Intervista agli Aemaet, la band di Latina sul palco del Rock In Roma

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Quattro ragazzi della provincia di Latina si sono scelti un nome impenetrabile, di quelli difficili da capire e perfino da pronunciare. Il nome è Aemaet. È tratto dal film “Der Golem” di Wegener, regista dell’espressionismo tedesco anni ’20. Il 25 luglio 2014 si sono esibiti – la stessa sera dei Placebo – al Rock In Roma Backstage Pub grazie ad un concorso indetto dalla celebre rassegna capitolina. Abbiamo colto l’occasione per incontrare Cristian Suardi (voce e tastiere), Stefano di Russo (batteria), Giovanni Ialongo (chitarra) e Cristian Ciccone (basso) e farci raccontare qualcosa in più sul loro conto.

Perché un nome così difficile?
Che sia difficile o meno, a noi non può fregarcene troppo. Anzi, è divertente vedere quante pronunce possa rivelare un nome così. Ti giuro, ne abbiamo sentite di tutti i colori.

Il nome è quindi un omaggio al cinema tedesco della repubblica di Weimer?
Sì. Ma è anche un sottile divertissement filosofico: se aemaet significa verità è solo quando suoniamo che siamo veri, autentici. È la musica a renderci veri, vivi.

Continuiamo dal passato recentissimo: qualche ora fa eravate sul palco del Rock in Roma Backstage Pub. A qualche metro di distanza il main stage con in cartello i Placebo. Come ci siete finiti su quel palco?
Se siamo andati su quel palco è solo grazie ai likes che i nostri supporters hanno apposto al video di “The Iconoclasts”, brano selezionato per il concorso. I nostri amici ci hanno supportato in maniera incredibile. Non siamo gente che confida molto nell’umanità: è stata una bella lezione, e una insperata iniezione di fiducia nel prossimo. A loro va il nostro affetto e tanta riconoscenza.

Com’è stata l’esperienza?
Di sicuro fascino. Far parte di un meccanismo così importante come il Rock in Roma è davvero gratificante. Lì la musica la fa da padrone, e in quello spazio noi ci siamo sentiti vivi. Del resto non chiediamo altro che situazioni del genere, dove poter presentare la nostra musica, che ci ha impegnati per mesi, al chiuso del nostro Alveare Studio.

Avete naturalmente presentato brani tratti da “Human Quasar”, il vostro primo disco. A più di un anno di distanza dall’uscita come è stata la ricezione?
Grazie ad Alice di Red Cat Records, la nostra general manager, il disco è riuscito a girare fra gli addetti ai lavori. Abbiamo letto recensioni positive un po’ ovunque, sebbene nessuna sia stata realmente esaustiva. Del resto pensiamo e scriviamo cose complicate, anche noiose. Forse anche per questo il disco è girato meno fra la gente.
Abbiamo anche avuto grosse difficoltà nel promuoverlo durante i concerti. Ma non siamo scoraggiati, sia chiaro. A noi interessano poco queste cose. Ci interessa scrivere e stampare. E suonare in condizioni ideali. Se non è possibile, pazienza. Il momento arriva prima o poi.

Avete proposto anche brani nuovi in scaletta?
In effetti avremmo dovuto presentare tre nuovi brani. Il periodo di “Human Quasar” è ormai lontano. Abbiamo lavorato sodo nel nostro Alveare in questi mesi, e il nuovo disco ha già preso forma. Presto allestiremo il Black Comics Home Studio per iniziare le riprese. Volevamo dunque presentarne una piccola parte sul palco del Postepay Rock in Roma Factory. “* **** * *****”, “$$$$$” e “80’s Dark Rooms” sono i brani che avremmo dovuto suonare. Purtroppo siamo riusciti a fare solo il primo per motivi tecnici indipendenti da noi. Càpita – a noi un po’ troppo spesso, ma càpita.

Mi sembra di capire che ci sia già un bel po’ di materiale pronto per un nuovo disco. Avete già pensato alla sua futura pubblicazione?
Bella domanda. Vogliamo fare le cose per bene, quindi crediamo ci vorrà ancora molto tempo. Stiamo lavorando per fare un salto di qualità: se non riuscirà probabilmente abbandoneremo il progetto. Siamo realistici e attenti a non farci trascinare a fondo, anche se visti i recenti sviluppi abbiamo tutti i motivi di credere che ci siano ancora tante opportunità da cogliere.

Su Spotify e Deezer è possibile ascoltare integralmente “Human Quasar”, il primo album degli Aemet. La band è inoltre rintracciabile sulla pagina facebook www.facebook.com/aemaet


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