Intervista esclusiva a Joey Tempest (Europe)

Alzi la mano chi di voi non ha mai canticchiato, anche tra sé e sé, il motivo portante di “The final countdown” almeno una volta nella vita. Difficile trovare qualcuno sul globo terrestre, soprattutto se cosciente durante gli anni ‘80, sfuggito al fascino di un pezzo che, volente o nolente, ha segnato un decennio.

17 gennaio 2009

Il problema vero è che spesso una sola canzone, famosissima, può arrivare a distruggere dall’interno anche il gruppo più affiatato. Il citato ‘conto alla rovescia finale’ non solo rischiò di distruggere una band all’apice della fama, ma per diversi anni ci riuscì realmente. Investito dal successo improvviso dopo qualche buon album di successo in Giappone e nella loro Scandinavia, il combo finì per perdere il controllo della situazione che degenerò nell’abbandono del chitarrista, nonché membro fondatore, John Norum. Il musicista era ormai stanco del fatto che l’aspetto musicale fosse passato completamente in secondo piano, soppiantato da infinite session fotografiche, interviste e spettacoli in playback per la tv.

La sua dipartita per molti equivaleva a un vero e proprio suicidio, e i fatti diedero loro ragione: da lì a poco gli Europe cessarono di esistere. Il singer Joey Tempest ricorda quei momenti con grande tristezza, ma anche come qualcosa di inevitabile: “Ormai eravamo allo sbando, i discografici volevano nuove hit come la precedente e quasi non ascoltavano più nemmeno il resto della nostra produzione”. Il nuovo millennio, però, riportò la magia tra i vecchi amici che si riunirono per un grande concerto celebrativo e sentirono i brividi di un tempo. “Quel concerto ci ha fatto capire che potevamo fare ancora qualcosa di grande insieme, che non eravamo finiti come gruppo…”. Joey aveva ragione: i riformati Europe stupirono il mondo con il sorprendente “Start From The Dark” e il successivo “Secret Society”, dai toni più cupi e dal suono in grado di ammaliare anche i più scettici. Fino ad arrivare al nuovo capitolo della loro storia, il freschissimo “Last Look At Eden” che li vede nuovamente nelle vesti di rocker navigati e ben coscienti dei propri mezzi. “In questo disco abbiamo voluto mettere tutto noi stessi. Credo davvero sia una summa di ciò che gli Europe hanno rappresentato dalla loro fondazione ai dischi del nuovo millennio”.

La prima cosa a saltare all’occhio è inevitabilmente la copertina, quantomeno ambigua… “E’ vero, siamo molto orgogliosi dell’artwork. Ad alcuni potrà sembrare troppo distante dal nostro stile, ma credo sia molto sexy. Inoltre si apre alle più infinite interpretazioni!”. Dal punto di vista prettamente musicale, il nuovo lavoro si inserisce perfettamente nel mosaico composto dagli svedesi in quasi trent’anni di carriera: “E’ un’opera meno cupa rispetto al recente passato. Credo che l’esperienza dell’unplugged ci abbia portato verso i territori di quando eravamo più giovani. Interpretare quei classici senza elettricità, ci ha fatto venir voglia di risentire le versioni originali e ci ha dato molti spunti”. Non è difficile credergli, tanto che le citazioni più o meno inconsce si sprecano: Led Zeppelin, Ufo e Deep Purple su tutti. “Siamo cresciuti con questi gruppi, abbiamo iniziato a comporre per ricalcare le loro gesta, è inevitabile che facciano parte di noi. Abbiamo recentemente fatto qualche show insieme ai Deep Purple e suonare insieme a loro Smoke On The Water ci ha permesso di chiudere un cerchio. Credo “Made In Japan” sia il più grande album di tutti i tempi”. A Joey piace vincere facile.

Luca Garrò

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