Intervista a John Lydon: PIL Sex Pistols e il resto (ESCLUSIVA)

John Lydon è una delle figure più importanti della storia della musica. Non capita infatti tutti i giorni di poter intervistare qualcuno che non si è limitato a ricoprire un ruolo di rilievo per un genere musicale, ma l’ha in pratica inventato. Come parlare di rock ‘n’ roll con Elvis, per intenderci. Lydon non è mai stato il rozzo ignorante che i media cercarono di dipingere, ma bensì un fine osservatore, in grado di esplicitare un disagio che nessuno scrittore a lui contemporaneo fu in grado di cogliere alla fine degli anni settanta. Se pensiamo poi che, solo due anni dopo aver scritto God Save The Queen, quando il mondo pullulava di ragazzi col chiodo e le spille da balia, egli fu il primo ad intuire che la rivoluzione si era già trasformata in business, la sua capacità di anticipare i tempi risulta ancora più lampante. Con il primo album dei PiL, colui che fino a pochi mesi prima era noto al mondo con nome di Johnny Rotten, diede in pratica vita alla New Wave, diventando di fatto l’unico artista della storia a ricoprire il ruolo di icona di due generi. Di acqua ne è passata sotto i ponti dall’ultimo album in studio dei Public Image Limited, ma le sparate continue su colleghi, politica e music business, le discusse partecipazioni a show televisivi, uniti alle controverse reunion con i Sex Pistols degli ultimi anni, hanno continuato ad alimentarne la fama di personaggio scomodo e contraddittorio. Oggi Lydon è meno marcio di un tempo, i denti sono rifatti e il suo tipico accento cockney è meno marcato, ma sentirlo ridere mette ancora i brividi come al primo ascolto di Anarchy In The UK.

PiL Unica data italiana al Rock In Idrho


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Il titolo del nuovo album dei PiL fa pensare allo stesso tempo tanto ad una dichiarazione di intenti che ad una chiusura di un cerchio. È così?
This Is PiL è un classico album dei PiL, in cui è facile ritrovare un filo conduttore con la produzione passata della band. Allo stesso tempo, però, penso sia un album folk, nel senso più primitivo del termine. Molti non comprendono cosa intendo dire con questo, pensano mi stia prendendo gioco delle tradizioni, invece è proprio il contrario. In fondo dentro di me vive una buona dose d’Irlanda, quindi le mie radici sono quelle. Questo è l’album folk dei PiL, racconta le mie origini e le mie tradizioni, cuore e anima.

Possiamo definirlo l’album più autobiografico della tua carriera?
Penso proprio di sì. Quando scrivo non penso mai a cosa possa nascere, non ho mai una visione precisa di quello che sto scrivendo, da questo punto di vista sono uno scrittore atipico. Mi piace dire la mia su molti argomenti, in pratica su tutto quello che attragga in qualche modo la mia attenzione e devo dire che, purtroppo, le fonti d’ispirazione continuano ad essere molteplici. One Drop è di sicuro il brano più personale che abbia mai scritto, racconta di quando ero un adolescente nei sobborghi di Londra. Che bello essere giovani, bisogna restalo per sempre, non dimenticarlo mai. È uno dei miei pezzi preferiti del disco.

È vero che per questa reunion hai provato a contattare i membri originali della band?
Sì, ho fatto un tentativo, ma hanno rifiutato. Probabilmente se gli fosse stata fatta un’offerta milionaria avrebbero accettato, è solo una questione di soldi, come in tutte le cose della vita. Come ti dicevo sono tutti convinti che io sia ricco sfondato, oltre che una persona molto attaccata al denaro, ma non capiscono un cazzo. È  facile parlare di integrità. Pensano sia finito in televisione per fare soldi a palate, in realtà l’ho fatto per potermi produrre qualche disco e il resto l’ho devoluto in beneficienza. Vengo ancora preso per il culo per aver partecipato a I’m A Celebrity Get Me Out Of Here, ma senza sapere che le quasi trecento mila sterline ottenute sono state date tutte in beneficienza.

Il nuovo album coi PiL scatenerà la fantasia dei fan, che ora vorranno anche un nuovo album dei Sex Pistols. Riusciresti a scrivere qualcosa di nuovo insieme a loro?
No, nel modo più assoluto. Non comporrò mai più nuove canzoni con loro, non avrebbe senso. Sono cambiato e scrivere qualcosa a nome Sex Pistols vorrebbe dire tornare artificialmente dentro a un mood che non mi appartiene più. Non sto rinnegando nulla, anzi. Ora però sarei patetico, perché non sarei genuino. Che senso avrebbe scrivere un brano che fa cagare solo perché i miei fan sarebbero contenti della notizia? Detto ciò, non escludo affatto di tornare in tour con loro. Quando ho ricominciato a suonare con i PiL, sapevo che sarei tornato a comporre con quella sigla, come oggi so bene che non farei più nuova musica insieme ai Pistols nonostante altri tour.

C’era bisogno di un nuovo album dei PiL?
Certamente! C’è sempre bisogno della musica dei PiL, ma soprattutto ne avevo bisogno io. Tutti credono che mi sia arricchito con il music business, ma la storia della grande truffa del rock n roll è una palla, c’è stata ma non ci ho ricavato nulla. Per ottener soldi per i miei album ho fatto di tutto, sono andato in televisione ricevendo tonnellate di insulti e sberleffi. La gente mi diceva che avevo venduto tutto quello per cui ero incazzato nero negli anni settanta, ma senza pensare a cosa potesse esserci dietro. Con i soldi della tv ho potuto distribuire la mia musica, che nessuno voleva finanziare. Per poter realizzare This Is PiL abbiamo dovuto fare due anni di tour…

Sinceramente pensavo non t’importasse di quello che diceva la gente.
E sostanzialmente è sempre stato così. Però sono un essere umano anche io e la cosa non poteva scivolarmi addosso senza strascichi. Ai tempi preferii non entrare nei particolari, per una questione di dignità personale e per non fare la figura di quello che si piangeva addosso, ma ora è passato qualche anno e riesco a parlarne in modo più distaccato. Ho iniziato persino a dire la verità su I’m A Celebrity Get Me Out Of Here, per il quale vengo ancora denigrato: donai in beneficienza tutti i soldi che mi diedero. Il mondo è così: ti trattano come un coglione, poi parli di beneficienza e diventi una persona degna di rispetto. Quindi ora sono un benefattore.

Insomma non è cambiato niente negli anni.
Sono cambiato io. Una volta sapevo solo odiare, oggi sono aumentate le sfumature del mio carattere. Di sicuro non è cambiata la società, non sono cambiati i governi, né la stupidità di chi crede nei dementi che tirano i fili delle loro esistenze. La gente non ha memoria, si dimentica subito della merda in cui vive e tende a rifare gli stessi errori. Sarà sempre così. Manca l’amore, manca il perdono e mancano in primis nelle persone che li promulgano, come in quasi tutti gli esponenti del clero e tante altre figure indegne che fanno il male insegnandoti il bene. L’unica figura degna di rispetto fu Gandhi, i cui insegnamenti restano universali. Se fossimo tutti più generosi nei confronti del prossimo forse col tempo qualcosa potrebbe anche cambiare. Ma non succederà mai. Gandhi verrebbe ammazzato altre diecimila volte.

È vero che vi hanno chiesto di suonare alle olimpiadi?
Sì, ci hanno provato ma gli è andata male. L’idea degli organizzatori è quella di ripercorrere la storia della musica inglese attraverso i suoi protagonisti. Vogliono Paul McCartney e gli Stones, i Sex Pistols e…le Spice Girls. Li ho mandati affanculo e loro hanno diffuso la voce che non eravamo contenti dell’offerta. La solita stronzata: quando non sanno cosa dire sui Sex Pistols parlano di contratti discografici e torna subito la magia tra le strade di Londra.

Luca Garrò

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