Intervista White Lies Jack Lawrence Brown

Concerto White Lies Milano 4 dicembre 2011

In una stanzetta poco illuminata incontro il batterista dei White Lies, Jack Lawrence Brown, tipica faccia da ragazzo inglese, occhi cerulei e tanta voglia di chiacchierare. Un divano, una fornitura di the Twinings da fare invidia alla Regina Elisabetta, candele accese, sneakers e camicie perfettamente stirate. Jack ha l’aria di essere un ragazzo alla mano e molto simpatico, e comincio quindi a ripercorrere la carriera dei White Lies insieme a lui.
E’ la quinta volta in un anno che suonate in Italia (Milano Jazzin Festiva w/Arcade Fire, I-day festival di Bologna e tre date invernali a Roma, Padova e Milano). Cosa ne pensi del nostro Paese? Ho come l’impressione che vi piaccia davvero molto…
Non potremmo fare altrimenti, il pubblico italiano è sempre stupendo, mi piace suonare qui perché il pubblico risponde in maniera molto energica, è davvero una garanzia. In Italia abbiamo il fanbase più attivo, quello che ci segue con più attenzione,  quindi dopo aver suonato qui negli anni passati ed esserci trovati davvero bene torniamo volentieri sempre perché sappiamo che ai nostri fan piacciamo davvero tanto.

Posso assicurarvi che è così, siete molto conosciuti ormai qui in Italia, ma per chi ancora non vi conoscesse, chi sono i White Lies? Raccontami qualcosa sulla storia della band, sugli inizi e sul passaggio da “Fear of Flying” (il primo nome della band) a “White Lies”.
I White Lies sono io, Jack e suono la batteria, Charles al basso e Harry alla chitarra e alla voce. Siamo noi tre e ci conosciamo da molto tempo ormai, dai tempi della scuola, e a 14/15 anni abbiamo deciso di mettere su una band per divertirci un po’, e soprattutto per far divertire gli amici e perché no, trovare qualche ragazza. Ma andando avanti abbiamo capito che suonare insieme ci piaceva davvero tanto, e che da un semplice hobby si poteva passare a un modo più, come dire, professionale di fare musica. Così dai Fear of Flying, verso i  17/18 anni, con moltissimi pezzi pronti, abbiamo deciso di ricominciare, di continuare a scrivere e vedere cosa sarebbe successo. Ci siamo buttati, volevamo semplicemente rinvigorirci come gruppo, siamo rimasti noi tre ma siamo diventati i White Lies, un nuovo nome una nuova band e un progetto interamente nuovo. Avevamo 18 anni, tutto ciò accadeva dunque 5 anni fa, ed è ciò che facciamo ancora oggi a tempo pieno, quindi ci è decisamente andata bene.

Le foto dei White Lies dal vivo

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Girovagando su internet mi sono imbattuta in un’intervista in cui proprio tu Jack, quando l’intervistatore vi paragonò ai Joy Division, risposi in maniera un pò stizzita, e dichiarando che non vi ispirate e loro e non vi siete mai ispirati alla loro musica.  Eppure in molti vi hanno additato come i loro successori. Dunque mi chiedo, quali sono gli artisti dai quali prendete ispirazione, per quanto riguarda la musica o i testi? Non i Joy Division…
Credo che la band più importante per i White Lies siano i Talking Heads.  Anche se la musica che suoniamo oggi non c’entra molto con quella che suonavano loro, quando avevamo 15 o 16 ascoltavamo esclusivamente i  loro dischi. Era il periodo in cui cercavamo di capire cosa ci piaceva e cosa non ci piaceva, e loro mettevano d’accordo tutti e 3, così cominciammo ad approfondire l’argomento comprando i loro cd e i loro dvd e ci appassionammo a tutto ciò che erano i Talking Heads, dai loro live show a “Stop Making Sense”, tutto ciò che ci hanno lasciato è fonte di ispirazione, e ancora  oggi  dopo anni sono una delle band che amiamo di più in generale.

Il vostro primo lavoro “To Lose My Life” è uscito nel 2009. La critica lo ha da subito elogiato, e finì dritto alla posizione numero 1 della classifica UK, superando nomi molto importanti. Il filo conduttore dell’album era sicuramente la morte e tutto ciò che c’è intorno, ma  come mai la scelta di raccontare di questo argomento particolare, e in che modo lo avete affrontato?
“To Lose My Life” è nato  in un periodo di tempo davvero breve, non avevamo mai registrato niente prima di quel momento  eppure tutto ciò che abbiamo fatto per questo album dalla nascita alla promozione ai live, è successo tutto in un arco di tempo veramente brevissimo. E’ vero il tema di tutti i brani è più o meno sempre lo stesso,  era ciò che ci accadeva intorno mentre scrivevamo l’album. Il soggetto è la morte, e letteralmente si ne parlano alcuni brani ma è più intesa come il sentirsi persi, la tristezza in generale, tutto ciò che a essa ruota intorno. E’stato sicuramente il lavoro più importante delle nostre vite, senza di lui a quest’ora non saremo qui a parlare.

“Ritual”, invece, è uscito nel gennaio scorso.  Cosa puoi dirmi di questo album in generale? E soprattutto quali sono, se ce ne sono, le differenze tra questo e il precedente? A me sembra di si, a partire dall’approccio verso i testi fino ad arrivare al genere di musica…
Ci sono sicuramente differenze. Avevamo moltissima fiducia in Ritual, sicuramente gli obiettivi che ci eravamo prefissati erano molto diversi rispetto a quelli che avevamo  per To Lose My Life. Quando abbiamo registrato il primo album non avevamo idea di come si facesse, con Ritual invece conoscevamo bene le nostre potenzialità, la nostra identità musicale e sapevamo bene lo scopo che volevamo raggiungere. Io credo che siamo riusciti a fare quello che esattamente volevamo fare, le mie canzoni preferite dei White Lies sono contenute in Ritual. Mi piace pensarlo però come un passaggio, è solo il secondo album e vogliamo fare sempre di meglio andando avanti negli anni.


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Venite dall’ Inghilterra, precisamente da Londra, come vedete la scena musicale britannica? Come la vivete? C’è qualche artista o band in particolare che reputate interessante al momento?
È un momento molto strano in Inghilterra perché la musica pop è più popolare di quanto non sia mai stata, e in fondo non è una cosa negativa perché è bello il pop quando è fatto bene così è bello il rock quando è fatto bene,  una bella canzone è una bella canzone e basta. La scena indie rock inglese non è  poi così viva, l’inghilterra in questo momento non ha molto da offrire, mi vengono in mente solo i Wild Beasts che considero eccezionali, nei loro 3 album sono riusciti a crearsi una loro identità, non puoi paragonarli a nessuno perché non sono simili a nessuno, sono loro, sono riconoscibili, e credo che questa sia un obiettivo  molto difficile da raggiungere oggi per una band. Sono quindi loro senza dubbio la mia band inglese preferita al momento.

Mi sono imbattuta in alcuni video di esibizioni live di “Unfinished Business” in duetto con Florence Welsh, leader dei Florence and the machine. Aavete mai pensato di collaborare con qualche artista in particolare, o di registrare dei duetti.
In realtà la colalborazione con Florence è nata perché eravamo in tour insieme, ed è successo così senza calcolarlo, condividevamo lo stesso camerino con lei e tutta la band, e così senza pensarci abbiamo pensato a questa possibilità di salire sul palco insieme per una canzone lei ha accettato ed è stato molto divertente.  Credo che per fare una collaborazione ci vorrebbe la canzone giusta, bisognerebbe crearne una appositamente per questo progetto. Sicuramente si comunque, c’è più di qualcuno con il quale sarebbe davvero interessante collaborare,  magari qualcuno che è molto distante dal tuo genere di musica, non per forza un rocker, magari un rapper,  qualcuno che la tua musica non l’ha nemmeno mai ascoltata, si questo sarebbe molto interessante.

Avete avuto la possibilità di suonare in moltissimi festival e di supportare quindi alcune delle band più importanti del panorama musicale mondiale odierno, quali The Killers, Franz Ferdinand e Coldplay. C’è una band in particolare con la quale vi piacerebbe, al momento, affrontare un tour?
Si abbiamo supportato davvero alcune tra le band più grandi, abbiamo suonato con gli Arcade Fire che sono davvero fantastici, nonché molto simpatici. Stessa cosa The Killers, sarebbe splendido tornare a suonare con loro. Ci sono mille band con le quali mi piacerebbe suonare, ma sicuramente il sogno più grande e lo scopo che vogliamo raggiungere e che speriamo di raggiungere è essere noi gli headliner di un festival.

Hai accennato prima a un terzo album.  State già scrivendo qualcosa di nuovo? Puoi svelarci qualcosa, cosa avete in mente? Cosa c’è nel futuro dei White Lies?
La prima cosa di cui abbiamo bisogno al momento è una pausa di qualche mese, siamo in tour da davvero tanto tempo e necessitiamo di un break, stare a casa, sul divano, a guardare la tv per 7 ore di fila. Una volta riposati si ricominceremo a scrivere musica nuova, registrare l’album nuovo. Non sappiamo nemmeno noi cosa uscirà fuori, davvero.

Denise D’Angelilli

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