Intervista a Pacifico

Curiosando Dentro ogni casa. Le parole, gli affanni e la pelle che cambia per perdere il controllo e abbandonarsi alla serenità.

28 febbraio 2009

Piano, piano, come una musica che vien da lontano e scioglie i dispiaceri… Fini e sottili cadono emozioni come coriandoli che gentili si posano sullo sguardo. Dall’anima sgorgano le parole e le musiche di Pacifico, il cantautore milanese, tanto apprezzato anche da artisti del calibro di Samuele Bersani, Gianni Morandi e Gianna Nannini. A incorniciare i suoi quadri musicali, nella serata di sabato 28 febbraio, realizzata grazie al Quadrato Magico, ecco le pareti affrescate dell’Auditorium Sant’Antonio di Morbegno, palloncini e lampade da salotto. E con il trascorrere delle note si scopre che Gino De Crescenzo (questo il vero nome che rivela le origini campane) è anche un bravo “cabarettista”, riuscendo a scaldare il pubblico con sagacia e ironizzando sulla vita dell’artista Pacifico “così poco interessante e priva di colpi di scena come sarà questa serata”… Queste le sue parole che subito creano un forte legame con la platea. Per saperne di più ecco qualche domanda non convenzionale. Aprite le braccia, spalancatele all’aria per sentirvi felici nel vento. Gettate i ricordi e le cornici per lasciar posto alle cose a venire…

Gino, il tuo nome d’arte e quello che esprimi nella musica infondono pace, serenità e una forza che nasce dall’interiorità del corpo ed emana spirito. Parlami della tua ricerca della pace e della serenità.
“Difficile riassumere in poche parole, ma questa ricerca della serenità è maggiormente un’aspirazione che traspongo sul foglio più che nella gestione dei rapporti nella vita. E’ scrivendo che trovo quel sentimento di pace e di abbandono. Credo sia stata una mia scoperta tardiva questa di utilizzare le parole, fatta attorno ai vent’anni. Come tante persone introverse ho una maschera fissa e dentro vivo in modo affannoso anche in assenza di eventi. Il mio modo per trovare sollievo è quello lì e non ho nessuna ricetta. Non consiglierei a nessuno di scrivere a meno che non lo senta davvero. Ci son dei momenti in cui l’ispirazione arriva come una benedizione e allora devi scrivere. Comunque nell’ultimo periodo anche sul palco è tutto più bello, non ho più il timore di una volta ed è un ambito in cui riesco a sentire che non mi manca nulla. Per ognuno vi sono delle piccole aree protette dove non ci si sente così in affanno.”

Visto che hai parlato di ricetta, mi dici una ricetta fusion per descrivere cosa c’è nel tuo ultimo disco, Dentro ogni casa?
“Per dare vita a questo album mi son buttato a registrare quel che avveniva in differenti case e in ognuna si incontrano due forze contrapposte. Una propulsiva, che spinge verso la realizzazione dei desideri e che cerca di colmare le distanze e una paralizzante, che, a causa di timore e paura, impedisce di sporcarsi. Si dice che se si cerca qualcosa basta guardare meglio in quello che già c’è, perchè tutte le cose sono sparse in giro. Per descrivere con una ricetta cosa c’è in Dentro ogni casa direi un terzo di speranze, un terzo di timori e un terzo di monete, penne e oggetti sparsi tutt’attorno.”

Con la tua musica tu bussi alle porte e aspetti che ti aprano per entrare o cerchi la chiave giusta per aprirle?
“Cerco di aspettare poiché non voglio far forzature. Non ho mai cercato di entrare con una chiave diversa. Mi metto in attesa per trovare la chiave giusta della casa giusta, onde  evitare l’ingannevole.”

Ti va di parlare delle collaborazioni con altri artisti come Samuele Bersani, Gianna Nannini e Gianni Morandi?
“Certo! Samuele Bersani è stato il primo a credere in me e fondamentale. Il primo artista che ha cercato il mio numero per chiedermi di collaborare ed è stato come una specie di certificato di garanzia. Poi è nata un’amicizia vera e ora  non so se lo stimo di più lavorativamente o tengo di più a lui come amico. Con Gianna Nannini collaboro da qualche anno e ci sono dei periodi in cui ci chiudiamo in casa per settimane per lavorare. Spargiamo dappertutto fogli e ognuno si prende cura dell’altro. Siamo molto diversi, ma complementari. Io sono un tipo quieto e la ammiro per lo spirito vitale da ragazzina incontaminata. E’ una persona che va nell’intimità e cerca. Gianni Morandi è una vera miniera di aneddoti e tutti noi più giovani che lo abbiamo conosciuto abbiamo imparato da lui a stare sul palco. Ci sono poi Petra Magoni e Ferruccio Spinetti ai quali propongo sempre di diventare il terso della band. E molti altri ancora con cui sono orgoglioso di avere collaborato, fra cui Franki HI-NRG. Tutti ottimi artisti di differenti generi.”

Sei stato anche ospite musicale all’interno del programma di MTV, Italo-Francese, che Fabio Volo trasmetteva da Parigi. Come ti sei trovato in quella veste?
“Mi sono molto divertito ed è stata una bella opportunità stare a Parigi per tre mesi. Giocavo  il ruolo opposto a quello di Fabio che è pura dinamite, mentre io sono flemmatico, ma c’è un filo emotivo che ci accomuna. Quando Fabio mi ha chiamato ero un po’ scettico, però poi abbiamo passato giorni e serate bellissimi, grazie alla sua caratteristica di portar con sé gli amici con cui lavora da anni.”

Ora sei in tour nei piccoli teatri. Cosa trovi qui che non riscontri in città come Milano?
“Lo show che propongo cambia continuamente e ogni sera è una sorpresa. Quando canti davanti a solo duecento persone, che son venute lì apposta per te, hai molta più attenzione e questo mi ripaga molto. A fine concerto c’è chi viene e mi corregge i testi, segno che dove c’è un passaggio minore di eventi c’è maggior curiosità e ci si tiene di più. Invece in grandi città si fa i conti con l’abitudine e quindi la distrazione delle persone.”

Per salutarci… Un consiglio “pacifico” per vivere sereni?
“Ah, difficile il concetto di serenità trasmesso da me! Vorrei riuscire a sentirmi e abbandonarmi. Ci sono dei momenti in cui sento che non ho affanno e che il tempo non scappa tra le dita e non devo cercare necessariamente qualcosa. Auspico a tutti che ci siano momenti di tregua con se stessi. E’ una sfida positiva e benefica, altrimenti non ci si smuoverebbe da dove si è e si andrebbe in ansia per avere sempre tutto sotto controllo.”

Fuori c’è una vita intera. Andiamo a perderci…

Melissa Mattiussi

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