Intervista Allborn New Rock Generation il 19 gennaio

È bello vedere le date di nascita di un gruppo come gli Allborn, perché ci fanno sperare ancora che il futuro della musica, pesante o di qualsiasi genere, possa avere ancora genitori giovani ed entusiasti. Certo, il genere scelto dalla band non è dei più semplici nel nostro paese e il cantato in inglese chiude ancora qualche porta, ma il seguito di fan è già numeroso, come testimoniano i tantissimi accessi ai social network della band.  Il sound è molto più maturo di quanto si possa pensare, qualche pecca è presente (e ci mancherebbe altro!), ma il futuro potrebbe sorridere al gruppo, che non si pone certo limiti spazio temporali. Ecco cosa è venuto fuori da una chiacchierata molto interessante con i membri della band…

Siete giovanissimi, cantate in inglese e per di più proponete un genere come l’Hard Rock. Proprio una band da nostro paese direi…
Traspare dell’ironia dalle tue parole…Facciamo Hard Rock perché siamo cresciuti con questa musica. Quando abbiamo cominciato eravamo ancora bambini, incoscienti del mercato musicale italiano, non ci siamo mai posti particolari problemi, semplicemente suoniamo e suonavamo ciò che ci ispirava  e piaceva.

Proprio quando le vostre influenze sembrano così evidenti (credo Ac/Dc e Iron Maiden su tutte), venite fuori con una  “Love Me Two Times” che la dice lunga sulla varietà dei vostri ascolti. Mi sembra di intuire che non abbiate alcun tipo di preconcetto in musica.
All’inizio ci siamo ispirati a particolari influenze e generi musicali, ma crescendo abbiamo sperimentato vari generi che spaziano dall’Hard Rock di cui parlavamo, al blues e dal metal al funky come si può intuire dall’ascolto del nostro album “New Rock Generation“.

Perché secondo voi un genere come il vostro, pur essendo molto seguito nel nostro paese, viene ancora considerato di nicchia?
Questa domanda potrebbe essere l’ispirazione per scrivere un libro… Da dire ce ne sarebbe moltissimo… Crediamo che la musica abbia un suo tempo e un suo spazio. Nel nostro paese, al giorno d’oggi, non c’è posto per la musica Rock, le persone preferiscono le “semplici” canzoni pop moderne o la pompata House Music in discoteca. La musica però passa così in secondo piano, diventa uno svago e non una passione.


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Come nascono i vostri pezzi? Arrivate in studio con i pezzi e gli arrangiamenti già pronti per essere registrati o il processo nasce in studio?
Arriviamo in studio con i pezzi già arrangiati e generalmente nascono durante le prove, da un riff di chitarra che poi viene sviluppato da tutti quanti. Successivamente in studio vengono perfezionati i particolari.

Sentire il vostro album dopo aver visto le vostre età, fa impressione, ma forse solo perché abituati ormai a band di vecchi che reggono il mercato discografico. Negli anni settanta, invece, avere 35 anni significava essere un dinosauro da museo. Credete che svecchiare il sistema possa far rinascere il music business?
Il mondo della musica, come quello sociale, purtroppo è cambiato, c’è troppa paura di guardare in faccia il futuro, le novità, si continuano a riproporre sempre le solite band che ormai sono spremute fino all’osso. Dai grandi del rock ci aspettiamo grandi dischi, ma è tempo di dare spazio a noi giovani, bandiere della nuova generazione del rock.

Non pensate che il vero azzardo sarebbe fare la vostra musica cantandola in italiano?
La scelta di scrivere e cantare la nostra musica in lingua inglese viene dal  desiderio di riuscire a rivolgersi ad un pubblico più vasto possibile, con l’ambiziosa aspirazione, quindi, che la nostra musica venga, prima o poi, ascoltata anche oltre i confini nazionali. Inoltre per il nostro genere riteniamo che l’inglese abbia una musicalità che più si sposa con il nostro sound.

Ritenete internet più un aiuto o l’inizio di tutti i mali?
Per noi assolutamente un aiuto: grazie ai social network, come Facebook, riusciamo a tenerci costantemente in contatto coi nostri fans, pubblicizzare i nostri eventi e soprattutto l’uscita di “New Rock Generation” che uscirà in tutta Italia il 19 gennaio.

Dove traete solitamente l’ispirazione per i vostri pezzi?
Se sapessimo dove sta la fonte per l’ispirazione saremmo costantemente ubriachi di musica!! Purtroppo non funziona così. Non sapremmo rispondere a questa domanda, l’ispirazione può giungere da qualsiasi cosa e in qualsiasi momento: dall’incontro con una persona, da una riflessione, da un’emozione, da un accaduto, da una lettura…La bravura sta nel coglierla al momento giusto.

Qualcuno dice che i sogni non dovrebbero mai realizzarsi, perché poi gli stimoli svaniscono. Io penso invece si debba averne sempre di nuovi. Quali sono i vostri?
Diciamo così: il nostro sogno è quello di riuscire a diffondere la nostra musica a livelli internazionali, suonare su un grande palco davanti a 100.000 fans affiatati che cantano a memoria le nostre canzoni! È abbastanza stimolante…

Cosa vedete nel vostro futuro?
Sicuramente molte salite e difficoltà, ma anche grandi soddisfazioni. La strada da fare è ancora molto lunga, ma siamo pronti a sfoderare gli artigli e metterci in gioco. Siamo estremamente convinti in quello che facciamo!

Luca Garrò

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