Intervista Lamb Of God Resolution è il nuovo album

Intervista Lamb Of God Resolution è il nuovo album

I Lamb Of God, album dopo album e tour dopo tour, si stanno guadagnando un consenso sempre crescente fra i fan del metal. “Resolution” è il loro settimo disco in studio e la band formata da Randy Blythe, Willie Adler, Chris Adler, Mark Morton e John Campbell è sinceramente soddisfatta del risultato finale: “Fondamentalmente il processo di composizione dell’album si è svolto come sempre, prima siamo partiti dalle parti di chitarra e poi, prova dopo prova, abbiamo aggiunto il resto: le linee di basso, i pattern di batteria, etc. Quello che è risultato diverso è il disco nel suo complesso. Con ‘Resolution’ crediamo di aver, per la prima volta, messo in un stesso lavoro tutto quello che siamo in grado di fare, anzi di aver allargato i nostri orizzonti. Infatti, se ci fai caso il primo pezzo, ‘Straight For The Sun’, è lento, pesante e sludge, mentre il brano conclusivo, ‘King Me’, è atmosferica e contiene persino degli spunti sinfonici e una voce di soprano; non potrebbero essere più diverse! E danno l’idea della varietà di ‘Resolution’. Quindi per noi si tratta di un reale passo avanti, non vogliamo fossilizzarci sempre sulla stessa roba“. Se a livello musicale la volontà dei Nostri di crescere è così evidente, anche a livello di testi si assiste ad una sterzata in senso più ‘intimista’, almeno secondo quanto ci dice Blythe in prima persona, che da sempre nei Lamb Of God si occupa di scriverli: “In questo lavoro mi sono concentrato sulle cose che mi preoccupano veramente, che mi toccano nel profondo. Sai, siamo tutti più vecchi, e più passa il tempo più guardi il mondo con occhi differenti, da una prospettiva diversa. Ecco, diciamo che ho scavato in me stesso e ho cercato di scrivere con più consapevolezza, esprimendo quello che oggettivamente mi riguarda più del resto“. In tutto questo, la band statunitense ammette di comporre la propria musica tenendo presente il proprio gusto personale ma pensando anche alla reazione dei propri fan, soprattutto dal vivo: “Quando scriviamo le nostre canzoni, ovviamente pensiamo a quello che potrebbe piacere ai nostri fan. Ma lo facciamo in un’ottica più positiva, non dicendo ‘questo sicuramente non piacerà a loro’, piuttosto pensando ‘questo riff li farà impazzire!’. Non crediamo che i nostri gusti e quelli di chi ci ascolta siano molto diversi. In ogni caso non faremmo mai un disco che non ci piacerebbe ascoltare. E, soprattutto, quello che componiamo deve poter funzionare quando siamo in concerto“.


La dimensione ‘on stage’ è sempre stata fondamentale per il quintetto di Richmond, Virginia, che ha guadagnato la sua reputazione girando tutto il mondo con estenuanti tournée, fra cui quella con i Metallica: “Siamo nati come live band e saremo sempre una live band. Su questo non abbiamo alcun dubbio. Certo, fra di noi c’è chi preferisce il lavoro in studio, chi invece non vede l’ora di salire sulle assi di un palco, ma siamo tutti concordi nel definire quest’ultima dimensione la nostra più importante. Tu mi chiedi se abbiamo delle canzoni preferite in ‘Resolution’? Bene, io ti rispondo che lo sapremo fra due o tre anni, quando vederemo quali saranno quelle che funzioneranno meglio nei nostri concerti“. Tuttavia il gruppo non tralascia l’importanza che anche i dischi hanno avuto nel corso della carriera; ce n’è forse uno più importante degli altri? “Non sapremmo dire sinceramente, ogni disco ha rappresentato un gradino sul quale siamo saliti, probabilmente non ce n’è uno nettamente più importante degli altri. ‘Ashes Of The Wake’ è stata la nostra prima release con una major, il successivo ‘Sacrament’ ha allargato ulteriormente il nostro pubblico, e via di questo passo…alla fine, se ci pensi bene, il disco più importante è sempre il primo, nel nostro caso ‘Burn The Priest’, perché è quello che ti premette di farti conoscere veramente per la prima volta in assoluto, e ti dà la possibilità di farne un altro e un altro ancora. Si tratta della scintilla che mette in moto tutto quanto“.


Interessante è la posizione che i Lamb Of God hanno riguardo a internet e al suo uso, specie per quanto riguarda il filesharing e affini, che non è affatto di preclusione assoluta: “Noi siamo nati grazie al filesharing, ci ha permesso di farci conoscere e ci ha dato la concreta possibilità di registrare il primo disco. Crediamo che per una band alle prime armi, che si deve ancora conquistare tutto, internet sia un mezzo di promozione fantastico, che può aiutare davvero molto. Certo, quando sali di livello e inizi a lavorare con etichette discografiche più grosse, allora vedi che per qualcuno può anche essere un danno. Comunque è impossibile tornare indietro adesso, anche se molti lo vorrebbero fare; si tratta d’imparare a convivere al meglio con tutto ciò“. Oggi però non stiamo più parlando con un gruppo alle prime armi, ma con chi ha invece già raggiunto diversi importanti obiettivi nella sua carriera. Come ci si sente a guardarsi indietro? “Ovviamente è una sensazione fantastica, soprattutto quando, come dici tu, ripensiamo a tutto quello che siamo riusciti a fare negli ultimi 15 anni. Però non sono queste le cose fondamentali per le nostre vite; per tutti noi sono più significativi i rapporti che abbiamo con i nostri cari, chi con i propri genitori e con le proprie compagne, chi anche con i figli che ha già. Sono queste le cose che riescono a riempirti la vita“.

Stefano Masnaghetti

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