Intervista Pierpaolo Capovilla Presenta il suo album solista Obtorto Collo

Senza dimenticarsi della sua militanza nel Teatro degli Orrori (anzi, assicura che la band è già al lavoro su un nuovo album), Pierpaolo Capovilla si concede una parentesi solista con “Obtorto Collo”, disco di undici tracce prodotto da La Tempesta e distribuito da Universal in cui prova, parole sue, a fare qualcosa di diverso. “Un disco diverso da quelli che ho fatto con il Teatro e con i One Dimensional Man, in cui si intrecciano l’esperienza di reading teatrale e quella musicale, perché sono convinto che se un artista non cambia, muore. Se si fossilizza sui cliché, finisce dimenticato”.

E in effetti “Obtorto Collo” suona davvero altro rispetto a quanto fatto finora da Capovilla, tanto che nell’incontrarlo per parlare dei brani dell’album gli abbiamo chiesto se non avesse un po’ di paura della reazione dei fan di vecchia data. “Paura no, perché me ne infischio dei detrattori. Però sono rimasto ferito da alcuni commenti negativi che già sono arrivati, più che altro perché si tratta di commenti stupidi. Sinceramente spero che i fan del Teatro degli Orrori siano più intelligenti e aperti di idee di quelli del rap e dell’hip hop”. Ma se questo nuovo cimento non si rivolge per forza di cose agli affezionati, allora a chi è destinato?Volevo un disco che non parlasse solo ai giovani, ma anche ai «diversamente giovani», cioè quelli come me” racconta Pierpaolo, “ma la verità è che è soprattutto un disco per le donne, narra dell’universo femminile ed è proprio alle donne che credo piacerà di più”.

“Obtorto Collo” è sì un disco solista, ma nel parlarne il frontman del Teatro degli Orrori ammette che è stato anche un lavoro collettivo: “I musicisti hanno contribuito sul serio, quindi è anche un disco «nostro». Però è vero che un disco con una band è tutta un’altra cosa, perché qui comunque ero io che avevo un’idea e chiedevo ad altri di aiutarmi a realizzarla, mentre in gruppo ci si influenza molto di più”. Fondamentale per la creazione degli undici momenti dell’album è stato il produttore Taketo Gohara: “Con Taketo c’è stato qualcosa di imprevisto, perché si è trattato di un processo fortemente dialettico e abbiamo discusso molto. Ma ne sono felice, perché il risultato è che questo disco sorprende anche me. Non siamo più dalle parti del rock, ma della sperimentazione, della musica francese…”. E se c’è un’influenza che il musicista ha avvertito più delle altre, è stata quella di Scott Walker: “Come succede spesso con le cose belle, la sua musica l’ho scoperta tardi, solo qualche anno fa. E mi sono lasciato rapire dal suo modo di raccontare”.

Il modo di raccontare di Pierpaolo Capovilla, in ogni caso, è costantemente sospeso tra la dimensione intima e quella pubblica, come esemplifica “Irene”, canzone che racconta una storia individuale ma rimanda a tutto un mondo: “Questa dialettica tra pubblico e privato è stata voluta, in un certo senso c’è dietro Majakovskij, di cui amo soprattutto le poesie d’amore, in cui la cosa più intima è comunque un fenomeno che avviene in società. Quindi l’amore per me non è che un espediente per raccontare la srealtà in cui viviamo”. Laddove invece l’indagine della società emerge più evidente è in “Ottantadue ore”, racconto della tragica storia di Francesco Mastrogiovanni, mite maestro delle elementari sottoposto a TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) e morto dopo essere rimasto legato a un letto per, appunto, 82 ore. Spiega Capovilla: “Dietro la sua storia si cela la ferocia dello Stato e dell’ideologia psichiatrica. L’accanimento che ha subito Mastrogiovanni è paradigmatico, ma il TSO viene subito da tantissimi cittadini secondo il libero arbitrio di pochi. È una storia che chiama vendetta. Anzi, mi correggo: chiama giustizia”.

“Obtorto Collo” esce accompagnato dal singolo “Dove vai” e sarà presentato dal vivo al l’8 giugno al MiAmi Festival al Circolo Magnolia di Segrate (MI).

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