Intervista ai Hilimoni, l’entusiasmo del debutto

Da una costola dei Rumatera arrivano Hilimoni, pronti al debutto su disco dopo una gestazione lunga e complicata. Quali sono state le tempistiche per la realizzazione del disco? Anche in termini di songwriting…: “Abbiamo cominciato a scrivere i pezzi che sono entrati nell’album a partire dal 2005, poi la realizzazione è stata lunga. Abbiamo cominciato nel 2009 a lavorare sulla pre-produzione con Roberto Vernetti e Cristian Milani. Eravamo molto impegnati in altri progetti, quindi abbiamo cercato di incastrare i nostri impegni per poter lavorare al meglio. Inoltre, essendo il nostro primo album come HILIMONI, era necessario un percorso di ricerca sonora e stilistica. Siamo stati molto soddisfatti dal lavoro svolto in studio, di sicuro questo lungo processo è stato benefico per il nostro presente e di sicuro lo sarà per il futuro.

Quale brano interno all’album vi rappresenta meglio? Quale il vostro preferito?
Dato che i nostri brani nascono tutti da storie vere e che fanno parte della nostra quotidianità, ci sono molteplici lati di noi nelle canzoni. Un brano come “A casa mia” può essere un buon biglietto da visita a livello testuale. Di sicuro, però, una canzone come “Non mi stanco mai” ci rappresenta molto, sia a livello strumentale che di testo. Un brano a cui siamo molto affezionati e che amiamo suonare e riascoltare è sicuramente “Vino Nero”. Sappiamo che per i contenuti non avrà di sicuro possibilità di successo in radio e tv ma quella canzone ci emoziona sempre e durante i live è una delle più sentite anche dai fan.

Ci sono state difficoltà nello scindere il progetto in questione dai Rumatera?
Fortunatamente no. Abbiamo dovuto solo organizzarci bene. Da sempre siamo stati abituati a gestire le nostre cose a 360 gradi, quindi siamo diventati una famiglia anche a livello organizzativo. Con la nascita della nostra etichetta “LA GRANDE V” questa cosa è diventata ufficiale. Oltre ai nostri progetti paralleli ci sono altri gruppi che stanno emergendo, ai quali diamo una mano sia dal punto di vista di produzione musicale sia a livello manageriale. L’agente di Hilimoni e Rumatera è lo stesso, per cui non può sbagliarsi con gli impegni! Tutti i nostri artisti preferiti hanno più progetti e riescono a portarli avanti da anni, non credo sia impossibile per noi.

Qual è la realtà musicale veneta attuale?
Molti dicono che il veneto sia una regione fortunata per chi suona. Di sicuro rispetto ad altri posti ci sono più possibilità, molti locali e molti festival estivi. Per chi deve cominciare però è dura come in qualsiasi altro posto. Noi quando abbiamo cominciato a suonare nelle nostre prime formazioni, a fine anni 90, non avevamo nessuno a darci fiducia, ed è stata proprio questa la nostra fortuna. Abbiamo cominciato ad organizzarci gli eventi da soli, chiedendo spazi alle associazioni, ai comuni, andando a recuperare qualche soldo di sponsor bottega per bottega, montando le strutture, organizzando la cucina e la distribuzione delle bibite, facendo turni di guardia la notte, i parcheggiatori, occupandoci di tutta la parte burocratica ecc… Ai nostri eventi venivano centinaia di giovani e quindi poi sono stati i locali a chiamarci, perchè avevano sentito parlare bene di noi. Da li in poi siamo stati sempre in continua crescita. Ma la verità è che, anche se qui in Veneto fai imprese colossali, il mercato discografico e i grandi media se ne fregano alla grande e ogni giorno riparti da zero. Guarda il caso Rumatera, da anni abbiamo una media di 3-4000 persone ai concerti, con un picco di 18000 persone l’estate scorsa all’Home festival di Treviso. Se in America, anche in un villaggio minuscolo succedesse una cosa del genere il giorno dopo il gruppo in questione firmerebbe un contratto da milioni di dollari. Pensa solo che in passato abbiamo suonato come spalla a gruppi americani che si stupivano della nostra situazione. A loro era bastato fare 200 persone in un club di Los Angeles per aver il primo contratto strapagato. Noi siamo stati abituati a ripartire sempre come se fossimo al primo concerto, al primo disco, è la passione che ci fa andare avanti, e ci piace così. Ogni piccola conquista è un’immensa soddisfazione che ci unisce come fratelli in questa impresa. In più adoriamo la nostra terra e siamo orgogliosi di poter contribuire alla crescita di una scena locale. Vogliamo cambiare le cose per migliorarle e negli anni abbiamo visto che il nostro piccolo contributo ha fatto la differenza.

Come giudicate l’attuale momento che sta vivendo l’industria discografica italiana?
La crisi è una figata. Sta premiando i migliori, quelli veri. Non subito, sulla lunga distanza. Non ci sono più soldi, e quei pochi che hanno li buttano sui talent show o sugli artisti già affermati. Stanno raschiando il barile, prima o poi si daranno una svegliata anche loro. Ci vuole aria fresca!

Avete un sogno da raggiungere nei prossimi dieci anni? Quale invece pensate di avere già raggiunto?
A noi piacerebbe semplicemente continuare a fare la musica che ci piace, esprimerci per come siamo, sentirci liberi. Per noi lavorare ad un nostro disco con dei professionisti come Roberto Vernetti e Cristian Milani è stato sicuramente un sogno realizzato. Come ho detto prima, però, abbiamo costantemente la sensazione di non raggiungere mai nulla, forse è proprio quello che ci da la spinta per andare sempre avanti con entusiasmo.


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