Intervista Giuda Rock romano pronto ad invadere il mondo

Dopo aver fatto conoscere il loro nome all’estero, conquistando importanti spazi nelle riviste specializzate (come Mojo e Rolling Stone) e attestati di stima da parte di importanti artisti di fama internazionale, i romani Giuda sono pronti a lanciare la loro musica anche in Italia. Rock and roll, garage, protopunk e melodie facili sono gli ingredienti che compongono la musica di un gruppo che guarda orgoglioso all’estero e non si vergogna, come molti gruppi britannici (chi non ricorda i fratelli Gallagher fan sfegatati del Manchester City?) a mostrare l’amore per la squadra del cuore, la Roma di Francesco Totti. In occasione dell’uscita dell’ultimo disco Let’s Do It Again, abbiamo contattato il gruppo per due chiacchiere.

Ci puoi parlare della storia dei Giuda?
Ci siamo formati alla fine del 2007 dopo lo scioglimento dei Taxi, il nostro vecchio gruppo. Avevamo voglia di continuare a suonare e così ci siamo ritrovati in sala prove ed abbiamo cominciato a buttare giù i primi pezzi. Dopo qualche mese si sono uniti a noi Michele (chitarra) e Daniele (batteria) dando al gruppo la quadratura finale che mancava anche dal vivo.

Come sono andate le registrazioni dell’ultimo “Let’s Do It Again”?
Molto bene considerando il poco tempo a disposizione. Per il nostro primo disco, “Racey Roller”, siamo partiti da zero, ed è come se avessimo studiato per arrivare ad ottenere il nostro sound. In “Let’s Do It Again” tutto è stato più semplice avendo ormai le idee molto più chiare rispetto agli inizi. Stavolta ci siamo spinti oltre, abbiamo esagerato alcuni aspetti che in “Racey Roller” erano appena pronunciati ed abbiamo anche sperimentato un pò. Alcune chitarre sono state registrate in maniera davvero “bizzarra”: stravolte e distorte al massimo con l’aiuto di vecchi registratori a cassetta. Il nostro tecnico del suono Danilo Silvestri ha veramente molta pazienza e fantasia.

Dopo una collaborazione pluriennale con la Dead Beat (pubblicò anche i dischi dei Taxi), ora siete passati alla Damaged Goods. Come mai questo cambio? E’ nato da una rottura con la vostra precedente etichetta o vi si sono semplicemente presentate maggiori opportunità?
La Dead Beat è stata la nostra etichetta da sempre ma grazie al piccolo successo del nostro album “Racey Roller”, si sono presentate nuove possibilità e così abbiamo deciso di cambiare.

Avete annunciato un breve tour italo-francese da qui a fine anno. Avete piani più estesi per il 2014 in Italia e all’estero?
Si certo, abbiamo annunciato solo le date che in questo momento erano confermate, ma per il 2014 ci sono molti altri concerti e tour in programma, non credo che ci fermeremo fino alla prossima estate.

Come ci si sente ad essere più conosciuti, e ad avere ottenuto più attestati di stima da parte della stampa (come da Mojo e Rolling Stone), all’estero che in Italia?
In realtà anche in Italia abbiamo avuto un ottimo riscontro. Certo, finire su Mojo fa parecchio effetto e quindi magari rimane più impresso rispetto ad altro. Comunque l’entusiasmo della stampa estera ci ha fatto molto piacere anche perchè credo che ci abbia reso ancora più “credibili” essendo, quello che suoniamo, un genere che in Italia non ha mai attecchito, neanche in passato.

A Phil King dei Jesus And Mary Chain ricordate i primi anni del punk; per Joe Elliot dei Def Leppard siete una band brillante, esilarante e divertente. Come vi siete sentiti appena avete letto questi attestati di stima? Ne avete altre da raccontare?
Di commenti di questo genere ce ne sono stati molti come ad esempio quelli di Robin Wills dei Barracudas che ha detto che i Giuda sembrano i “Cock Sparrer twinned with the Equals” o di Kim Fowley che ci ha definiti “The new Gary Glitter”.

Siete una band che guarda al mercato internazionale ma che, come già successo per altri gruppi (come nella scena di Madchester), non nascondono l’amore per la squadra di calcio della loro città, nel vostro caso la AS Roma. Ve lo state godendo questo inizio di campionato scoppiettante?
Il problema è che adesso più che mai, non possiamo fare a meno di guardare le partite, anche in tour. Che a nessuno venga in mente di organizzarci un concerto quando gioca la Roma!

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