante potremo proporre un vasto repertorio senza alcun problema e magari anche cambiare qualcosa all’ultimo minuto sul palco se mi andrà…

Qual è il tuo rapporto con l’Italia? Cosa ti piace e cosa no del nostro paese?
Provate a pronunciare la parola Italia e vedete come il vostro volto si aprirà in un sorriso mentre lo fate. Ci sono pochissimi paesi nel mondo che ti mettono il sorriso sul volto quando pronunciate il loro nome…

 

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