Intervista Shinedown Brent Smith Amaryllis e il futuro

Avevamo fatto un’intervista agli Shinedown qualche anno fa, quando Brent Smith e soci non avevano ancora in mente “Amaryllis” (in uscita in Italia il 17 aprile) e il mega successo che stava allora iniziando a travolgerli. Brent ricorda bene quella calata a Milano: “Fu grandioso, il pubblico rispose bene benchè fossimo una semplice support band, eppure rimasi molto legato a Milano una città fantastica, spero di riuscire a tornarci quest’estate, probabilmente a giugno avremo un concerto dalle vostre parti!” Messi da parte i convenevoli e i brindisi virtuali per questa bella notizia (che ci auguriamo trovi presto conferme definitive), lasciamo che Smith ci racconti “Amaryllis“, un disco di cui è, a dir poco, entusiasta. “Abbiamo saputo oggi dell’exploit di Billboard (gli Shinedown sono entrati in classifica in quarta posizione con più di centomila copie vendute in una settimana, ndr) e siamo felicissimi. Questo album per noi è il ponte ideale tra il passato e il futuro…anzi è il futuro per noi, siamo cresciuti tantissimo come band, come amici, come uomini. Durante l’ultimo lunghissimo tour abbiamo potuto sperimentare soluzioni teatrali, orchestrali, epiche che hanno contribuito a far crescere in noi la convinzione di essere un gruppo in grado di arricchire il proprio sound con molte influenze e dettagli diversi. “Amaryllis” è il risultato di mesi di duro lavoro, di scrittura e composizione effettuata data dopo data quindi in studio insieme a Rob (Cavallo, produttore, ndr) che ci ha davvero spinto al limite aiutandoci a creare un disco eccezionale.”


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Ma c’è un motivo per il quale canzoni di pregio come “For My Sake” e “My Name” sono così in fondo alla tracklist e rischiano di non risaltare abbastanza?Sì abbiamo costruito il concept come un ottovolante emozionale, ogni brano è complementare all’altro, quindi è normale che alcuni brani che possono essere più intensi di altri siano alla fine. Non abbiamo composto il disco pensando a sparare subito le migliori cartucce, ci interessava mettere in piedi un album completo, che fluisse alternando le emozioni e le sensazioni nell’ascoltatore con un senso ben preciso. Figurati che abbiamo scritto inizialmente 33 canzoni, quindi ne abbiamo selezionate 21, quindi 17 fino alle 12 che sono sul disco, è stato un lavoro duro prendere quelle che davvero erano le migliori e le più adatte al nostro progetto!
Quanto è cambiato il tuo modo di cantare negli anni?E’ una strana domanda, chiaramente all’inizio puntavo tutto sull’istinto ma col tempo, studiando e provando soluzioni differenti ho imparato a modulare il mio registro, a gestire le energie durante le sessioni di registrazione così come nei concerti. Ora mi sento in grado di cimentarmi anche su pezzi all’apparenza ostici e che un ascoltatore non si aspetta di sentire dagli Shinedown.” Ad esempio come “I’ll Follow You”?Anche! Vedi molti mi chiedono che diavolo ci faccia un brano del genere su un lavoro degli Shinedown ma questo pezzo è uno di quelli che sono stati composti per primi, durante il tour Zach (Myers, chitarra, ndr) continuava a proporre questo giro di piano durante le prove e da un certo momento in poi abbiamo deciso di costruirci un pezzo, tutto qua.
Quanto è biografico “Amaryllis”?E’ assolutamente biografico, parla approfonditamente di tutti i cambiamenti che si sono succeduti nella mia vita negli ultimi tre anni, sono successe così tante cose paragonabili appunto all’ottovolante di emozioni di cui ti parlavo prima: siamo stati in tour tantissimo, siamo diventati una grande band, fatta da persone stupende che mi fanno l’onore di essermi amiche; personalmente ho incontrato tempo fa una donna che mi ha cambiato la vita, ho un bambino di quattro anni che mi rende migliore l’esistenza ogni giorno che passa e che mi fa apprezzare le piccole cose sempre di più. Ho cercato di mettere tutto questo nel questo disco, e penso che si senta eccome in alcuni passaggi…


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