Intervista Trivium In Waves tour Milano 5 novembre 2011

trivium 2011 milano

In occasione della data italiana del tour europeo dei Trivium, tenutasi sabato 5 novembre a Milano presso i Magazzini Generali, abbiamo scambiato due parole con Corey Beaulieu e Paolo Gregoletto, rispettivamente chitarrista e bassista della band.
Parliamo del vostro ultimo album. Come vi sentivate durante la registrazione?

Corey: Ci siamo divertiti un mondo. Nonostante il sound di “In Waves” sia molto aggressivo, si respirava serenità e gioia. L’ingresso di Nick è stato una ventata d’aria fresca, ci siamo rilassati e ogni fase di preparazione del disco si è svolta naturalmente. In alcuni momenti più che una band che stava lavorando al suo disco, sembravamo degli amici che si ritrovano per delle jam sessions. E più ti diverti, migliori sono i risultati.

A proposito di Nick, credete che da quando è entrato nel gruppo il vostro modo di suonare sia cambiato?
Paolo: Certo. Prima di concentrarci sul nuovo album abbiamo fatto un tour insieme. Ci ha dato un’energia tutta nuova e una grande personalità. Quando ci siamo messi a lavorare sul nuovo materiale ha partecipato attivamente suggerendoci idee validissime.

Se poteste descrivere “In Waves” in poche parole, come lo definireste?
Paolo: Credo che sia il nostro album più duro dai tempi di “Ascendancy. Anche gli altri mi piacciono, ma ogni tanto ho la sensazione che avremmo potuto fare di meglio. Cosa che non mi succede con “In Waves”.
Corey: Questa volta abbiamo curato molto di più i dettagli, partendo dall’equilibrio fra gli strumenti. La cosa bella è che, nonostante ciò, nessuno all’interno della band si sia sentito limitato. Tutt’altro, ognuno ha fatto il suo in totale libertà.


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Perché avete optato per questo titolo? C’è una ragione specifica?
Paolo: In realtà non c’è nessun concept particolare dietro. Ho mandato il demo di una canzone a Matt (Heafy, n.d.r.), ci siamo riuniti e ci abbiamo lavorato su, ottenendo un ottimo risultato. Volevamo solo un titolo molto metal per poter portare il genere che amiamo ad un livello superiore.

State dicendo che il metal è ancora intrappolato in alcuni luoghi comuni?
Corey: Purtroppo è così, viene considerato ancora un mondo limitato, associato quasi esclusivamente al gesto delle corna al cielo. Il nostro intento, invece, è farlo conoscere ad un pubblico più vasto.

Ascoltando il disco ho avuto l’impressione che abbiate fuso le vostre anime, quella melodica e quella più heavy, per creare una sorta di Yin Yang. Che ne pensate?
Paolo: Una delle nostre priorità è sempre stata rappresentare al meglio l’equilibrio che rispecchia  la nostra natura.  Un’altra cosa per noi importante è l’idea che chiunque ascolti la nostra musica possa interpretarla secondo il suo punto di vista, senza condizionamenti. Un esempio lampante è la copertina dell’album, nella quale non si vedono azioni ma esclusivamente un’immagine che ognuno può percepire utilizzando la sua chiave di lettura


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Il video di “In Waves” è un tripudio di acqua, quasi come a voler rispecchiare interamente il titolo dell’album. Quanto conta per voi l’aspetto visivo?
Paolo: Volevamo un clip che rappresentasse la canzone nel miglior modo possibile permettendo al pubblico di usare un po’ di immaginazione per interpretare il pezzo e il mood che c’è dietro.
Corey: Anche il video successivo, “Built To Fall”, segue questa linea. Ed è anche un’ideale continuazione di “In Waves”. Ma non chiedetemi come proseguirà questa storyline pwerché al momento non ne abbiamo ancora idea!

Un’ultima domanda: i Trivium usano regolarmente Internet: aggiornate costantemente  la vostra pagina web e postate  spesso su Facebook. Immagino che siate totalmente a favore di questo mezzo.
Corey: Internet è utilissimo per il passa parola ed è possibile farsi conoscere e promuovere il proprio prodotto, soprattutto se non si dispone di denaro. Se non esistesse non si potrebbe fare una promozione così vasta e le band agli esordi non riuscirebbero ad esibirsi.
Paolo: Quando abbiamo cominciato il fenomeno della musica scaricata illegalmente era già conosciuto, a causa di Napster, quindi non  consideriamo la rete un ostacolo. Probabilmente, se avessimo cominciato prima che queste tecnologie venissero ideate, l’avremmo vissuta peggio.

Claudia Falzone

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