Intervista J27 club elitario ma non troppo

La sigla J27 per tutti rappresenta quel club di giovani rockstar decedute nel pieno della propria ascesa artistica ed umana. Oggi però, parlare di J27 significa anche fare riferimento ad una della band più interessanti del nostro panorama musicale. Originaria della toscana, la band si è fatta notare in fretta per la freschezza della propria proposta musicale, oltre che per alcune simpatiche trovate pubblicitarie, come quella del video del singolo Solo. La chiamata del Reverendo Manson in apertura del concerto di Padova e il successo di pubblico riscontrato nelle selezioni dell’Heineken Jammin’ Festival non fanno che aumentarne le credenziali e le possibilità per il futuro prossimo. Quando nasce l’idea del progetto J27? L’idea nasce nel luglio del 2007 dopo un incontro tra me e il chitarrista Mamo a un distributore di sigarette in piena notte. Prima che entrassi a far parte del progetto, il progetto aveva un altro nome  e un altro cantante, poi a settembre avvenne il primo incontro con la band al completo.

Le canzoni dell’album hanno il pregio di essere allo stesso tempo fresche e classiche. Come riuscite a combinare entrambi gli aspetti della vostra musica?
Il tutto avviene in maniera molto naturale, ma penso che alla base di tutto ci sia il fatto che tutti noi abbiamo stile molto personale che, all’interno della band, si manifesta proprio nel lato compositivo. Ognuno di noi può così esprimersi come vuole nel contesto di un idea partorita da un singolo elemento.

Immaginate di dover spiegare a parole cosa sia la vostra musica ad un essere proveniente da un altro pianeta. In che termini lo fareste?
Di sicuro se mi trovassi di fronte ad un essere del genere, lancerei il cd ai suoi piedi e scapperei…Il nostro è un genere che non ha pretese, direi che è un rock molto classico, con venature differenti tra loro. Credo comunque che identificare una band in un genere musicale sia rischioso: preferirei parlare delle emozioni che la musica in questione lascia in chi l’ascolta, piuttosto che pensare a classificarla.

C’e’ ancora un futuro per il rock n roll? E per il music business?
Non è un gran momento per il music business mondiale, lo sappiamo tutti. In Italia la situazione è drammatica perché, al di là di quei cinque o sei nomi di rilievo, nessuno riesce a vivere dignitosamente facendo questo mestiere. Sono altresì convinto che questa situazione non abbia comunque impedito la nascita di un underground davvero rilevante, che ad oggi rimane l’unica speranza per il futuro di un intero genere.

Quando e, soprattutto, come avete appreso la notizia dell’apertura del concerto di Marilyn Manson?
La notizia è arrivata dalla nostra agenzia (Davvero Comunicazione di David Bonato). Una bella occasione per presentare il nuovo album “Generazione Mutante” in una cornice eccezionale. Solo un mese fa sarebbe stato impossibile pensare di aprire per una leggenda come Manson, siamo ancora elettrizzati dallo show.

Luca Garrò. Foto di Giuseppe Craca.

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